Come finanziare un makerlab per la scuola scommettendo sul crowdfunding

Con 122 giorni di anticipo sulla tabella di marcia, l’IPSIA Galileo Galilei di Castelfranco Veneto (TV) ha raggiunto e superato l’obiettivo di raccogliere in crowdfunding i 10.000 € necessari alla realizzazione del nuovo Makerlab destinato alla realizzazione di droni. Daniele Pauletto, professore di Tecnologia (e Digital Champion), e Adrian Danci, studente del Galilei, parlano del progetto e di come gestire una campagna di successo.

Schermata 02-2457062 alle 19.16.07Prof. Pauletto, come ci si sente ad aver raggiunto il budget in tempi record?

Estrema soddisfazione! Abbiamo fin da subito compreso il potenziale del crowdfunding anche se raggiungere il budget in tempi brevi non è stato facile. La scarsa alfabetizzazione digitale e la poca familiarità con strumenti di pagamento online sono ostacoli veri alla riuscita di questi progetti. La rete ci ha comunque aiutato ad allargare il nostro campo d’azione: ci siamo rivolti non solo al territorio, ma anche a istituzioni e persone di tutta Italia.

Che strategie avete adottato per far conoscere il vostro progetto?

Le strategie adottate sono state molteplici, sfruttando canali diretti e indiretti. Oltre al video emozionale che abbiamo girato (presente nel sito www.fablabascuola.it) ci siamo affidati ai social network (Facebook e Twitter) per pubblicizzare il nostro progetto. La rete da sola però non basta. L’organizzazione di eventi sul territorio ci ha permesso di entrare in contatto con le persone: il rapporto diretto, face to face, rimane fondamentale per spiegare l’importanza dell’iniziativa e raccogliere le donazioni.

Qual è stato il fattore principale che vi ha permesso di raccogliere più di 12.000 € in un mese?

La grande differenza è stata aver un progetto ad ampio respiro. Mi spiego meglio: non abbiamo chiesto soldi per la scuola. La raccolta fondi ha puntato al finanziamento di un progetto completo, la costruzione di droni per il trasporto dei medicinali. Le persone lo hanno capito e ci hanno fin da subito aiutato.

Schermata 02-2457062 alle 18.53.42Nella lista dei donatori compaiono persone, imprenditori, farmacie e officine. Come avete coinvolto tutte queste realtà?

In molti hanno capito la bontà ed utilità del progetto. Abbiamo avuto molte donazioni da Farmacie di tutta Italia: Roma, Bari, Trani, Bolzano. Questo ci ha dato una forte spinta, facendoci sentire quanto queste aziende e persone credano nell’innovazione. Rinnovo i miei ringraziamenti anche a coloro i quali, anche a fronte di ingenti donazioni, intendono rimanere nell’anonimato.

Come avete organizzato il lavoro quotidiano? Avevate dei compiti ben precisi per avvicinare possibili donatori?

Abbiamo ricontattato tutte le aziende e le persone che negli anni passati ci hanno supportato in tutti i nostri progetti, presentandogli l’idea dei droni per i medicinali. Ad un certo punto, giunti oltre metà percorso è nata una sorta di “competizione” a chi poteva aiutarci, fino ad arrivare al punto in cui mancavano 1.200€ al traguardo. Il dott. Gianfranco Zoppas con il suo grande aiuto ci ha fatto raggiungere il tetto dei 10.000€.

Come vi ha conosciuto Gianfranco Zoppas?

L’abbiamo conosciuto l’anno scorso, in occasione di un evento automobilistico. In quel caso ci siamo offerti per effettuare delle riprese in 3D con i droni, la nostra specialità. L’esperimento è andato molto bene tanto da finire sui giornali. Così abbiamo conquistato la sua simpatia e la sua amicizia.

Parlando di imprenditoria, pensa che l’apporto che danno le nuove tecnologie sia un vantaggio per le aziende e gli artigiani?

Certamente. Abbiamo potuto innescare una serie di azioni e corsi di formazione su queste tematiche, con varie associazioni di categoria. Fino a due anni fa nemmeno si menzionavano le tecnologie digitali. Oggi la CNA organizza dei corsi di formazione sull’utilizzo del kit Arduino. Il bello è che molti di questi corsi li richiedono gli stessi imprenditori, ciò significa che si è seminato bene negli anni passati e che la competizione passa dall’utilizzo di queste tecnologie. Tra pochi giorni partiranno dei corsi rivolti agli artigiani per costruire una stampante 3D. Ancora, verranno istituiti dei corsi sull’utilizzo dei droni. Stiamo cercando di contaminare e portare l’innovazione dentro le botteghe artigiane. E’ chiaro che questo va a vantaggio del nostro Made in Italy.

Adesso non vi fermate qui vero?

Assolutamente no, la campagna crowdfunding va avanti! Anzi abbiamo pensato ad altri sviluppi per i nostri droni, come l’Emergency Drone, capace di trasportare defibrillatori in condizioni climatiche avverse. Inoltre vorremo dotare il nostro Makerlab di ulteriori tecnologie innovative come una laser cutter e scanner 3D, proprio per questo intendiamo proseguire a pieno ritmo con la raccolta fondi. I progetti in cantiere sono molti, tanto per citarne uno, in collaborazione con il Comune di Castelfranco Veneto vorremmo portare la realtà aumentata nei siti archeologici comunali, digitalizzando i 5/6 monumenti più importanti, fornendo un servizio innovativo al turista interessato.

E’ il turno di Adrian Danci, uno dei ragazzi più attivi nella campagna crowdfunding.

Che sensazioni ti suscita partecipare ad un progetto originale ed innovativo come Fablab a scuola?

Mi considero fortunato a poter prendere parte di un progetto così ambizioso. Non nego che circa un mese fa quando è partita la campagna crowdfunding un po’ di timore lo percepivo. La cifra da raggiungere mi sembrava inarrivabile, perché per la prima volta dovevamo darci da fare per raccogliere dei fondi. Invece oggi, posso dire che grazie al crowdfunding abbiamo ottenuto dei finanziamenti per poter concretizzare il nostro progetto.

Proprio per questo motivo, raccogliere 10.000€ in meno di un mese non è stato facile, come ti sei dato da fare?

Fin da subito ho parlato del progetto con i miei genitori, parenti, amici e conoscenti. Presentavo a tutti il nostro Makerlab, chiedendo di aiutarci per poter rendere reale il nostro sogno. Con gli altri studenti abbiamo attuato un tam-tam nel nostro network di conoscenze, fino a convincerli e rassicurarli nella bontà del progetto.

Quali sono state le difficoltà nel convincere i donatori?

Diciamo che grandi resistenze non è ho incontrate. Ho riscontrato invece dello scetticismo e perplessità in molte persone, manifestata soprattutto dalle espressioni del volto, un sorriso come per dire “Non credo possa funzionare”. Invece sappiamo com’è andata.

Intervista a cura di Luca Cittadini

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