I nuovi servizi in un Veneto che cambia

L’economia veneta è in fase di evoluzione. La manifattura, tradizionale punto di forza dell’economia regionale, sta cambiando pelle e sta diventando sempre più leggera, specializzandosi nelle funzioni ad alto valore aggiunto (ricerca e sviluppo, design, comunicazione, logistica, ecc.), lasciando ai paesi emergenti il compito di concentrarsi nelle fasi più pesanti (la produzione). Questo è un fenomeno che abbiamo imparato a conoscere sia per i suoi aspetti positivi (la crescita delle medie imprese e la loro affermazione sui mercati internazionali), sia per quelli negativi (la delocalizzazione e la chiusura di molti siti produttivi in Veneto e in Italia). È una trasformazione, che per quanto stia contraendo la presenza industriale sul territorio, mantiene una sua dimensione quantitativa, che è facile percepire anche a livello visivo. È sufficiente prendere l’automobile e osservare la presenza nei distretti e nelle aree industriali degli headquarter delle imprese, che nel frattempo si sono trasformati da semplici capannoni industriali in edifici esteticamente curati dove vengono concentrate le attività manageriali e creative. Per quanto le nostre imprese stiano oggi abbracciando con grande velocità l’economia dell’immateriale, la loro capacità di sviluppo è ancora paradossalmente misurabile con parametri quantitativi. Ci sono e si vedono.

È, invece, molto più difficile riconoscere un altro vettore di cambiamento dell’economia veneta: il mondo del terziario, in particolare, quello ad alta intensità di conoscenza. Rispetto alla manifattura, è un settore meno leggibile e sicuramente meno ingombrante. Lo sviluppo del terziario, infatti, non si è tradotto in quantità visibile attraverso l’apertura di nuove aree industriali

. Anzi, ha riempito i vuoti esistenti e si è inserito negli spazi lasciati liberi della manifattura in uscita, attraverso la ristrutturazione di ex-impianti industriali, la riconversione di vecchie fabbriche. Molto più spesso il terziario ha trovato terreno fertile nelle aree urbane dei tanti comuni veneti e nelle cosiddette aree direzionali. I nuovi servizi ad alta intensità di conoscenza non tendono a concentrarsi, come i distretti industriali, in aree caratterizzate da specializzazioni produttive omogenee. Tendono piuttosto a situarsi in luoghi che sono caratterizzati da maggiore qualità urbana e che consentono di moltiplicare le occasioni di incontro. Prendere l’automobile serve a poco in questo caso: apparentemente non ci si accorge di nulla, sembra tutto invariato. Si tratta, infatti, di un modello di sviluppo che si basa sulla qualità, sulla produzione di idee e conoscenze rilevanti e sulla possibilità di replicarle in reti sempre più ampie. Una crescita quindi silenziosa, difficilmente rintracciabile con i criteri dello sviluppo quantitativo che sono stati tipici dell’economia veneta nel corso degli ultimi anni.

Questa è una sintesi dell'articolo che Eleonora Di Maria ed io abbiamo scritto sull'evoluzione dei servizi ad alta intensità di conoscenza (con riferimento al mondo del design e della comunicazione) in Veneto per l'ultimo numero Economia e Società Regionale curato da Roberto Grandinetti. Qui trovate in allegato il pdf dell'articolo completo.

Marco

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