Apple dopo Steve Jobs

E’ la notizia del giorno: Jobs, vessato dalla malattia, lascia la plancia di comando di Apple a Tim Cook. La lettera di dimissioni sta rimbalzando freneticamente sui media di mezzo mondo e provoca già i primi effetti sul titolo AAPL.
Al netto della vicenda personale, dolorosa, la domanda che si fa sempre più insistente è: ce la farà Apple a continuare la sua straordinaria parabola senza Jobs? Domanda non da poco per l’azienda dei record, che ha più liquidità del governo USA, che ha smontato e rimontato settori come la musica e la telefonia, e che ha segnato l’immaginario della tecnologia degli ultimi 10 anni.
Se si guarda alla storia dell’azienda si possono trarre due conclusioni opposte.
La prima è un categorico no. Storia: l’allontanamento di Jobs da Apple negli anni (85-96) è corrisposto alla parentesi più anonima della vita dell’azienda. Il brand che aveva rivoluzionato l’informatica, senza il suo capo carismatico, pareva irrimediabilmente perso. Tornato nel 96, Jobs sembrò riportare con sè la capacità di innovare, stupire, sparigliare le regole del gioco della tecnologia. Nel 1998, con non poca soddisfazione, alla fine di un keynote disse: «ah, un’altra cosa: siamo tornati a fare utili». Con buona pace del cda che lo aveva cacciato in malo modo un decennio prima.
La seconda risposta è sì, ce la farà. Ancora storia: proprio la malattia del CEO di Apple negli ultimi anni lo ha costretto ad assenze prolungate e a delegare in questi periodi gran parte delle incombenze più delicate allo stesso Cook. In questo periodo di comando ad intermittenza, l’azienda ha sfornato Ipad, nuove generazioni di Iphone ed ha mantenuto salda la rotta verso i record citati in precedenza.
C’è chi dice che la più grande creazione di Jobs non sia stato uno qualsiasi dei suoi prodotti, ma Apple stessa: ha creato un’organizzazione a sua immagine e somiglianza che ha fatto proprie (talora con le cattive, l’uomo è ruvido) le sue modalità di immaginare soluzioni e di risolvere i problemi. Mi piace pensare che sia vero, probabilmente lo è, tuttavia bisogna attendere per capire se Apple è Jobs-dipendente o se davvero Jobs può permettersi di fare il dipendente di Apple tanto la ha infusa della sua immaginazione e le sue logiche.
Per chi si occupa di management e dell’economia italiana, la storia di Jobs e Apple è particolarmente interessante. E’ la storia della tensione tra organizzazione e individuo, tra struttura e persone. Tecniche di gestione, tecnologie, dimensioni, investimenti in questo o quel fattore (le solite “mancanze” delle pmi del made in Italy) sono sicuramente importanti ma lo sono in quanto strumenti di individui che immaginano un futuro a cui vogliono dare una forma. La sfida vera è immaginare futuri (sì, nonostante tutto) e, come forse ha fatto Jobs, dotarsi delle capacità e delle competenze per dare un “imprinting” all’organizzazione e a chi sceglie di salire a bordo.

Vladi

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