Nerio Alessandri è più figo di Marchionne

Bill Clinton torna in Italia per parlare ad una conferenza organizzata da Technogym, azienda di Cesena, leader mondiale nelle attrezzature per palestre (e visto che c’è allunga e vede anche Renzi). Mi ricordo che negli anni 90, in piena campagna elettorale per la presidenza americana, venne in Veneto per conoscere da vicino il modello dei distretti industriali. Colpisce che dopo trent’anni le ragioni per un personaggio del calibro di Clinton per visitare il nostro paese siano in un modo o nell’altro legate alla manifattura. Certo una manifattura riveduta e corretta da forti dosi di innovazione. Technogym ha investito molto in ricerca, ma il suo business funziona perchè ha saputo incorporare innovazione tecnologica in delle macchine che sono oltre che funzionali anche belle e comode (hanno i sedili di pelle Frau). Peccato che in Italia non riusciamo a prendere atto di questa realtà e ci perdiamo in inutili ed interminabili dibattiti sull’insostenibilità economica della manifattura. Per una Fiat ci sono mille Nerio Alessandri (il fondatre di Technogym). Perchè parlare sempre della solita industria (la produzione di automobili) quando abbiamo incredibili storie di successo di cui occuparci che non riescono mai ad acquistare la ribalta che meriterebbero?

Marco

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4 Responses to Nerio Alessandri è più figo di Marchionne

  1. Giancarlo dicono:

    Marco, ottimo post. Condivido l’appello a guardare oltre la Fiat, anche se non dobbiamo sottovalutare i benefici esterni (spillover tecnologici, cultura industriale, rete evoluta di fornitura, collegamenti con l’Università e i centri di ricerca), oltre a quelli occupazionali diretti (25mila addetti), della grande industria automotive in Italia. Bisognerebbe inoltre provare a misurare davvero la consistenza dei “mille” Neri Alessandri. Queste aziende hanno infatti un problema di rappresentazione (nelle analisi economiche) e di rappresentanza (politica e associativa). Un case-study di successo non riesce purtroppo a scalfire l’idea prevalente (corroborata, ahimè, dalle statistiche recenti) che il made in Italy manifatturiero non sia in ottima salute. Ecco un programma di ricerca che varrebbe davvero la pena avviare!

  2. vladi dicono:

    Bene tutto, l’indotto e il resto. Però qualcuno dovrà prima o poi dire se l’auto – e in particolare quella italiana, più nello specifico quella fatta da FIAT – ha un futuro, se ha ancora senso pensare ad un indotto da difendere dentro le traiettorie tradizionali del settore o da valorizzare in comparti e applicazioni diverse. Ad oggi gli obiettivi politici di Marchionne e la sponda del governo “tecnico” hanno nascosto il problema. Tuttavia c’è un elefante che gira per casa. Qualcuno prima o poi dovrà dire di averlo visto
    http://www.smh.com.au/business/world-business/europes-car-industry-could-shed-up-to-80000-jobs-20120906-25fe9.html

  3. OTTAVI RENZO dicono:

    Ho visto il servizio in TV. E’ straordinario, ho provato senso di vera ammirazione.
    Io sono in pensione, ma ho ancora molta voglia di fare.
    Ho fondato una piccola azienda che produceva telecomandi TV di ricambio.
    Se possibile vorrei collaborare con Lei
    saluti
    Renzo Ottavi

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