I quarantenni e la metropoli
Il meeting dei quarantenni promosso da NordEst Europa affronta in questi giorni il tema della metropoli del Veneto. Un anno fa, in occasione del primo incontro promosso dal mensile, i gruppi di lavoro che si erano alternati nelle sale del Cuoa avevano sviluppato proposte e progetti accomunati dal desiderio di superare la scala del municipio, troppo angusta per sostenere davvero la competitività della nostra regione. Lo spazio metropolitano era emerso come la condizione per attuare un qualsiasi disegno innovatore. A distanza di un anno, quelle considerazioni sono state riprese come tema centrale della due giorni vicentina.
La necessità di un superamento delle identità e delle prerogative locali nasce prima di tutto dal cambiamento dello scenario competitivo in cui operano le nostre imprese. Il Nord Est ha costruito il suo successo manifatturiero sulla forza di territori e comunità locali che hanno saputo trasformare le tradizionali competenze artigianali in eccellenza manifatturiera. Oggi questa competenza industriale segna il passo. I processi di delocalizzazione verso l’Europa dell’Est prima e verso Cina e Sud Est asiatico poi hanno portato in primo piano l’importanza di saperi e funzioni “terziarie” come la ricerca e sviluppo, il governo delle reti telematiche, la logistica e il design. Questi saperi e queste funzioni, oggi il vero fondamento del vantaggio competitivo delle nostre imprese leader, non trovano il loro spazio naturale di crescita nelle comunità locali e nei distretti, ma reclamano una dimensione metropolitana capace di garantire stimoli e sollecitazioni adeguate. Si tratta di un problema da risolvere in fretta. A lungo ci siamo preoccupati della delocalizzazione delle attività ad alta intensità di lavoro. Il rischio è che le imprese più competitive trovino ora più interessante trasferire a Milano o a Monaco di Baviera le loro attività a valore aggiunto perché il territorio in cui operano non è in grado di sostenere in modo efficace il loro percorso di crescita.
In questa prospettiva, la riflessione sul Veneto metropolitano è una riflessione sul Terzo Veneto. L’ipotesi di un Veneto post-industriale, in grado di coniugare competitività economica e qualità della vita, passa attraverso un nuovo modo di pensare lo spazio e le logiche di divisione del lavoro fra le città. Non si tratta di reclamare forme amministrative innovative; è necessario piuttosto avviare un coordinamento fra i soggetti che operano sul territorio (i servizi pubblici locali, le autonomie funzionali, le università, etc.) affinché i progetti avviati abbiano una scala diversa. Pensare metropolitano aiuta: il processo di concentrazione delle utilities locali, che negli ultimi mesi ha subito una forte accelerazione, riflette l’urgenza di una nuova scala di intervento sul territorio. Allo stesso modo la progettazione del Politecnico del Nord Est ha affrontato in modo esplicito la necessità di una nuova offerta formativa da parte delle università venete. Senza una riflessione sulla scala metropolitana alcuni problemi stentano ad assumere contorni precisi. Prendiamo la sicurezza: considerare il Nord Est una somma di borghi da cinque o dieci mila abitanti non aiuta a gestire il problema della sicurezza in uno spazio che conosce oggi le contraddizioni di una città di alcuni milioni di persone.
Le categorie concettuali di uno spazio metropolitano aiutano a confrontarsi con problemi che, per ragioni diverse, appaiono irrisolvibili. Pensiamo a Marghera, ad esempio. Se guardiamo alle aree del porto da un punto di vista metropolitano, appare evidente il loro potenziale dal punto di vista della logistica: le imprese del settore calzaturiero che hanno delocalizzato la produzione in Cina potrebbero fare del porto un’area che non si limita a gestire semplici funzioni di terminal, ma che sviluppa attività di tipo logistico quasi-manifatturiero. Se guardiamo alle potenzialità di un possibile spostamento del terminal crocieristico, il ragionamento si rafforza. In una prospettiva metropolitana, le centinaia di migliaia di passeggeri che oggi arrivano sulle navi da crociera potrebbero immaginare di visitare oltre a Venezia anche Vicenza e le ville venete. E si potrebbe continuare.
La due giorni di approfondimento sul tema della metropoli ha il merito di mettere a confronto le competenze professionali di una generazione che ha praticato poco i tavoli della politica. Il che è già un obiettivo meritorio. Non si tratta di immaginare necessariamente risultati a breve termine. La sfida, piuttosto, è quella di costruire prospettive comuni per dare forma sensata a temi e priorità con i quali siamo e saremo costretti a convivere. Una buona definizione dei problemi è un ottimo passo verso la loro soluzione.
Stefano

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