La riscoperta (da parte dei media) dell’importanza del manifatturiero

Il terremoto non ha causato solo delle fratture nel territorio emiliano con le conseguenze drammatiche, che conosciamo, per le persone e per le cose. Ha segnato anche la profonda distanza culturale tra il mondo della comunicazione e quella parte di paese ancora ostinatamente (e orgogliosamente) manifatturiera. Lo si capisce dalla risposte di imprenditori e lavoratori che costantemente sorprendono i giornalisti di turno. Tutta l’attenzione degli intervistati è infatti concentrata sulla necessità di far ripartire il prima possibile la produzione. Non c’è spazio per il lamento, solo voglia di tornare al lavoro. Le priorità sono chiarissime: prima i capannoni e poi le case private. Con la consapevolezza esplicita che senza la ricchezza prodotta dai primi sarà impossibile ricostruire le seconde.
Colti in contropiede, i media improvvisamente riscoprono la rilevanza della produzione e del saper fare per il PIL Italiano. Con incredulità si parla e si scrive di Mirandola dove c’è il biomedicale, di Sassuolo dove si producono piastrelle e macchine per piastrelle, della valley dei motori di Modena, per non parlare del parmigiano reggiano e dell’aceto balsamico. Parole quasi passate nel dimenticatoio come distretti industriali, piccole e medie imprese, produzione manifatturiera sono tornate alla ribalta dei talk show.
Nella tragedia, è un fatto positivo. Dopo tanti dibattiti su un possibile futuro postindustriale per l’Italia, mai come in questo momento appare chiaro quanto siamo un paese di imprenditori e artigiani che amano ciò che fanno e che ogni giorno si impegnano per migliorarsi (a volte riuscendoci a volte meno). E quanto la produzione, considerata un retaggio del passato, sia invece fondamentale per sostenere l’innovazione nel medio e lungo periodo.
Tuttavia è un peccato che questa tardiva consapevolezza dei media riemerga solo di fronte alla minaccia di perdere, vuoi per la crisi internazionale vuoi per il terremoto, questa aspetto cruciale del nostro sistema industriale. La parziale consolazione è che si tratta di un problema di comunicazione che è tutto Italiano. All’estero, dove forse riescono a capirci meglio di quanto siamo in grado di fare noi stessi, se ne sono accorti da tempo. Il National Geographic ha, ad esempio, girato, all’interno del programma Megafabbriche, molti documentari su produzioni made Italy quali Ducati, Ferrari, Illy, Lamborghini, e Maserati. Sono video che raccontano con grande efficacia tutta la passione e l’ingegno che si nascondono dietro le quinte della produzione e che sono così importanti per la nostra competitività internazionale.
Ci auguriamo che anche i nostri media possano seguire l’esempio del National Geographic e continuare ad occuparsi con costanza e attenzione di questi temi.

Marco

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