La grande sfida delle nuove competenze

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Le biciclette che escono dal laboratorio di Massimo Pavan, oltre ad essere belle, sono oggetti tecnologicamente all’avanguardia. Sono biciclette 4.0. Pavan, ex consulente marketing appassionato di meccanica, le progetta con i software di modellazione 3D di ultima generazione. Le sue biciclette sono oggetti sempre più “intelligenti”: grazie a un rotore inserito nella ruota posteriore è possibile accumulare e rilasciare energia grazie a una app di uso elementare. Alcune delle produzioni di Mopbike, questo è il marchio dell’azienda di Pavan, sono personalizzate. Come un sarto, Pavan prende le misure dei fortunati destinatari e costruisce oggetti che si modellano sulle caratteristiche di chi salirà in sella. Sono le nuove tecnologie a rendere economicamente plausibile una produzione “tailor made” altrimenti eccessivamente costosa per il mercato di riferimento.

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La storia di Massimo Pavan è a suo modo emblematica delle novità generate dall’incontro fra digitale e manifatturiero. Le sue biciclette raccontano quanto le nuove tecnologie possono contribuire a modificare i processi manifatturieri e a rinnovare prodotti che spesso immaginiamo come consolidati. Mette in evidenza, inoltre, le trasformazioni dei modelli economici: abituati come siamo a merci standardizzate a basso costo, rimaniamo impressionati dalle potenzialità offerte dalle nuove tecnologie rispetto al potenziale di personalizzazione del prodotto.

Di solito immaginiamo le tecnologie della manifattura digitale come ingredienti fondativi dell’offerta tipica della grande impresa. Questa visione ha una sua verità. Molte medie imprese del Nord Est impegnate nell’offerta di componentistica per la filiera automobilistica hanno cominciato da tempo ad utilizzare le stampanti 3D velocizzare il ciclo dell’innovazione. Le imprese più avanzate della domotica hanno introdotto sensori e interfacce evolute nei propri prodotti molto prima che si iniziasse a parlare di Industria 4.0 (i casi di Came e Nice sono emblematici). Queste e molte altre aziende continueranno a investire sulle nuove tecnologie migliorando sistematicamente processi e prodotti. Non è su questo fronte, tuttavia, la novità più interessante.

Se il problema fosse semplicemente l’accelerazione degli investimenti in alcuni settori specifici della nostra industria, non parleremmo di una vera e propria rivoluzione industriale. Parleremmo, in modo più appropriato, di upgrade tecnologico. Se parliamo di rivoluzione tecnologica è perché queste tecnologie, oggi sempre più accessibili dal punto di vista economico e delle competenze, mettono in moto una nuova schiera di possibili soggetti imprenditoriali che, con la loro intelligenza e la loro creatività, possono contribuire in modo determinante a una nuova fase dello sviluppo economico del paese.

Trenta anni fa la tecnologia dei mainframe lasciava spazio all’utilizzo estensivo dei personal computer. Le grandi macchine che occupavano i centri di calcolo di poche banche e di qualche università hanno lasciato spazio a computer da tavolo che hanno fatto di tutti noi i nuovi protagonisti di una nuova stagione di crescita economica. Oggi stampanti 3D, bracci robotici, sensori a costi sempre più contenuti – in alcuni casi risibili – consentono di immaginare un percorso analogo. Per il Nord Est, che da sempre prospera su un’intelligenza imprenditoriale distribuita, si tratta di un’occasione da non perdere.

Quali fattori possono contribuire al successo di una nuova stagione di innovazione e di creatività diffusa? I superammortamenti contano, questo è certo, come tutti gli incentivi fiscali e non. Ciò che oggi appare come maggiormente rilevante, tuttavia, è l’investimento in capitale umano. Le fabbriche della produzione di massa hanno aumentato la produttività facendo leva su un lavoro senza particolari qualità. Le nuove tecnologie funzionano in modo diverso. Abilitano un aumento di produttività solo di fronte a nuove competenze e nuovi saperi. Se saremo in grado di promuovere queste competenze e questi saperi la storia di Massimo Pavan non rimarrà un caso isolato e la sua azienda potrà crescere e competere facendo da traino a un mondo di servizi anch’esso innovativo. Per questo il tema del capitale umano rappresenta la principale sfida con cui il Nord Est e l’Italia si confronteranno negli anni a venire.

Stefano Micelli

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