L’OCSE su Venezia città metropolitana

Sabato scorso è stata presentato il rapporto OCSE su Venezia città metropolitana. La «Territorial Review» di Venezia è l’ultima di una serie di studi tematici sulle città metropolitane che l’OCSE ha avviato nel corso degli ultimi dieci anni e che ha consentito di mettere insieme un database di parametri particolarmente utile per chi vuole confrontarsi con il tema delle politiche dello sviluppo della città.

La Venezia messa a fuoco dall’OCSE non è la città storica (che oggi conta più o meno 60.000 abitanti). Non è nemmeno la somma del comune e della sua Provincia (che oggi potrebbero effettivamente diventare città metropolitana). La scelta dell’OCSE è stata quella di puntare sulle tre province di Padova, Treviso e Venezia che, dati alla mano, rappresentano lo spazio della mobilità per chi vive in questo territorio. Un’area da oltre 2,5 milioni di abitanti, capace negli ultimi quindici anni di una crescita economica analoga a quella di città come San Diego, Sidney e Stoccolma, chiamata oggi a un salto di qualità necessario per dare risposte alle grandi trasformazioni che hanno segnato il sistema industriale dell’intero Nord Est.

Le criticità di questa area metropolitana sono messe bene in evidenza dalle tabelle comparative proposte nel rapporto. La prima riguarda il livello di educazione della popolazione residente: rispetto alle grandi aree metropolitane del mondo Venezia non ha abbastanza laureati. In materia di “tertiary education” la città metropolitana ha risultati che sono un terzo rispetto alle capitali più competitive (Madrid, Tokio e Parigi superano il 30%) e supera solo Smirne e Istanbul (che hanno un tipo di popolazione completamente diverso). La seconda riguarda l’età della popolazione residente. L’area metropolitana di Venezia ha una popolazione over 65 che rappresenta un terzo della popolazione lavorativa (15-64). Peggio di Venezia solo Torino e poche altrte città giapponesi. Terzo aspetto: è una città metropolitana che non riesce a includere le donne nel mercato del lavoro. Anche su questo punto Venezia è in fondo alla classifica OCSE, lontanissima dalle città del Nord Europa che presidiano i piani alti della graduatoria. In ultimo le infrastrutture per la mobilità. Un’area metropolitana che si rispetti ha una metropolitana, un sistema di mobilità alternativo alla macchina che consenta ai residenti di muoversi con facilità. Su questo tema l’OCSE segnala ritardi importanti.

Il dibattito che ha seguito la presentazione del rapporto ha ragionato principalmente sulle specificità dell’area, soprattutto da un punto di vista istituzionale e politico. In sintesi: perché non si riesce a porre nell’agenda politica di quest’area il tema della città come tema della crescita e dello sviluppo? Perché la gente su questi temi non presta attenzione?

Personalmente non credo sia un tema solo veneziano. Le nostre città stanno rapidamente uscendo da tutte le principali graduatorie sulla qualità della vita che ogni anno vengono stilate a livello internazionale. Se si guarda con attenzione alle tabelle OCSE si vedrà che la città di Venezia è quasi sempre in compagnia di Milano, Torino e Napoli (altre città italiane nel database OCSE). Il problema è nazionale. Come rimettere lo sviluppo delle grandi città al centro di un dibattito sul futuro del paese?

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