Lezioni di creatività dall’India

La scorsa settimana ho partecipato al convegno Global Fashion 2010, organizzato da Isabel Cantista dello CEPESE, istituto di ricerca economica e sociale dell’Università di Porto in Portogallo. La presentazione di Carlos Teixeira, professore della Parsons the New School for Design di New York, è uno di quelle che mi ha fatto più riflettere e che vorrei condividere con i lettori di Firstdraft. Teixeira ha presentato i risultati della ricerca che sta conducendo sull’evoluzione del concetto di design nei paesi emergenti (Brasile, Cina, India, Messico). Un caso in particolare ha catturato la mia attenzione: Mother Earth. Fondato dall’imprenditrice indiana Neelam Chhiber, e’ un progetto che nasce con un obiettivo sociale: valorizzare la qualità dell’artigianato indiano e con essa una quota significativa dell’economia locale. Dopo aver fondato alcuni punti vendita in India dove rivedere i prodotti artigianali sotto il marchio industree, l’imprenditrice capisce che è necessario un cambio di marcia. Si affida ad Idiom, giovane agenzia di design di Bangalore, che in poco tempo effettua una riprogettazione dell’idea iniziale della Chhiber. I creativi di Idiom rimettono a fuoco la strategia, inventano un nuovo concept (mother earth appunto), disegnano, attraverso il ricorso ai concetti dell’economia dell’esperienza, il format del punto vendita, costruiscono una nuova immagine coordinata. Tuttavia non si limitano a questi aspett

i ma entrano nel vivo del business aziendale andando a ridisegnare la filiera e costruendo un nuovo modello di fornitura per il mondo dell’artigianato. Hanno, infatti, messo a punto un sistema di formazione per gli artigiani locali e li hanno incentivati a riunirsi in cooperative sul territorio per migliorare la gestione dei processi di approvvigionamento e accrescere la dimensione imprenditoriale degli artigiani. Il tutto all’insegna del fair trade e del rispetto dei criteri della sostenibilità ambientale. In più hanno costruito un’importante partnership con Future Group di Kishore Byani, gruppo leader nella distribuzione commerciale low cost in India, con l’obiettivo di favorire l’espansione di Mother Earth. I risultati? La costruzione del nuovo flagship store di 11.000 metri quadri a Bangalore, la trasformazione degli altri tre punti vendita e un piano di crescita che prevede la realizzazione di 12 punti vendita di grandi dimensioni e 24 di piccola dimensione nei prossimi 5 anni.

Non si tratta di un caso isolato, la sola Idiom ha messo a punto negli ultimi anni 100 progetti imprenditoriali innovativi attraverso un’applicazione molto estesa del concetto di design che si rivolge non solo all’estetica del prodotto ma anche ai processi di management.

Per chi pensa ancora che i paesi emergenti siano solo “braccia” da sfruttare a basso costo, credo si debba ricredere. Questo caso, come molti altri, sottolinea la crescente capacità di queste paesi nell’essere competitivi anche in aree quali la creatività ed il design che pensavano essere di nostra esclusiva competenza. Nuova realtà con la quale anche il nostro made in Italy deve imparare a confrontarsi.

Marco

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5 Responses to Lezioni di creatività dall’India

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  2. Eleonora dicono:

    Interessantissimo!! quello che sottolinei Marco è vero, il caso dimostra come si possa combinare qualità artigianale (produttiva) con servizi avanzati (il design come supporto strategico e non solo sul fronte comunicativo) e distributivi il tutto “made in India”… Mi sembra interessante soprattutto il collegamento con la distribuzione, che oggi costituisce un fattore chiave per il successo sui mercati. Attivare partnership con grandi distributori (con chiaro posizionamento e visbilità) può essere un elemento utile anche per le piccole imprese per trovare nuovi sbocchi di mercato. Il fatto che in Italia lo sviluppo della distribuzione specializzata sia avvenuto con ritardo rispetto ad altri paesi è un freno per le nostre piccole imprese? Lo sviluppo di servizi avanzati di design che inseriscano la piccola impresa dentro un quadro strategico più ampio (con i designer che parlano con i distributori) mi sembra soprattutto un punto sul quale il nostro sistema può ancora lavorare. Il design come KIBS dello sviluppo locale, una versione imprenditoriale più efficace di molti programmi istituzionali internazionali?

  3. Asa dicono:

    Sempre più spesso le società che si occupano di design hanno un approccio che coinvolge il cliente nel definire una strategia che si occupa della creatività, del management, del rapporto con il mercato. E’ il design thinking di cui si discute negli Usa. http://archidata.typepad.com/chez_asa/2010/11/designn-thinking-in-india.html

  4. Eleonora dicono:

    Un articolo recente di Business week riprende l’evoluzione del design in chiave strategica affrontando il caso IDEO http://www.businessweek.com/news/2010-11-23/silicon-valley-design-firm-ideo-rethinks-books-cars-update1-.html Interessante però come dice Marco che questo processo stia interessando adesso anche l’India e non in un futuro lontano (nell’idea degli stadi di sviluppo…)

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