Il sogno Indiano

Mentre in Italia si sta discutendo sul possibile ruolo delle giovani generazioni nell’economia e nella società, in India i giovani stanno prendendo in mano il loro futuro già adesso e progettando l’India di domani. In un Paese che cresce tra l’8 e il 10% l’anno, 1 miliardo di persone con un’età media di 25 anni, i giovani non solo hanno voglia di mettersi in gioco , ma soprattutto sono riconosciuti come i veri protagonisti dello sviluppo.

Su queste premesse è stato costruito il progetto Dream:in promosso da Spread e ospitato da Idiom, azienda leader di design in India. Oltre 100 studenti di 20 università indiane di design, economia, comunicazione e cinema si sono trovati a Bangalore per partecipare alle 2 giornate di avvio del progetto, per partire poi domani (10 gennaio) per un viaggio nelle diverse parti dell’India. L’obiettivo è qu

ello di catturare attraverso una metodologia condivisa i sogni dell’India, capire cosa l’India e gli indiani sognano: non ciò di cui hanno bisogno – i modelli occidentali sono già pronti per l’uso – ma a cosa aspira un paese che vuole trovare la propria via per la crescita. Un progetto di “design and future thinking” che attraverso gli occhi dei giovani vuole costruire una piattaforma aperta di idee, scenari, desideri da discutere con opinion leaders, policy makers e imprenditori per impostare il futuro prossimo dell’India. Attraverso i video e le foto che i ragazzi realizzeranno nel loro viaggio di una settimana nelle aree urbane e rurali dell’India si potrà toccare con mano quali siano le aspirazioni di vita, lavoro, ricreative e produttive di un paese estremamente dinamico che non teme la concorrenza cinese.

L’aria che si respira qui a Bangalore è di un forte entusiasmo, estrema velocità nella realizzazione di progetti, capacità di combinare in modo intelligente quello che l’occidente propone con una tradizione secolare che ha molto da offrire. Tra un mese, a febbraio, le idee e i sogni raccolti saranno presentati e discussi nel Conclave di Dream:in. Sarà interessante vedere cosa sapranno raccogliere e interpretare i giovani, ma di sicuro questa esperienza diventerà la prima di una serie di edizioni che vedranno altri paesi – Brasile in testa – coinvolti. E l’Italia?

Eleonora

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3 Responses to Il sogno Indiano

  1. sonia dicono:

    Dearest Marco and Eleanora

    Thank you so much for being here, for the positive energy, for the wonderrrrful presentation. Looks good in italian and I am sure you have said nice things…looking forward to “our secret Venice project”.

    Sonia

  2. Vladi dicono:

    Attendo un resoconto su quella che mi sembra un’iniziativa interessantissima.
    Nota, dettata prevalentemente da un umore brutto quanto la giornata di oggi: non mi pare che in Italia si stia discutendo sul possibile ruolo delle giovani generazioni nell’economia e nella società. Il dicembre rissoso e caldo delle manifestazioni (degli studenti e non solo) a me pare l’ulteriore affermazione che il discorso non si è mai aperto.
    Le giovani generazioni italiane oggi mi sembrano sempre più marginalizzate: gli si offre un’università votata al declino – per disegno politico e per inadeguatezza di chi all’università ci sta dentro ora -, qualche ministro invita i giovani a mettersi in testa che devono fare gli artigiani (non gli artigiani ultramoderni di cui parla sovente Stefano) e smetterla di studiare, i numeri sulla disoccupazione preoccupano, precariato e “stagismo” sono le parole chiave in quel che resta del lavoro giovanile. Mentre godono di rendite vitalizie (nella politica, nella scuola, nelle aziende), le generazioni più vecchie invitano i giovani ad aprirsi al mercato, ad accettare la flessibilità, a diventare imprenditori del proprio futuro. Mica è colpa loro se i giovani sono nati nel momento sbagliato.
    Per buona risposta la nostra politica è occupata nel mercato degli strapuntini ed in oziose diatribe sul primarie si primarie no. Fuori dalla politica il quadro è malinconico comunque. In conclusione d’anno il balletto Marchionne-sindacati è stato il fulcro del dibattito economico nazionale. Che si sia d’accordo o meno col manager in maglione, il fatto che si discuta di minuti di pausa, limitazione delle rappresentanze sindacali e chi (non) paga la malattia mi pare indicativo: qua la priorità è comprimere i costi, per discorsi sullo sviluppo passare più avanti (forse).
    Sogni, scenari, crescita, futuro sono parole, ne sono sicuro, di uso corrente in India e in Brasile (seconda tappa di dreamin mi par di capire). Non può che essere così in paesi ad aspettative crescenti. Qua da noi queste parole le sento sempre meno. Al massimo si continua ad orecchiare un po’ di frusto training autogeno.
    Forse era solo il 2010 e il 2011 sarà diverso. Forse farei bene io a non scrivere quando il meteo mi batte sull’umore. Intanto raccontateci dell’India, ci farà bene.
    Buon 2011!

  3. Prakash Unakal dicono:

    Congrats for the very thoughtful and positive presentation presented by you.

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