Italia da Export

L’Italia ha una lunga lista di problemi economici a cui corrisponde una altrettanto lunga lista di riforme, più o meno condivise, da attuare. Non è un dibattito recente. Si discute ormai da lungo (troppo) tempo di liberalizzazioni, riduzione carico fiscale, semplificazioni burocratiche, accesso al credito, dimensioni d’impresa ecc. Questioni importanti ulteriormente aggravate dalla crisi economica. I numeri che quotidianamente appiano sui media e sulla stampa specializzata sono scoraggianti.

Nonostante questo c’è un paese che ha ancora una propria vitalità economica e che nel mezzo di questa difficile situazione sembra trovare delle strade percorribili per sostenere la propria competitività. Difficile spiegare altrimenti i dati, presentati il 21 marzo scorso dal presidente dell’ISTAT (oggi ministro), Enrico Giovannini, alla commissione speciale per l’esame di atti del Governo Camera dei Deputati e Senato della Repubblica, in merito alla situazione economica italiana. Mi riferisco all’export che nel mese di Gennaio (+7,3%) è tornato a salire, confermando così il tendenziale positivo del 2012 e contribuendo, in questo modo, a controbilanciare la grave crisi dei consumi interni.

pil-export

Dopo lo shock del 2008, le imprese, soprattutto nei settori del made in Italy, hanno cercato di riposizionarsi sui mercati internazionali, avventurandosi oltre le tradizionali rotte europee verso aree culturalmente e geograficamente più distanti (paesi emergenti). Non è un passaggio facile da compiere. E’ necessario effettuare investimenti e possedere sufficienti capacità manageriali, cose non sempre scontate per le nostre imprese. Soprattutto è fondamentale farlo nel tempo. Essere presenti su un nuovo mercato, per quanto il prodotto italiano sia generalmente percepito positivamente dal consumatore (come molte indagini hanno segnalato), richiede la capacità di selezionare i partner più adeguati sul territorio, far conoscere il proprio marchio e prodotto al consumatore locale, avere una rete collaudata di distribuzione in grado di dare un servizio pre e post vendita, ecc.. Tutte cose che non si possono fare nel giro di pochi mesi oppure semplicemente mandando dei cataloghi, come ha ben spiegato Marina su questo blog. E’ evidente che oggi solo le medie imprese, le nostre multinazionali tascabili, sono sufficientemente attrezzate per affrontare questa sfida. Le piccole imprese hanno oggettivamente maggiori difficoltà a internazionalizzarsi e sono investite dalla crisi della domanda interna. Anche in questo caso, però, qualche segnale positivo viene soprattutto dal commercio elettronico, un percorso di apertura internazionale potenzialmente più alla portata della piccola impresa.

Tutta questa vitalità italiana espressa sul fronte dell’export è avvenuta, di fatto, senza un grande aiuto istituzionale, visto la delicata fase di trasformazione dell’ICE. C’è da chiedersi quale potrebbe essere davvero il potenziale del nostro export con un supporto all’internazionalizzazione diverso dalle tradizionali missioni all’estero e più pensato per le reali esigenze delle piccole e medie imprese italiane.

Marco

Pubblicato su il Corriere Innovazione del 26 Aprile 2013

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One Response to Italia da Export

  1. Sabrina Manca dicono:

    Buongiorno, a proposito di percorsi di internazionalizzazione alla portata delle piccole imprese mi fa piacere segnalare Moove (www.moove.it), piattaforma per l’internazionalizzazione attraverso web 2.0, una metodologia innovativa, altamente performante, dai costi contenuti.

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