L’eredità di Steve Jobs

La scomparsa di Steve Jobs ha lasciato un grande vuoto. Con le sue idee geniali e coraggiose, questo eroe moderno ha contribuito più di chiunque altro negli ultimi 30 anni a cambiare il nostro modo di lavorare, di comunicare, di ascoltare musica, di leggere libri e giornali. Insomma, la nostra vita sarebbe sicuramente più faticosa, noiosa e triste senza la creatività imprenditoriale di Steve Jobs. Nei prossimi anni scopriremo a quali altri prodotti la sua fervida immaginazione stava ancora lavorando. E siamo in molti a sperare che Apple continui, anche in sua assenza, a sfornare idee nuove e utili. Tuttavia, l’eredità che Steve Jobs ci lascia va oltre i suoi prodotti. A ben vedere, con la sua esperienza ha saputo illuminare aspetti importanti del mondo contemporaneo: dal rapporto dell’uomo con le tecnologie, al significato dell’industria oggi, al ruolo delle imprese nel creare sviluppo e prosperità. Quando negli ultimi anni Steve Jobs si mostrava in pubblico con il suo volto emaciato e il corpo sempre più scheletrico, ci faceva capire che dietro ogni tecnologia, anche la più complessa, c’è alla fine una persona, con le sue passioni, le sue debolezze, la sua voglia di vivere e stare al mondo. Nessuno più di lui ha contribuito ad “umanizzare” la tecnologia, a farci capire che un computer o un telefono non sono solo un insieme di elaborati e costosi apparati elettronici, ma anche strumenti che possono aiutarci a vivere meglio. L’estrema cura per l’estetica e il design ha rappresentato un’ulteriore conferma di questo umanesimo tecnologico: il valore di un prodotto è anche contribuire a rendere più bello il mondo. In questo senso, Steve Jobs ci ha fatto capire che l’industria non è affatto un retaggio del passato, ma una base fondamentale per sviluppare nuovi beni, servizi e conoscenze. Non a caso, assieme al software, Apple ha continuato ad investire nella manifattura, facendo addirittura rientrare nella sua sede in California alcune fasi delle operations industriali prima esternalizzate in Asia. Tuttavia, l’insegnamento più importante che Jobs ci lascia è il ruolo dell’imprenditorialità come motore principale della prosperità. Jobs era un visionario, ma attraverso Apple riusciva a realizzare e dare concretezza alle sue idee. L’imprenditorialità è infatti il fattore di trasformazione delle conoscenze in beni e servizi. Il mercato giudicherà poi se l’idea-prodotto è davvero utile, tale che un numero sufficiente di consumatori sia disposto a pagare un prezzo almeno equivalente al costo di produzione. Per Apple il mercato ha finora parlato chiaro. Sarebbe comunque interessante che il metodo Apple si diffondesse fra le imprese e le amministrazioni pubbliche: impegnarsi a presentare ogni anno, oltre ai conti economici, anche un nuovo prodotto o servizio per migliorare la vita delle persone. Tuttavia, in un periodo di grave crisi economica, nel quale siamo tutti concentrati sul rigore dei conti pubblici e in attesa che la politica ci porti la soluzione magica per la ripresa, l’esperienza di Steve Jobs è lì a ricordarci che non c’è sviluppo e buona occupazione senza imprenditorialità. Che a sua volta non nasce nel deserto, ma richiede un ambiente istituzionale fertile, in grado di fornire beni pubblici di qualità e di ridurre al minimo gli ostacoli burocratici e il carico fiscale a chi investe e crea ricchezza. Viene spontaneo chiedersi se Steve Jobs avrebbe mai potuto far nascere un’impresa come Apple in Italia. Lasciamo la risposta al lettore. Nel frattempo, possiamo fare tesoro degli insegnamenti Steve Jobs, che continuano ad indicare la strada più sicura per il benessere e la prosperità.

Giancarlo

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A proposito di corog

Giancarlo Corò è professore associato di Economia Applicata all'Università Ca' Foscari di Venezia, dove insegna Economia e politica dello Sviluppo ed Economia dei distretti. E' responsabile dei progetti di ricerca sull'internazionalizazzione delle Pmi del centro Tedis-VIU.
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3 Responses to L’eredità di Steve Jobs

  1. Vladi dicono:

    Jobs pensava da tempo a trasferire all’azienda il suo modo di pensare e la sua attitudine verso il nuovo. Ha chiamato 3 anni fa uno dei migliori sociologi economici, l’ex dean di Yale Podolny, per creare la Apple University. Articolo interessante su La Times.

  2. Vladi dicono:

    Giusto perché agiografie e santificazioni mi mettono a disagio, Gawker pubblica qualche parere scomodo su Jobs.

  3. pjotre dicono:

    Segnalo questo articolo di taglio decisamente diverso rispetto a quello di Giancarlo e che, secondo me, presenta un’analisi più oggettiva ma sopratutto meno “emotiva”
    http://www.ilfoglio.it/soloqui/10674

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