Una nuova strada per la produttività

Schermata 07-2457598 alle 07.42.50

Una nuova strada per la produttività

di Stefano Micelli

L’imperativo è crescere. Le piccole e medie imprese – ha ripetuto a più riprese Alberto Baban in occasione dell’ultima assemblea di Confindustria PMI– sono condannate a crescere perché il mercato chiede maggiori investimenti in ricerca e una maggiore propensione all’internazionalizzazione. Alle imprese che operano nei settori del Made in Italy le opportunità non mancano: per coglierle, tuttavia, è necessario fare un salto di qualità.

La crescita di cui ha parlato Baban nel suo intervento introduttivo non è la solo crescita dimensionale: non si tratta semplicemente di aggiungere un capannone qua e là per raddoppiare la produzione e aumentare i volumi. Non ha senso crescere – dice Baban – per inseguire i nostri concorrenti sul piano delle economie di scala e del costo del lavoro. Se è vero che piccolo non è poi così bello, è altrettanto vero che il futuro delle piccole e medie imprese italiane rimane legato alla capacità di inseguire nicchie di mercato a livello mondiale e di gestire le richieste del mercato assecondando un’offerta sempre più “su misura”. Crescere è doveroso, ma è necessario mantenere una cifra distintiva che deve caratterizzare il Made in Italy indipendentemente dalla taglia e dal fatturato. Il Made in Italy del futuro, che sia high tech o tradizionale, è sempre “sartoriale”.

Per intraprendere un percorso di crescita che consenta alle imprese di generare valore rispondendo alle richieste di committenti sempre più diversi e esigenti è importante lavorare lungo tre direttrici fra loro complementari.

La prima riguarda gli investimenti in tecnologia e, in particolare, nelle opportunità offerte dalla cosiddetta manifattura digitale. I nuovi strumenti per la gestione della produzione assecondano una manifattura in grado di produrre varietà, offrendo strumenti per la prototipazione di nuovi prodotti e potenziando i processi di personalizzazione, il tutto a costi sostanzialmente accessibili anche alla piccola e media impresa. I numeri disponibili a partire da ricerche empiriche rivelano come la correlazione fra uso delle tecnologie del digital manufacturing, offerta di prodotti custom e redditività delle imprese sia già visibile. Il problema è come generalizzare questa tendenza facendola diventare un aspetto distintivo del sistema paese.

Un secondo aspetto riguarda lo sviluppo della presenza delle imprese nel Web e nelle principali piattaforme del commercio elettronico. Proprio durante il convegno di Confindustria è stato ribadito a più riprese come su questo fronte le imprese italiane debbano necessariamente fare un salto di qualità raggiungendo in breve i competitor europei più dinamici sul mercato. E’ vero che proporre prodotti suscettibili di essere modificati e trasformati (o veri propri prodotti “one off”) è più difficile che promuovere un’offerta a catalogo: è altrettanto vero che oggi esiste una domanda crescente per prodotti su misura (sia business to consumer che business to business) che il Web potrebbe assecondare e sviluppare. Proprio su questi temi potrebbero cimentarsi start up a sostegno di un Made in Italy capace di sfruttare il Web in modo innovativo.

Un terzo e ultimo aspetto riguarda la capacità delle imprese del Made in Italy di raccontare e di promuovere la propria storia e il proprio territorio sfruttando nuovi format di comunicazione e nuovi strumenti di interazione con la domanda. Parte del valore riconosciuto al prodotto italiano dipende dal legame storico che le nostre imprese hanno intrattenuto con la cultura del paese. Questo vale per i prodotti destinati al consumo finale, ma anche per le soluzioni di alta tecnologia connotate da un’italianità che ne amplifica il valore. Sapersi raccontare significa molte cose: significa sapersi aprire ai linguaggi del multimediale per diventare oggetto di cortometraggi di impatto, significa presidiare i social media e i social network per promuovere la propria attività e i propri valori, significa sviluppare spazi e architetture in grado di testimoniare la missione di un’impresa a interlocutori molto diversi fra loro (lo spazio realizzato da Nice che ospitava l’incontro è una testimonianza riuscita di come un’architettura felice può cambiare il ruolo di un’impresa rispetto al suo territorio).

Questi tre aspetti spingono a riflettere su un modo nuovo di pensare la via alla produttività. Se vogliamo aumentare il valore per ora lavorata dei nostri addetti alla manifattura senza perseguire solo la via delle economie di scala tradizionali (investimenti in impianti e tecnologie tradizionali per aumentare i volumi di produzione), è necessario crescere anche nella consapevolezza che servono nuove strategie e nuovi strumenti gestionali per creare valore.

La domanda internazionale riconosce un premio alla manifattura italiana perché il prodotto Made in Italy incorpora, oltre a sapere scientifico e tecnologie di punta, una tradizione di lavoro creativo che l’Italia ha letteralmente inventato (lo ha sottolineato all’assemblea il rettore dell’Università di Udine Alberto De Toni) e una cultura del progetto che rende i nostri prodotti più belli e più piacevoli da usare. Se prendiamo sul serio il richiamo di Baban verso un’industria “su misura”, questi aspetti richiedono una nuova prospettiva in termini di management aziendale così come di politica industriale. Per crescere è necessario che saperi e comunità professionali oggi ancora fra loro molto distanti inizino a dialogare e a confrontarsi per immaginare soluzioni all’altezza di una nuova idea di competitività.

27 luglio 2016

Share/Save
Questa voce è stata pubblicata in Varie e taggata come , , , , , . Aggiungi ai segnalibri il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *