Digital makers a Firenze: un primo bilancio per le start up italiane

Schermata 04-2456407 alle 11.30.41L’evento Digital Makers, promosso da CNAnext a Firenze, è stata l’occasione per fare il punto sulle start up che in questi anni hanno saputo mescolare in modo originale le opportunità del digitale con il potenziale della manifattura artigiana.

Il quadro che emerge dai resoconti dei protagonisti fa pensare che anche in Italia sia prendendo piede quel rinascimento manifatturiero di cui ha parlato in apertura dei lavori Roberto Scaccia imprenditore italiano trapiantato in California oggi a capo di Zanoby. I progressi ottenuti dalle imprese selezionate da Francesca Mazzocchi testimoniano di una crescita di qualità e risultati abbastanza sorprendente per un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo: il che fa ben sperare per il futuro.

Ha iniziato la sequenza dei pitch Alberto D’Ottavi: Blomming è ormai una realtà importante di social commerce con numeri in forte crescita (50.000 utenti registrati e 20.000 shop attivi nel 2013). Una parte importante della crescita di Blomming è legata a un processo di apertura al di fuori dei confini nazionali che riguarda sia la domanda che l’offerta (la metà degli shop ormai è di operatori non italiani). Rimane invece ancorato a una forte identità italiana Madeinitalyfor.me, che si propone come piattaforma generalista per tutto l’artigianato italiano, dal tradizionale al contemporaneo.

Le presentazioni successive hanno dimostrato l’attenzione di tanti progetti per settori specifici di attività su cui concentrare l’attenzione. Make Tank ha investito su una specializzazione in chiave tecnologica, focalizzando l’attenzione sul tema dei maker e del digital manufacturing; Clipit e SlowD puntano su una verticalizzazione a livello settoriale, investendo sul design (anche se con proposte diverse); Reputeka ha abbracciato il tema dell’artigianato artistico; il progetto Primato Pugliese si specializza invece su base geografica, proponendo propondo i migliori artigiani e artisti di una specifica regione. Buru-Buru, ancora in versione beta, raccoglie autoproduzioni contemporanee nell’abbigliamento e accessori.

Sul versante “business model”, la tendenza esplicitata dalle testimonianze è quella di orientarsi verso il mercato dei servizi, candidandosi a fornire un sostegno all’offerta rispetto ad attività critiche come la comunicazione, la logistica, la gestione delle vendite. Questa attenzione ai servizi fa sfumare di molto le tradizionali differenze fra start up digitali e progetti innovativi legati a comunicazione e design. Ulaola punta a costruire un ponte fra artigiani e clienti finali scommettendo in maniera significativa sul rapporto con Milano Makers, un percorso non troppo diverso da quello proposto da Whomade che dal 2007 sostiene artigiani italiani e non attraverso un dialogo serrato con designer e comunicatori (molto interessante il progetto Segno Artigiano sviluppato in Val Camonica).

I risultati testimoniati dalle imprese coinvolte raccontano di una crescita importante, che inizia a configurare un verso di marcia abbastanza chiaramente identificabile. Il senso di questa evoluzione è stato sintetizzato da una battuta di Andrea Di Benedetto, presidente di CNA giovani: il nostro futuro sta nel passare rapidamente dal taylorismo (le catene di montaggio che hanno segnato la produzione di massa) al tailorismo (nel senso di un’economia a misura di uomo). Chi aveva pensato a un’economia inesorabilmente destinata al “fast and cheap” – ha aggiunto Di Benedetto – deve ricredersi. La rete non è solo uno strumento per trovare i prodotti al miglior prezzo; costituisce piuttosto uno strumento formidabile per mettere in primo piano il produttore (la sua storia, la sua capacità di lavoro, le sue passioni) piuttosto che il prodotto (e il suo valore di mercato).

Sul futuro. La scommessa di questa e di altre piattaforme è riuscire a consolidare in breve una presenza estera, coinvolgendo operatori e domanda di altri paesi. Le imprese che hanno sfilato a Fortezza da Basso hanno dimostrato di essere molto più che felici intuizioni. Oggi tuttavia questo non basta. Di questi tempi bisogna fare un passo in più, andando a cercare opportunità in quei paesi dove l’economia cresce più che in Italia e in Europa.

Su questo fronte si gioca molto del successo di questi progetti e soprattutto la loro capacità di trascinare un comparto in affanno. Appuntamento al prossimo anno.

Share/Save
Questa voce è stata pubblicata in Varie. Aggiungi ai segnalibri il permalink.

3 Responses to Digital makers a Firenze: un primo bilancio per le start up italiane

  1. sara dicono:

    OPS… anche Buru Buru ha detto la sua! http://www.buru-buru.com

    è stato un bellissimo incontro, ricco di spunti su cui lavorare.
    Condividere con chi stà facendo percorsi simili è sicuramente costruttivo.

    A presto

  2. Stefano dicono:

    @buruburu: ho aggiornato il pezzo! tengo anch’io alla completezza del resoconto.
    s.

  3. Stefano dicono:

    Ecco qui il videoblog di Maker Faire Roma con molti dei protagonisti della giornata:
    http://www.makerfairerome.eu/2013/04/24/il-barcamper-e-partito-per-il-suo-tour-europeo/

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>