Scuola di stile (fatto a mano)

Lo IUAV organizza il 7 luglio a Treviso un open day per presentare il corso di laurea di Design della moda (diretto da Maria Luisa Frisa) e il corso di Design e teorie della moda. Le “matricole” avranno la possibilità di guardare e toccare con mano le creazioni dei “colleghi” degli anni precedenti e, soprattutto, avranno modo di visitare i laboratori dove prendono forma le collezioni che vengono presentate a fine anno.

L’immagine che accompagna la notizia nel supplemento del Corriere Io Donna (pag.10, qui sopra) è un manifesto programmatico di ciò che potrebbero essere i corsi di eccellenza di una nuova artigianalità italiana. Due aspetti saltano all’occhio. Il primo ha a che fare con le attività e gli spazi della scuola. In primo piano vediamo una studentessa che lavora con le mani, intenta a confezionare un abito che non ha ancora preso forma. I laboratori diretti da Maria Luisa Frisa assomigliano molto poco alle aule canoniche della nostra università. Niente banchi. Niente prime file. Si vedono tavoli di lavoro, stoffe ammassate, rocchetti di filo, macchine per lavorare.

C’è un secondo aspetto che la foto mette in evidenza. La studentessa che vediamo in primo piano non viene da Treviso o da Venezia; da quel che si può capire è una ragazza asiatica che impara il mestiere della sartoria. Il futuro del fare è cosmopolita. E questa immagine lo dichiara apertamente. I nuovi artigiani del contemporaneo, knowledge workers a pieno titolo, si formeranno in Italia, il paese che più di altri ha saputo mantenere e rinnovare una tradizione che ancora oggi contribuisce alla competitività del nostro sistema economico.

Più che una foto, un programma per il Made in Italy.

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3 Responses to Scuola di stile (fatto a mano)

  1. Stefano dicono:

    Un articolo del Corriere di oggi (3/7/11) riferisce del pensatoio avviato a Montepulciano per rilanciare il “marchio Italia” cui partecipano anche Gianni Letta, Paolo Romani e Diego Della Valle.
    Una delle sette proposte partorite dal think tank è quella di “avviare nuovi atenei e centri di specializzazione legati alla nostra capacità di essere artigiani”. Finalmente.

    ps. io non ho trovato il link all’articolo su corriere.it. se qualcuno lo trova, magari lo può linkare fra i commenti

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