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	<title>Comments for First Draft</title>
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	<description>Creatività ed Innovazione</description>
	<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 23:48:21 +0000</pubDate>
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		<title>Comment on Il Nordest prepara il suo futuro hi-tech by Giancarlo</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2010/03/09/il-nordest-prepara-il-suo-futuro-hi-tech/#comment-126523</link>
		<dc:creator>Giancarlo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 23:05:58 +0000</pubDate>
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		<description>L’articolo della Carini non proponeva solo l’ennesima rassegna di casi di “eccellenza tecnologica”, che poi sono spesso “eccezioni”. Non considerava nemmeno i soliti pionieri che esplorano mercati sempre più lontani. L’idea interessante è che l’industria del Nord Est comincia a guardare con più fiducia alle “frontiere interne” dello sviluppo e dell’innovazione utile. La Ismerian produce “salute” innanzitutto per il mercato interno, così come il Mose è costruito per risolvere un problema locale. Ma le conoscenze create e le tecnologie sviluppate con queste iniziative possono diventare leva di un processo molto più ampio di innovazione e crescita imprenditoriale. Salute, benessere, bio-edilizia, infrastrutture ambientali e per la sicurezza idraulica, rappresentano nuove industrie che nel Nord Est possono contare su promettenti fattori di domanda e di offerta. La domanda è alimentata da una ricchezza diffusa, che la crisi ha intaccato ma non certo dissolto. Pensiamo alla salute: l’incidenza nel Pil è in Italia del 7%, negli Usa del 15%. Oppure all’efficienza energetica delle nostre case, che è una delle più basse in Europa. Per non dire dei sistemi di mobilità e trasporti, che presentano rilevanti deficit di modernizzazione. C’è, dunque, un ampio spazio per consumi di qualità, che possono attirare investimenti, nuove imprese e professionalità. D’altro canto, le difficoltà che l’industria incontra sui “tradizionali” mercati dell’export, incentiva il riposizionamento sui mercati interni, alla ricerca di aree di business più difficilmente attaccabili da produttori low cost. Tutto questo potrebbe assomigliare ad una ritirata, ma non necessariamente lo è. Perché se i mercati interni vengono serviti bene, si sviluppano attività interessanti che possono creare spill-over tecnologici anche per altre industrie. Se vogliamo, anche nel Nord Est stiamo entrando in una economia post-distrettuale.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L’articolo della Carini non proponeva solo l’ennesima rassegna di casi di “eccellenza tecnologica”, che poi sono spesso “eccezioni”. Non considerava nemmeno i soliti pionieri che esplorano mercati sempre più lontani. L’idea interessante è che l’industria del Nord Est comincia a guardare con più fiducia alle “frontiere interne” dello sviluppo e dell’innovazione utile. La Ismerian produce “salute” innanzitutto per il mercato interno, così come il Mose è costruito per risolvere un problema locale. Ma le conoscenze create e le tecnologie sviluppate con queste iniziative possono diventare leva di un processo molto più ampio di innovazione e crescita imprenditoriale. Salute, benessere, bio-edilizia, infrastrutture ambientali e per la sicurezza idraulica, rappresentano nuove industrie che nel Nord Est possono contare su promettenti fattori di domanda e di offerta. La domanda è alimentata da una ricchezza diffusa, che la crisi ha intaccato ma non certo dissolto. Pensiamo alla salute: l’incidenza nel Pil è in Italia del 7%, negli Usa del 15%. Oppure all’efficienza energetica delle nostre case, che è una delle più basse in Europa. Per non dire dei sistemi di mobilità e trasporti, che presentano rilevanti deficit di modernizzazione. C’è, dunque, un ampio spazio per consumi di qualità, che possono attirare investimenti, nuove imprese e professionalità. D’altro canto, le difficoltà che l’industria incontra sui “tradizionali” mercati dell’export, incentiva il riposizionamento sui mercati interni, alla ricerca di aree di business più difficilmente attaccabili da produttori low cost. Tutto questo potrebbe assomigliare ad una ritirata, ma non necessariamente lo è. Perché se i mercati interni vengono serviti bene, si sviluppano attività interessanti che possono creare spill-over tecnologici anche per altre industrie. Se vogliamo, anche nel Nord Est stiamo entrando in una economia post-distrettuale.</p>
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	<item>
		<title>Comment on Il Nordest prepara il suo futuro hi-tech by Ivano</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2010/03/09/il-nordest-prepara-il-suo-futuro-hi-tech/#comment-126368</link>
		<dc:creator>Ivano</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 10:43:13 +0000</pubDate>
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		<description>Attenzione, non vorrei che ci fossero dei malintisi creati da presupposte prese di posizioni del tipo "innovazione in" e "innovazione out". Quindi ben vengano le spin off sulle nanotecnologie e quant'altro riguardi la ricerca e l'innovazione in generale. A mio vedere la questione è un'altra. L'Italia appartiene a tutti gli effetti alla complessa macchina economica globale paragonabile, tanto per fare un esempio, a un soffisticato motore 12 cilindri capace di erogare una enorme potenza ma che attualmente sta funzionando a 4. Magari borbottando, riesce girare lo stesso ma senza erogare la sufficiente potenza che ci permette di superare la salita (crisi) che ci troviamo di fronte.

Ben venga il Mose e altre grandi opere pubbliche (escluso il ponte dell'idiozia), ma se a monte poi non si innesca un meccanismo macro economico ad effetto catena, come può essere raggiunto implementando innovazione in tutti i settori industriali, rischiamo di ingenerare solo ed esclusivamente altro debito pubblico infruttifero.

L'innovazione di serie A presenta sempre delle incognite, delle zone d'ombra che possono essere messe in luce lavorandoci sopra. Il nuovo, in quanto tale, vuol dire che non esisteva prima quindi da scoprire assumendoci tutti i rischi che questo comporta. Pretendere di conoscere e di ottenere anticipatamente tutte le risposte alle incognite che i processi d'innovazione, oltre a peccare di presunzione, significa che non stiamo facendo innovazione bensì semplice restyling che non è, almeno in parte, quello di cui abbiamo bisogno in questo momento per portare il nostro "motore" a piena potenza.

E' vero Stefano che i nostri "vincoli di bilancio" mettono paura e ci impongono delle serie riflessioni su come dobbiamo spendere al meglio i nostri soldi. Non vorrei che, un pò per panico e un pò per avidità, ci trovassimo nelle condizioni (mentali) di quel cacciatore che è morto di fame perchè non ha sparato a una delle cento lepri che gli sono passate di fronte per aspettare il cervo. Quindi, considerando l'uomo nella qualità di essere dotato di ragione, se abbiamo investito a "casaccio" lo potremmo sapere solo dopo e non prima.

"Nessuno è più esposto all'errore di chi agisce per riflessione". (Luc de Clapiers)

E' da qualche settimana che mi gira per la testa un questito del quale vorrei rendervi partecipi: ma, secondo voi, per l'ccidente è iniziata la fine dell'era dell'illuminismo?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Attenzione, non vorrei che ci fossero dei malintisi creati da presupposte prese di posizioni del tipo &#8220;innovazione in&#8221; e &#8220;innovazione out&#8221;. Quindi ben vengano le spin off sulle nanotecnologie e quant&#8217;altro riguardi la ricerca e l&#8217;innovazione in generale. A mio vedere la questione è un&#8217;altra. L&#8217;Italia appartiene a tutti gli effetti alla complessa macchina economica globale paragonabile, tanto per fare un esempio, a un soffisticato motore 12 cilindri capace di erogare una enorme potenza ma che attualmente sta funzionando a 4. Magari borbottando, riesce girare lo stesso ma senza erogare la sufficiente potenza che ci permette di superare la salita (crisi) che ci troviamo di fronte.</p>
<p>Ben venga il Mose e altre grandi opere pubbliche (escluso il ponte dell&#8217;idiozia), ma se a monte poi non si innesca un meccanismo macro economico ad effetto catena, come può essere raggiunto implementando innovazione in tutti i settori industriali, rischiamo di ingenerare solo ed esclusivamente altro debito pubblico infruttifero.</p>
<p>L&#8217;innovazione di serie A presenta sempre delle incognite, delle zone d&#8217;ombra che possono essere messe in luce lavorandoci sopra. Il nuovo, in quanto tale, vuol dire che non esisteva prima quindi da scoprire assumendoci tutti i rischi che questo comporta. Pretendere di conoscere e di ottenere anticipatamente tutte le risposte alle incognite che i processi d&#8217;innovazione, oltre a peccare di presunzione, significa che non stiamo facendo innovazione bensì semplice restyling che non è, almeno in parte, quello di cui abbiamo bisogno in questo momento per portare il nostro &#8220;motore&#8221; a piena potenza.</p>
<p>E&#8217; vero Stefano che i nostri &#8220;vincoli di bilancio&#8221; mettono paura e ci impongono delle serie riflessioni su come dobbiamo spendere al meglio i nostri soldi. Non vorrei che, un pò per panico e un pò per avidità, ci trovassimo nelle condizioni (mentali) di quel cacciatore che è morto di fame perchè non ha sparato a una delle cento lepri che gli sono passate di fronte per aspettare il cervo. Quindi, considerando l&#8217;uomo nella qualità di essere dotato di ragione, se abbiamo investito a &#8220;casaccio&#8221; lo potremmo sapere solo dopo e non prima.</p>
<p>&#8220;Nessuno è più esposto all&#8217;errore di chi agisce per riflessione&#8221;. (Luc de Clapiers)</p>
<p>E&#8217; da qualche settimana che mi gira per la testa un questito del quale vorrei rendervi partecipi: ma, secondo voi, per l&#8217;ccidente è iniziata la fine dell&#8217;era dell&#8217;illuminismo?</p>
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	<item>
		<title>Comment on Il Nordest prepara il suo futuro hi-tech by Giancarlo</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2010/03/09/il-nordest-prepara-il-suo-futuro-hi-tech/#comment-126365</link>
		<dc:creator>Giancarlo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 07:42:20 +0000</pubDate>
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		<description>@vladi: i dati sulla dinamica dell'occupazione per settori 2004-2007 citati nell'articolo sono ricavati dall'archivio ASIA dell'Istat e da Infocamere.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@vladi: i dati sulla dinamica dell&#8217;occupazione per settori 2004-2007 citati nell&#8217;articolo sono ricavati dall&#8217;archivio ASIA dell&#8217;Istat e da Infocamere.</p>
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	<item>
		<title>Comment on Il Nordest prepara il suo futuro hi-tech by stefano</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2010/03/09/il-nordest-prepara-il-suo-futuro-hi-tech/#comment-126364</link>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 07:21:57 +0000</pubDate>
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		<description>@ivano
condivido le perplessità. mi chiedo di nuovo: basta davvero un incubatore e due startup nano per uscire dalla crisi? forse, ma è difficile.

credo che in questa fase il rischio più grande che corre il partito dell'innovazione (se ce n'è uno) sia quello di continuare a pensare che "la vita è altrove". 
i numeri della crisi industriale di questi due anni ci dicono che un nuovo volano di sviluppo è necessario, ma, visti i vincoli di bilancio, non possiamo permetterci di finanziare a casaccio. 
meglio concentrarsi, è la mia opinione, su ciò che abbiamo in casa (il mose, le bonifiche). o ciò che, in ogni caso, rischia di generare ricadute positive (tecnologie per la valorizzazione dei flussi turistici, tecnologie per la mobilità, per il risparmio energetico).
credo che la crisi ci costringa a mettere da parte un certo amore del nuovo per il nuovo e a guardare con più attenzione alle ricadute (con numeri allegati) delle spese per l'innovazione.
s.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ivano<br />
condivido le perplessità. mi chiedo di nuovo: basta davvero un incubatore e due startup nano per uscire dalla crisi? forse, ma è difficile.</p>
<p>credo che in questa fase il rischio più grande che corre il partito dell&#8217;innovazione (se ce n&#8217;è uno) sia quello di continuare a pensare che &#8220;la vita è altrove&#8221;.<br />
i numeri della crisi industriale di questi due anni ci dicono che un nuovo volano di sviluppo è necessario, ma, visti i vincoli di bilancio, non possiamo permetterci di finanziare a casaccio.<br />
meglio concentrarsi, è la mia opinione, su ciò che abbiamo in casa (il mose, le bonifiche). o ciò che, in ogni caso, rischia di generare ricadute positive (tecnologie per la valorizzazione dei flussi turistici, tecnologie per la mobilità, per il risparmio energetico).<br />
credo che la crisi ci costringa a mettere da parte un certo amore del nuovo per il nuovo e a guardare con più attenzione alle ricadute (con numeri allegati) delle spese per l&#8217;innovazione.<br />
s.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Comment on Il Nordest prepara il suo futuro hi-tech by Vladi</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2010/03/09/il-nordest-prepara-il-suo-futuro-hi-tech/#comment-126349</link>
		<dc:creator>Vladi</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 15:34:20 +0000</pubDate>
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		<description>Ottime domande, Ivano, le stesse che mi son fatto io. 
Mi permetto di sollevare due punti per rinforzare l'esortazione di Ivano. 

Primo: i numeri. Si sa, possono dire di tutto ed il contrario di tutto. Mi sembra mal riposta l'enfasi sui numeri della ricerca della fondazione nord-est in assenza di numeri analoghi relativi ad altre regioni d'Italia o del mondo. Sarebbe poi interessante collegare i numeri dell'innovazione ad un qualche indicatore di performance. Mi spiego, con un'ipotesi (balenga, forse): e se ad esempio quel 65% di aziende che non fanno R&#38;S andassero benissimo e avessero passato la crisi indenni? 

Secondo: le indicazioni per il futuro. Mi fa piacere che il Nord-Est metta il naso nei settori più avanzati delle nano e bio tecnologie, ma mi sembrano scommesse che vedremo maturare, forse, tra molti anni (e in comparti ad altissimo rischio, su cui altri paesi investono con molta più decisione).  Condivido il pensiero di Stefano: bisogna fare in fretta e c'è qui un'innovazione che, adeguatamente declinata e promossa, potrebbe trovare grandi mercati in tempi piuttosto brevi. Partiamo con quella. 

@gian: dove si possono trovare le statistiche sulla sanità che citi nelle tue dichiarazioni alla Carini?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ottime domande, Ivano, le stesse che mi son fatto io.<br />
Mi permetto di sollevare due punti per rinforzare l&#8217;esortazione di Ivano. </p>
<p>Primo: i numeri. Si sa, possono dire di tutto ed il contrario di tutto. Mi sembra mal riposta l&#8217;enfasi sui numeri della ricerca della fondazione nord-est in assenza di numeri analoghi relativi ad altre regioni d&#8217;Italia o del mondo. Sarebbe poi interessante collegare i numeri dell&#8217;innovazione ad un qualche indicatore di performance. Mi spiego, con un&#8217;ipotesi (balenga, forse): e se ad esempio quel 65% di aziende che non fanno R&amp;S andassero benissimo e avessero passato la crisi indenni? </p>
<p>Secondo: le indicazioni per il futuro. Mi fa piacere che il Nord-Est metta il naso nei settori più avanzati delle nano e bio tecnologie, ma mi sembrano scommesse che vedremo maturare, forse, tra molti anni (e in comparti ad altissimo rischio, su cui altri paesi investono con molta più decisione).  Condivido il pensiero di Stefano: bisogna fare in fretta e c&#8217;è qui un&#8217;innovazione che, adeguatamente declinata e promossa, potrebbe trovare grandi mercati in tempi piuttosto brevi. Partiamo con quella. </p>
<p>@gian: dove si possono trovare le statistiche sulla sanità che citi nelle tue dichiarazioni alla Carini?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Comment on Il Nordest prepara il suo futuro hi-tech by Ivano</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2010/03/09/il-nordest-prepara-il-suo-futuro-hi-tech/#comment-126346</link>
		<dc:creator>Ivano</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 11:24:28 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.firstdraft.it/?p=911#comment-126346</guid>
		<description>Ho letto con immenso piacere quanto riportato nell'articola di Alessandra Carini unitamente al post, ovviamente.

Bene! Mi sembra che stiamo andando per il giusto verso. E poi, le fonti mi sembrano autorevoli e le aziende citate e gli spin off di successo sono li sotto gli occhi di tutti. Che dire, ne concludo che il Nord Est è relativamente tranquillo per il proprio futuro economico-produttivo; è in una BOTTE DI FERRO, come si suol dire...

A parte l'esempio pertinente del "Mose" citato da Stefano, paratie funzionanti o no se non altro abbiamo rifatto le rive e le bocche di porto che ne avevano un super bisogno, agli altri esperti vorrei chiedere alcune cose: scrivete per sentito dire? L'articolo della Carini rientra in una operazione di marketing pianificata ad arte per infondere ottimismo? O, come ultima istanza e mia curiosità personale, credete veramente a quello che dite e scrivete??

I'm waiting the your courteous answers...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto con immenso piacere quanto riportato nell&#8217;articola di Alessandra Carini unitamente al post, ovviamente.</p>
<p>Bene! Mi sembra che stiamo andando per il giusto verso. E poi, le fonti mi sembrano autorevoli e le aziende citate e gli spin off di successo sono li sotto gli occhi di tutti. Che dire, ne concludo che il Nord Est è relativamente tranquillo per il proprio futuro economico-produttivo; è in una BOTTE DI FERRO, come si suol dire&#8230;</p>
<p>A parte l&#8217;esempio pertinente del &#8220;Mose&#8221; citato da Stefano, paratie funzionanti o no se non altro abbiamo rifatto le rive e le bocche di porto che ne avevano un super bisogno, agli altri esperti vorrei chiedere alcune cose: scrivete per sentito dire? L&#8217;articolo della Carini rientra in una operazione di marketing pianificata ad arte per infondere ottimismo? O, come ultima istanza e mia curiosità personale, credete veramente a quello che dite e scrivete??</p>
<p>I&#8217;m waiting the your courteous answers&#8230;</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Comment on Modernità sostenibile: come uscire dalla crisi by Ivano</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2010/02/26/modernita-sostenibile-come-uscire-dalla-crisi/#comment-126273</link>
		<dc:creator>Ivano</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 09:46:34 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.firstdraft.it/?p=896#comment-126273</guid>
		<description>Ieri sera è andata in onda con l'ultima puntata di "Presa Diretta", una ulteriore conferma della "nostra" (classe politica e dirigente, ben s'intende)visione sballata del futuro. Per chi se la fosse persa, questi è il link:
 http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-e9c0c5ec-688a-4f53-aefa-97c2b268b4c3.html?p=0

Buona visione</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri sera è andata in onda con l&#8217;ultima puntata di &#8220;Presa Diretta&#8221;, una ulteriore conferma della &#8220;nostra&#8221; (classe politica e dirigente, ben s&#8217;intende)visione sballata del futuro. Per chi se la fosse persa, questi è il link:<br />
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<p>Buona visione</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Comment on Modernità sostenibile: come uscire dalla crisi by Asa</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2010/02/26/modernita-sostenibile-come-uscire-dalla-crisi/#comment-126117</link>
		<dc:creator>Asa</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 15:35:15 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.firstdraft.it/?p=896#comment-126117</guid>
		<description>Mi ha sempre intrigato il fatto che molte tecnologie che parevano a tutta prima dirompenti non avessero sfondato ma si fossero perse per strada. Nel corso del tempo mi sono dato una ragione: è il modello d'uso (nell'accezione di Rullani l'innovazione d'uso?) ciò che decide del vero valore della tecnologia. In questo senso è l'utente, più che l'ingegnere, l'artefice del successo; oggi si riscopre la lezione della scuola sociotecnica con la sua convinzione della necessità di coinvolgere l'utente nella progettazione (tornata di moda con la "conversazione nel mercato").
Indubbiamente la creatività (e il retaggio culturale) aiutano, ma va coniugata con una comprensione della tecnologia e un'attenzione spasmodica all'evoluzione dei bisogni</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi ha sempre intrigato il fatto che molte tecnologie che parevano a tutta prima dirompenti non avessero sfondato ma si fossero perse per strada. Nel corso del tempo mi sono dato una ragione: è il modello d&#8217;uso (nell&#8217;accezione di Rullani l&#8217;innovazione d&#8217;uso?) ciò che decide del vero valore della tecnologia. In questo senso è l&#8217;utente, più che l&#8217;ingegnere, l&#8217;artefice del successo; oggi si riscopre la lezione della scuola sociotecnica con la sua convinzione della necessità di coinvolgere l&#8217;utente nella progettazione (tornata di moda con la &#8220;conversazione nel mercato&#8221;).<br />
Indubbiamente la creatività (e il retaggio culturale) aiutano, ma va coniugata con una comprensione della tecnologia e un&#8217;attenzione spasmodica all&#8217;evoluzione dei bisogni</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on Modernità sostenibile: come uscire dalla crisi by Ivano</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2010/02/26/modernita-sostenibile-come-uscire-dalla-crisi/#comment-126025</link>
		<dc:creator>Ivano</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 21:46:42 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.firstdraft.it/?p=896#comment-126025</guid>
		<description>@Valentina
concordo in pieno con te. Però prima dobbiamo avere l'innovazione e trovare l'industria che ne finanzi lo sviluppo: e quì casca l'asino. Il targhet delle industrie interessate alle "innovazioni d'uso" ideate in un contesto di sostenibilità, appartiene alla fascia delle imprese italiane distinguibili come rovinate quindi senza una lira ops un euro.

Credo di aver maturato una notevole esperienza nel settore, purtroppo (maledetta quella volta, anche se credo di aver speso bene il mio tempo), e ti assicuro di non aver lasciato niente di intentato. La mia conclusione è che non c'è verso, non se ne esce proprio. Questi qui, gli industriali intendo, vorrebbero con tutto il cuore fare innovazione ma non riescono ad accettare il rischio che questo comporta, nonostante sia stato varato da poco il "Fondo Nazionale Innovazione" che prevede un sostanziale contributo (garanzie per il capitale di rischio e di debito) per lo sviluppo e la valorizzazione economica dei brevetti.

Bisognerebbe far arrivare il libro di Enzo a tutti gli industriali, magari per via aerea a velocità supersonica e recatitato direttamente sulla testa nella speranza che almeno il colpo gli dia na svegliata.

Se è la verità che devi dire, l'eleganza lasciala al sarto... (A. Einstein)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Valentina<br />
concordo in pieno con te. Però prima dobbiamo avere l&#8217;innovazione e trovare l&#8217;industria che ne finanzi lo sviluppo: e quì casca l&#8217;asino. Il targhet delle industrie interessate alle &#8220;innovazioni d&#8217;uso&#8221; ideate in un contesto di sostenibilità, appartiene alla fascia delle imprese italiane distinguibili come rovinate quindi senza una lira ops un euro.</p>
<p>Credo di aver maturato una notevole esperienza nel settore, purtroppo (maledetta quella volta, anche se credo di aver speso bene il mio tempo), e ti assicuro di non aver lasciato niente di intentato. La mia conclusione è che non c&#8217;è verso, non se ne esce proprio. Questi qui, gli industriali intendo, vorrebbero con tutto il cuore fare innovazione ma non riescono ad accettare il rischio che questo comporta, nonostante sia stato varato da poco il &#8220;Fondo Nazionale Innovazione&#8221; che prevede un sostanziale contributo (garanzie per il capitale di rischio e di debito) per lo sviluppo e la valorizzazione economica dei brevetti.</p>
<p>Bisognerebbe far arrivare il libro di Enzo a tutti gli industriali, magari per via aerea a velocità supersonica e recatitato direttamente sulla testa nella speranza che almeno il colpo gli dia na svegliata.</p>
<p>Se è la verità che devi dire, l&#8217;eleganza lasciala al sarto&#8230; (A. Einstein)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Comment on Modernità sostenibile: come uscire dalla crisi by Valentina</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2010/02/26/modernita-sostenibile-come-uscire-dalla-crisi/#comment-126022</link>
		<dc:creator>Valentina</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 21:03:14 +0000</pubDate>
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		<description>Enzo, post piacevolissimo. 
Concordo con l'analisi sul significato di sostenibilità per un Made in Italy in cerca di un identità perduta in tempo di globalizzazione e recessioni. Una sostenibilità che entri nel vivo delle attività delle aziende, soprattutto dirigendone l'attività innovativa.

Per entrare nel mondo della sostenibilità non è necessario solo padroneggiare sofisticata tecnologia, ma un modo originale di combinare tecnologie esistenti in nuovi contesti d'uso, si è detto. 
Mi permetto di aggiungere che affinché il prodotto sostenibile si faccia portatore di significati nuovi e di valore per il consumatore è necessario anche un accurato investimento in comunicazione.
Essendo spesso le "caratteristiche di sostenibilità" difficili da verificare all'atto d'acquisto, è importante realizzare delle comunicazioni mirate, uno story-telling, che spieghi, racconti, convinca e rassicuri il consumatore e permette all'aziende quei vantaggi di differenziazione che sono spesso indispensabili per sostenere i diversi costi di produzione dei prodotti green dai tradizionali.

Un esempio? Prendete il settore degli elettrodomestici. Le tecnologie impiegate ormai sono più che mature, le innovazioni marginali, e quasi tutte volte ad aumentare l'eco-efficenza dei prodotti. Possibile differenziarsi come green in un mercato così omogeneo? Sì, se come ha fatto &lt;a href="http://www.greenspirit.it/eco_consigli/Default.aspx" rel="nofollow"&gt;Electrolux&lt;/a&gt;, si supporta l'attività innovativa con una grande campagna mediatica on- e off-line, volta a marcare la differenziazione dai concorrenti. Story telling e marketing non solo come green washing, insomma, ma come un necessario complemento alla nuova direzione sostenibile dell'attività aziendale e un mezzo per rafforzare e divulgare significati.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Enzo, post piacevolissimo.<br />
Concordo con l&#8217;analisi sul significato di sostenibilità per un Made in Italy in cerca di un identità perduta in tempo di globalizzazione e recessioni. Una sostenibilità che entri nel vivo delle attività delle aziende, soprattutto dirigendone l&#8217;attività innovativa.</p>
<p>Per entrare nel mondo della sostenibilità non è necessario solo padroneggiare sofisticata tecnologia, ma un modo originale di combinare tecnologie esistenti in nuovi contesti d&#8217;uso, si è detto.<br />
Mi permetto di aggiungere che affinché il prodotto sostenibile si faccia portatore di significati nuovi e di valore per il consumatore è necessario anche un accurato investimento in comunicazione.<br />
Essendo spesso le &#8220;caratteristiche di sostenibilità&#8221; difficili da verificare all&#8217;atto d&#8217;acquisto, è importante realizzare delle comunicazioni mirate, uno story-telling, che spieghi, racconti, convinca e rassicuri il consumatore e permette all&#8217;aziende quei vantaggi di differenziazione che sono spesso indispensabili per sostenere i diversi costi di produzione dei prodotti green dai tradizionali.</p>
<p>Un esempio? Prendete il settore degli elettrodomestici. Le tecnologie impiegate ormai sono più che mature, le innovazioni marginali, e quasi tutte volte ad aumentare l&#8217;eco-efficenza dei prodotti. Possibile differenziarsi come green in un mercato così omogeneo? Sì, se come ha fatto <a href="http://www.greenspirit.it/eco_consigli/Default.aspx" rel="nofollow" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.greenspirit.it/eco_consigli/Default.aspx?referer=');">Electrolux</a>, si supporta l&#8217;attività innovativa con una grande campagna mediatica on- e off-line, volta a marcare la differenziazione dai concorrenti. Story telling e marketing non solo come green washing, insomma, ma come un necessario complemento alla nuova direzione sostenibile dell&#8217;attività aziendale e un mezzo per rafforzare e divulgare significati.</p>
]]></content:encoded>
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