Design, artigiani e cucina al Fuorisalone

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Artigianato e cibo. Sono le parole che forse sintetizzano meglio di altre il Fuorisalone del mobile di Milano di quest’anno. Parole nuove per questo tipo di manifestazione.

L’aggettivo industriale che prima qualificava il modo del design (appunto design industriale) oggi, a vedere progetti/installazioni/ showroom, sembra aver perso significato. Non si fa che parlare di su misura e di prodotti personalizzati, il concetto di produzione seriale sembra un retaggio del secolo scorso.

Gli artigiani, una volta tenuti a distanza siderale dagli algidi showroom, hanno preso il centro della scena. Si moltiplicano le iniziative che vedono nuove modalità di incontro tra artigianato e design. Fioriscono progetti indipendenti (ad esempio Formabilio e Open Design Italia ) e si vedono nuove iniziative imprenditoriali che valorizzano design e artigianato in chiave digitale ( ad esempio Design-apart, Desall, Slodw). I makers, con le loro 3D sottobraccio, sono presenze non più marginali e mr. Arduino, Massimo Banzi, è arrivato con il suo camper a confermare che non si tratta di un episodio.

I brand storici dell’arredamento italiano non sono rimasti indifferenti a questa trasformazione e hanno enfatizzato la dimensione artigianale della propria produzione. La comunicazione si sposta in modo sempre più netto dal prodotto al processo. In molte show room si vedono gli artigiani orgogliosamente al lavoro. Il pubblico, soprattutto quello internazionale, si avvicina incuriosito per capire chi sono e cosa fanno.

L’altro protagonista indiscusso della manifestazione è stato il cibo. Per chi era abituato a prendere al volo panini e tramezzini dal gusto discutibile, è stata una bella sorpresa. Dalle manifestazioni sul food organizzate dal Corriere della Sera e da Mondadori, agli show cooking degli chef stellati sparsi un po’ ovunque, fino allo street food bio e a km 0, la disponibilità di cibo di qualità non è stata mai così abbondante.

La sfida, oggi, è di trasformare tutte questa sperimentazione nella combinazione tra artigianato, design e cibo in credibili percorsi di commercializzazione a livello internazionale. E’ una consapevolezza che ormai è diffusa tra artigiani e designer come ho avuto modo di verificare al seminario organizzato da CNA a Milano. Sta crescendo, infatti, la richiesta di nuove modalità di internazionalizzazione maggiormente in linea con le caratteristiche di produzioni su piccola scala, anche in ragione di un mercato interno in crescente difficoltà.

Se il Fuorisalone doveva dare un messaggio su quello che è e potrebbe essere il futuro del nostro paese, difficilmente poteva essere più chiaro. Siamo un popolo di straordinari artigiani e con una sofisticata cultura del cibo (che vuol dire anche di una socialità legata al suo consumo). Invece di cercare improbabili percorsi per il rilancio della nostra crescita economica, dovremmo ripartire da qui.

Marco

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One Response to Design, artigiani e cucina al Fuorisalone

  1. alberto dicono:

    Gentile Marco,
    grazie del bell’articolo.
    Ti sarei grato se citassi Segno Italiano che nella foto ha collaborato con lo chef Peter Brunel nella cucina dell’appartamento “P8” in via palermo 8 , Brera.
    Cordiali saluti
    Alberto Nespoli

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