Distretti alla prova della crisi

Il Secondo Rapporto edizione 2010 presentato dall’Osservatorio distretti italiani (Federazione Distretti Italiani) mostra una situazione di difficoltà dei sistemi produttivi locali nel periodo della crisi, anche se emergono segnali di ripresa. Oltre 254 mila imprese, 1,5 Ml di addetti e circa 74 Mld di export: questi i numeri dei 101 distretti monitorati dall’Osservatorio. I numeri confermano una progressiva trasformazione delle imprese distrettuali, che aumentano di dimensione (le aziende da 10 a 49 addetti raggiungono il 17,4% contro il 4,7% della media nazionale). Allo stesso tempo in termini di performance nell’ultimo anno aumenta la “polarizzazione” delle performance, con le imprese migliori che perdono solo leggermente in termini di fatturato, rispetto ai cali molto negativi delle imprese marginali. Viene in sostanza ribadito il ruolo delle imprese leader all’interno dei distretti industriali come attori che ripensano costantemente il rapporto con il territorio, sviluppando reti lunghe oltre il sistema locale, ma allo stesso tempo conservando in loco quelle produzioni necessarie al mantenimento della qualità, investendo su competenze manageriali evolute (anche in chiave di gestione finanziaria). Le risposte strategiche alla crisi evidenziate riguardano l’investimento in marchi e gestione canali distributivi, un riposizionamento verso segmenti medio-alti, una maggiore attenzione verso il tema dell’ecosostenibilità.

In merito a quest’ultimo punto vengono segnalati come “distretti che fanno scuola” sul fronte della gestione ambientale a livello territoriale – complice l’omogeneità di prodotto, tecnologica e di processi – i distretti agroalimentare di San Daniele, della carta di Frosinone, della ceramica di Sassuolo-Scandiano, della concia di Santa Croce sull’Arno e del mobile del Livenza.

Queste trasformazioni vengono ribadite dal Censis. Una riorganizzazione interna dei distretti che si confronta con potenzialità di crescita futura dei fatturati, ma non sul fronte occupazionale. Il 54% delle imprese riconosce ancora nel distretto un modello che permette alle imprese di crescere e migliorare. Cambiano però le reti di relazioni che vengono attivate. Se da un lato il 56,3% conferma l’investimento nelle collaborazioni con committenti e/o fornitori, quasi il 40% si orienta verso università e centri di ricerca. Le imprese che hanno fatto quest’ultima scelta dichiarano nel 47% circa dei casi di aver rafforzato questi legami, mentre si indeboliscono i legami di collaborazione tra imprese per lo scambio di idee. Le principali difficoltà segnalate riguardano invece problemi di natura finanziaria (recupero crediti, liquidità), legati alle competenze e alla commercializzazione dei prodotti.

Emerge ormai chiaramente come la strategia (visione d’impresa) conti più della storia (radici distrettuali ereditate). Tuttavia nel fare impresa (distrettuale) l’attenzione per il consolidamento dei legami con la sfera del circuito scientifico dell’innovazione – per il ripensamento dei prodotti e dei processi, anche in chiave ambientale – mi sembra un aspetto interessante, che completa un modello in parte troppo sbilanciato verso le relazioni inter-impresa.

Eleonora

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One Response to Distretti alla prova della crisi

  1. Giulio dicono:

    Il tema dell’innovazione nei distretti e’ senza dubbio un tema centrale nel contesto della competitivita’ dei sistemi produttivi locali italiani. Il fatto che diverse filiere mantengano una certa continuita’ con il territorio contribuisce ad alimentare quei processi di innovazione tecnica o di prodotto che sono strettamente legati al controllo della manifattura. Il learning by doing, o meglio improving by doing, rimane a mio parere un punto di forza di molti distretti italiani. Nel contesto competitivo globale, tuttavia, questo tipo di innovzione spesso non viene sufficientemente valorizzata a causa di una mancata codificazione ‘a monte’. Sembrano mancare in molti casi adeguate politiche aziendali orientate alla codificazione e replicazione (i.e. branding, controllo della distribuzione/retail) su scala internazionale dei tradizionali punti di forza caratterizzanti i processi produttivi distrettuali. Questa e’ la sfida a cui sono chiamate le imprese leader. Servono investimenti e serve una nuova propensione al rischio imprenditoriale, come quella che contribui’ ad alimentare lo sviluppo dei distretti industriali italiani a partire dal Secondo Dopoguerra.

    Giulio

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