L’economia del 38° parallelo

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I minacciosi venti di guerra tornati a soffiare fra le due Coree ci segnalano quanto fragili siano gli equilibri di pace in un mondo multipolare. Ma ci ricordano anche la radicale diversità del destino politico ed economico che, ad un certo punto, può segnare la storia di un Paese. Quando nel 1945 avviene la divisione della Corea in due sfere di influenza geo-politica – sovietica al nord, americana al sud – le condizioni economiche erano per entrambe le aree molto difficili, ma sostanzialmente identiche. Con meno di due dollari pro-capite al giorno l’intera Corea era allora uno dei Paesi più poveri al mondo. Da quel momento i destini delle due Coree si dividono. Mentre nella Corea del Sud si creano istituzioni democratiche che promuovono la libertà di espressione e l’apertura al mercato, in quella del Nord viene imposta una dittatura militare. Fino agli anni ’70 il confronto fra Nord e Sud sembra ancora tenere: entrambe le aree crescono lentamente, mantenendo un limitato differenziale di capacità produttiva. Tuttavia, quando il sistema sovietico inizia a cedere e l’asse dell’economia globale si sposta verso l’Asia, la situazione cambia rapidamente. Mentre la Corea del Sud avvia uno straordinario processo di crescita economica e civile, la Corea del Nord precipita in condizioni di indigenza assoluta. Oggi la Corea del Sud ha un reddito pro-capite di 25mila dollari e un’aspettativa di vita della popolazione che ha raggiunto gli 80 anni: entrambi valori equivalenti a quelli attuali dell’Italia, ma con un’economia molto più dinamica. La Corea del Nord ha invece un reddito di 1650 dollari pro-capite con un’aspettativa di vita che supera di poco i 60 anni: una situazione equivalente a quella dell’Italia alla fine dell’800! Una stretta linea di confine lungo il 38° parallelo ha dunque creato una distanza di un secolo e mezzo di sviluppo! La Corea del Nord, a dispetto delle esibizioni militari ostentate dal dittatore di turno, è oggi il Paese che riceve più aiuti alimentari dall’Europa, essendo la popolazione fra le più colpite da carestie e mortalità per fame. La Corea del Sud è invece diventato un caso di successo nello sviluppo del capitalismo industriale moderno: in termini di valore aggiunto manifatturiero pro-capite è seconda al mondo solo alla Germania. Le terribili differenze che segnano il confine interno fra le due Coree sono state analizzate con efficacia nel bellissimo libro di Daron Acemoglu e James Robinson, Why Nations Fail (da poco tradotto in italiano). La foto aerea notturna presentata dagli autori – con il Sud illuminato e il Nord completamente al buio – esprime più di ogni analisi economica la profonda diversità delle condizioni di vita di due aree unite dalla geografia, dalla storia e dalla lingua, ma divise, alla fine, dalla qualità delle istituzioni politiche. Da una parte istituzioni che tutelano i diritti di proprietà privata, promuovono l’iniziativa imprenditoriale e investono le risorse comuni sull’istruzione e il capitale umano; dall’altro istituzioni che negano la libera iniziativa ed estraggono le risorse da una società sempre più povera per pagare spese militari e i privilegi di una ristretta casta di autocrati. E’ dalla qualità delle istituzioni che dipende il destino di una nazione. Ce lo ricorda la tragica vicenda delle due Coree. Sarebbe bene averlo presente in questo momento drammatico della vita del nostro Paese.

gc

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A proposito di corog

Giancarlo Corò è professore associato di Economia Applicata all'Università Ca' Foscari di Venezia, dove insegna Economia e politica dello Sviluppo ed Economia dei distretti. E' responsabile dei progetti di ricerca sull'internazionalizazzione delle Pmi del centro Tedis-VIU.
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