L'industria “made by Usa” in mostra ad High Point

La scorsa settimana si è svolta ad High Point (North Carolina) la manifestazione fieristica del settore legno-arredo più importante del Nord-America. L’High Point Market (HPM), questo il nome dell’evento, è in realtà qualcosa in più di una fiera. Le varie esposizioni si estendono infatti su tutto il territorio urbano di High Point, trasformando un’anonima cittadina americana in un grande mercato internazionale distribuito in 180 edifici, con 2.000 espositori provenienti da tutto il mondo e oltre 80.000 visitatori.

Nonostante l’industria americana del legno-arredo abbia continuato a perdere occupazione, la concentrazione di “brand-name firm” nel territorio di High Point sembra indicare l’esistenza di cambiamenti più complessi. Da diverso tempo le imprese americane hanno adottato processi spinti di outsourcing e offshoring, con l’obiettivo di contenere i costi produttivi per competere all’interno di un mercato domestico (quello Usa) tradizionalmente price-oriented. In soli dieci anni il numero di lavoratori occupati nelle attività di trasformazione si è praticamente dimezzato: secondo i dati dello US Bureau of Labor Statistics, nel solo territorio del NC gli operai del legno sono pa

ssati da 72.300 a 32.900. Tuttavia, c’e’ una parte di questa storia che le statistiche ufficiali non riescono a raccontare. Alcuni importanti brand nazionali (Universal, Home Meridian International, Emerson et Cie) hanno infatti spostato la propria sede nei pressi di High Point allo scopo di accrescere la capacità di attrazione nei confronti dei buyer e dei consumatori finali. L’importanza di possedere un indirizzo permanente nella contea di Guilford ha inoltre favorito l’insediamento in loco di una serie di micro-imprese specializzate nelle attività di importazione di prodotti finiti dal Far-East e alla loro distribuzione sul territorio nazionale (esempi di questo tipo sono Woodbridge e Accents Beyond). Accanto a questi nuovi player continuano a competere i brand storici del NC: Thomasville, Lexington, Bassett, Pulaski. Queste importanti imprese guidano catene produttive globali, il cui valore viene creato soprattutto attraverso la gestione delle funzioni “downstream”, quali distribuzione e retail.

La strada indicata da High Point è, dunque, che per governare l’industria dell’arredo non serve tanto controllare le attività manifatturiere, quanto piuttosto la distribuzione. Al punto che il vecchio distretto industriale si è trasformato in una città commerciale. Al momento questa scelta sembra vincente. Ma per capire se è davvero sostenibile nel lungo periodo bisognerà indagare più a fondo.

Giulio

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A proposito di corog

Giancarlo Corò è professore associato di Economia Applicata all'Università Ca' Foscari di Venezia, dove insegna Economia e politica dello Sviluppo ed Economia dei distretti. E' responsabile dei progetti di ricerca sull'internazionalizazzione delle Pmi del centro Tedis-VIU.
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2 Responses to L'industria “made by Usa” in mostra ad High Point

  1. Eleonora dicono:

    Interessante questa trasformazione sul versante US. Un paio di fattori mi sembra lo differenzino da quanto succede a Milano con il salone internazionale del mobile (http://www.cosmit.it/tool/home.php?s=0,1,21,27,28 che quest’anno compie 50 anni): design e comunicazione. Il salone non è solo un appuntamento legato all’arredo (che comunque vanta numeri di tutto rispetto a livello italiano, oltre ad un indotto solo per Milano di 450 Ml di euro http://www.luxury24.ilsole24ore.com/SaloneDelMobile/2011/design-fa-ricca-milano-indotto_1.php), ma è diventato un riferimento per approfondire e conoscere le tendenze del design. Un legame quello tra mobile e design che nasce proprio nell’area milanese (tra città e distretto), ma che poi progressivamente si allarga ad altre realtà distrettuali. Non mi sembra che il design sia un aspetto che emerge invece sul fronte americano. Il secondo tema è la “legittimazione/reputazione” legata ad uno specifico posizionamento di mercato che si ottiene stando nel circuito di Guilford e che invece per Milano attiene al controllo (e legittimazione) dei processi di comunicazione delle imprese (uffici stampa a Milano, ma continuano a localizzare la propria sede nei distretti, prevalentemente).

  2. Giulio dicono:

    Eleonora, confermo la tua sensazione: il design non rappresenta un elemento di primaria importanza nello scenario competitivo americano, nonostante ci siano alcune interessanti eccezioni (vedi http://www.mgbwhome.com). La competizione si basa prevalentemente sulla leadership di costo, motivando cosi’ la recente apertura al global sourcing. Ti confermo inoltre che il salone di Milano qui e’ molto conosciuto ed apprezzato. Il mobile italiano all’estero e’ senza dubbio sinonimo di design, varieta’, innovazione. Nonostante cio’, la presenza stabile di brand italiani nel mercato internazionale sembra essere piuttosto debole e spesso improvvisata, a testimonianza di come alcune funzioni aziendali siano ancora iposviluppate.

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