La badante e la domotica

Come uno spettro, la disoccupazione intellettuale sembra incombere sulle economie avanzate, allungando un’ombra inquietante sul futuro dei giovani. Non passa giorno che una nuova indagine sull’occupazione non certifichi quanto l’esperienza faceva già intuire: i posti di lavoro più richiesti non sono quelli di filosofo o avvocato, ma nemmeno più quelli di commercialista o ingegnere, bensì di idraulico, cuoco e giardiniere, se non di muratore e assistente domiciliare (un termine, quest’ultimo, da tradurre con “badante”). Dalla lista nera dei laureati sembrano salvarsi i medici. Attenzione però, perché anche qui il mondo sta cambiando. Molte attività oggi riservate alle strutture sanitarie nazionali – come le diagnosi di esami radiologici – possono essere delocalizzate grazie a internet in paesi come l’India, dove abbondano medici low cost. Non è invece così per gli infermieri e gli addetti alle pulizie degli ospedali, che rimangono insostituibili nel proprio posto di lavoro. Il richiamo a questo principio di realtà è un colpo duro per molti, specie per quelle famiglie – oramai maggioranza anche in Italia – che sulla carriera universitaria dei propri figli hanno investito risparmi e sacrifici di anni. Con l’idea non solo di ricevere una retribuzione più alta, ma soprattutto di migliorare la posizione sociale. Invece, nella domanda delle imprese e nelle esigenze che concretamente emergono dalla società continua a prevalere il lavoro manuale. Dove bisogna spesso sporcarsi le mani, fare fatica, sudare davvero. Un lavoro, quello manuale, che ci illudevamo di avere cancellato, o relegato ai margini, una volta entrati nell’economia dei servizi e della conoscenza. Non è così. Tuttavia, gli studi che documentano il mismatch fra domanda e offerta di lavoro giovanile raccontano anche un’altra verità. Il lavoro manuale sta anch’esso cambiando, diventando più intelligente, creativo e anche tecnologico. Pensiamo appunto all’idraulico, che oltre a maneggiare tubi e impianti sanitari, può in realtà diventare lo snodo decisivo per la diffusione della green economy nelle nostre case. Infatti, se vogliamo che qualcuno ci aiuti a recuperare efficienza energetica o ad ottimizzare i consumi d’acqua, è all’idraulico che ci dobbiamo rivolgere. Un idraulico, però, intelligente e istruito. Perché non dovrebbe avere una laurea? Un idraulico di questo tipo potrebbe inoltre avere una rete di collaboratori per aiutarlo nella progettazione di un impianto fotovoltaico o di un sistema idrico duale, per effettuare una valutazione economico-finanziaria sulla redditività dell’investimento, e per fornire assistenza alle procedure amministrative o al prestito bancario. Ragionamenti analoghi possono valere per altri lavori artigianali, siano essi di servizio o produzione. La mostra organizzata dalla CNA a Vicenza e Bassano lo scorso anno documentava proprio la stretta relazione fra creatività artistica – espressa da designer e architetti – e capacità manifatturiera in un’ampia gamma di prodotti, come macchine, tessuti, mobili, gioielli. Questa relazione fra manualità e intelligenza vale anche per i servizi alla persona, come quello delle badanti, il cui lavoro aumenterebbe di valore se integrato da conoscenze mediche, psicologiche e organizzative. Una società che invecchia non ha bisogno solo di chi rimbocca le lenzuola, ma anche di chi sa applicare nuove tecnologie per l’assistenza, far funzionare la domotica nell’appartamento e organizzare servizi dedicati. In definitiva, se il lavoro manuale continua a dominare la scena del mercato del lavoro, non lo fa a scapito di quello istruito. L’errore è semmai continuare a pensare manualità e istruzione come dimensioni alternative, ma questo non fa bene né all’una, ne all’altra. Avvicinare scuola e università con il mondo del lavoro è dunque necessario per superare il dualismo dei saperi. Stage, testimonianze in aula, visite in azienda, laboratori di laurea, dottorati collegati ad un progetto di innovazione, … sono tutti strumenti che possono aiutare questo incontro. Ma è anche necessario che nella scuola e nell’università si diffonda la cultura dell’imprenditorialità, che costituisce il collegamento più efficace fra nuove conoscenza e nuovi prodotti e servizi. Per superare la disoccupazione intellettuale abbiamo bisogno anche di questo.

Giancarlo

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A proposito di corog

Giancarlo Corò è professore associato di Economia Applicata all'Università Ca' Foscari di Venezia, dove insegna Economia e politica dello Sviluppo ed Economia dei distretti. E' responsabile dei progetti di ricerca sull'internazionalizazzione delle Pmi del centro Tedis-VIU.
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3 Responses to La badante e la domotica

  1. Flaviano dicono:

    Molto interessante, complimenti. S’incrina il paradosso di Baumol dunque, varrebbe la pena di approfondire.

  2. Lorenzo G. dicono:

    E’ tutto molto vero, oggi anche i lavori più tradizionali (come tenere un agriturismo) senza internet, ad esempio, non sono più concepibili.
    Tuttavia psicologicamente la cosa è complicata.
    Immaginare un idraulico che si iscrive a un corso di internet o di impiantistica solare promosso dalla regione rappresenta senza dubbio un felice processo di aggiornamento e miglioramento.
    Ma immaginare un laureato in giurisprudenza che va a fare l’idraulico è più difficile. Non dico impossibile, ma psicologicamente difficile da accettare per un giovane, per esempio, a cui i familiari spingevano a guardare in alto, mantenendolo e (spesso) viziandolo.
    Credo sia necessario un profondo ripensamento delle aspettative.
    In America conta meno quello che fai e conta di più quello che guadagni. Noi siamo ancora molto legati al riconoscimento sociale del lavoro e moltissimi sono disposti a fare la fame (ma vivendo grazie ai genitori) pur di poter dire di fare apparentemente lavori prestigiosi.
    E’ sicuramente un cambiamento antropologico duro, soprattutto per una generazione che ha vissuto una “dolce vita” che si interrompe bruscamente con la laurea.
    Non credo che il modello americano sia la soluzione a tutti i mali, anzi. Ma è bene iniziare a preparare le nuove generazioni a scenari meno idilliaci e (forse) a percorsi formativi meno lunghi e meno esclusivi, ovvero dove lavoro e formazione convivano e si completino in modo naturale.
    Agli inizi del nuovo secolo digitale, la pia illusione di eliminare la “gavetta”, grazie ai meriti universitari acquisiti, si sta gradualmente dissolvendo.

  3. Giancarlo dicono:

    @Falviano: il morbo di Baumol (la caduta della produttività relativa dei servizi e delle attività relazionali) non potrà essere debellato in fretta, ma le tecnologie si stanno oggi indirizzando anche sui servizi, non solo sull’industria. Il concerto di un quartetto di Mozart è ancora tale, ma la musica prodotta può essere replicata all’infinito a costo marginale nullo grazie alle tecnologie digitali. Non è ancora così per i servizi medici, ma anche su questo fronte i progressi, soprattutto in termini di efficacia, sono stati notevoli.
    @Lorenzo G.: la reputazione ha l’effetto di un “prezzo ombra” sulla retribuzione, aumentandone il valore. Ma la reputazione è una costruzione sociale, collegata in parte al riconoscimento economico, in parte a fattori culturali. I miti cinematografici, chissà perché, non fanno mai gli idraulici o gli infermieri, bensì gli avvocati e i dottori (il dottor House è attorniato da altri medici, mentre gli infermieri sono sempre sullo sfondo, senza volto, senza nome …). Bisogna perciò ricostruire il senso di molti lavori che, in realtà, un senso ce l’hanno davvero. Ma questo non si ottiene dividendo il sapere manuale da quello intellettuale, bensì provando a integrarli. Ci sono lavori nei quali questa integrazione c’è già: ad esempio il chirurgo. Per altri bisogna invece aiutare questo processo: come per molti lavori artigiani, fra cui l’idraulico.

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