Veneto metropoli per tornare a crescere

La scorsa settimana la Cisl di Venezia, presente il segretario nazionale Raffaele Bonanni, ha chiamato la classe dirigente della città lagunare ad un confronto sulle strategie per uscire dalla crisi. Il titolo dato al convegno – Venezia metropoli – rappresenta una chiave di lettura nota a chi frequenta questo blog. Risulta tuttavia interessante che a proporla sia un sindacato. L’ipotesi messa in discussione è che per riprendere un cammino di crescita economica è necessario creare condizioni di efficienza nell’ambiente competitivo, a partire dal contesto istituzionale e infrastrutturale nel quale operano le imprese. La costruzione di un sistema metropolitano nell’area centrale veneta potrebbe allora diventare l’idea alla quale ancorare un nuovo ciclo di sviluppo regionale. Su questa premessa sono state lanciate alcune ipotesi concrete di lavoro: creare regole di cooperazione fra comuni, avviare un processo di integrazione delle aziende di servizi pubblici locali, a partire dai trasporti, e sviluppare un coraggioso disegno infrastrutturale e urbanistico di area vasta. Gli interlocutori intervenuti a discutere tale idea, presentata da un’articolata relazione di Paolo Feltrin, erano indubbiamente di valore: il sindaco Giorgio Orsoni, il presidente degli industriali veneziani Luigi Brugnaro, il presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa, l’assessore regionale ai trasporti Renato Chisso. C’erano dunque le premesse per fare qualche passo concreto in direzione della metropoli veneta, di cui tanto si è scritto e parlato negli ultimi tempi, ma che ancora stenta a prendere davvero corpo. Anche l’assenza della presidente della provincia di Venezia Francesca Zaccariotto, che pure era stata invitata alla tavola rotonda, sembrava deporre a favore dell’iniziativa: un sistema istituzionale metropolitano, anche senza diventare autorità amministrativa, sostituisce di fatto le funzioni delle province, enti che sembrano oggi più ostacolare che aiutare una politica di cooperazione territoriale. La discussione è stata interessante e ricca di stimoli, tuttavia, se si escludono dichiarazioni di principio, l’idea di una “metropoli veneta” non è stata, in realtà, mai presa seriamente in considerazione dal dibattito. Sono diversi i motivi di questa presa di distanza. Innanzitutto, di fronte ad un’idea che mette in discussione poteri consolidati, tendono a prevalere atteggiamenti di scetticismo e ostilità. In secondo luogo, la presunta superiorità della città di Venezia non gioca a favore di un’iniziativa del genere. In terzo luogo, continua a dominare una discussione di tipo top-down e limitata all’hardware infrastrutturale, mentre è ancora insufficiente il ruolo riconosciuto all’intelligenza terziaria, alla tecnologia, allo sviluppo di modelli regolativi e organizzativi in grado di mobilitare dal basso i processi di costruzione della metropoli. Ma, soprattutto, stenta ad emerge una chiara e credibile leadership politica, che riesca ad imporre il progetto metropolitano al centro dell’agenda regionale. Viene tuttavia da porsi una domanda: è proprio necessario che la leadership politica di un tale progetto nasca all’interno del sistema politico?

Giancarlo

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A proposito di corog

Giancarlo Corò è professore associato di Economia Applicata all'Università Ca' Foscari di Venezia, dove insegna Economia e politica dello Sviluppo ed Economia dei distretti. E' responsabile dei progetti di ricerca sull'internazionalizazzione delle Pmi del centro Tedis-VIU.
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