Venezia e il contemporaneo

Questa sera si apre a San Servolo la mostra Mapping Contemporary Venice promossa da Venice International University e da Moleskine fra gli eventi collaterali della Biennale Architettura 2010. In questa ultima tappa del percorso Detour, architetti internazionali e studenti universitari veneziani raccontano la Venezia del presente e la sua proiezione in un futuro possibile.

Non è facile pensare Venezia nel contemporaneo. L’immaginario che la città evoca è stato da tempo colonizzato da immagini di un passato glorioso quanto invadente. Un’invadenza che offre poche possibilità per immaginare una Venezia capace di vivere il presente e di anticipare il futuro. Venezia suggerisce damine del settecento e Casanova in maschera per turisti in viaggio di nozze. Evoca la modernizzazione tetragona dello sviluppo industriale di Marghera e il suo conflitto permanente con la laguna e la città storica. Se la città richiama il contemporaneo è, per i più, a causa dei tanti riferimenti espl

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iciti della stampa internazionale a Disneyland, il parco divertimenti a cui il centro storico tende pericolosamente ad assomigliare nelle giornate estive più calde, quando i turisti prendono pacificamente possesso del centro storico.

La città in realtà sta cambiando. In questi ultimi anni, ha conosciuto un rilancio della sua proiezione internazionale in campo culturale. Ha saputo salvaguardare e rivitalizzare una parte importante della laguna. Ha costruito infrastrutture che sono la premessa per un nuovo rapporto con il territorio. Questi cambiamenti, per quanto incisivi e reali, non hanno saputo modificare il percepito della città. Conviviamo con una città che si trasforma e con una sua immagine che tende a replicare, in modo inerziale, molti dei luoghi comuni del passato. Come una soffitta piena in cui è difficile districarsi, l’immaginario storico di Venezia continua a essere affollato di ricordi e riferimenti di cui è meglio sbarazzarsi.

L’esercizio di guardare e di immaginare il contemporaneo a Venezia attraverso gli occhi di grandi architetti e di studenti che vivono la città è prima di tutto un atto di libertà. Un processo di decolonizzazione. Space clearing, nel linguaggio della psicologia domestica. Non guardate semplicemente al risultato finale. I progetti possono piacere a seconda dei gusti e delle sensibilità. Più che l’esito finale, qui conta il percorso di costruzione di un nuovo immaginario.

Appuntamento a San Servolo!

Stefano

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One Response to Venezia e il contemporaneo

  1. Walter dicono:

    Concordo sulla necessità di una nuova visione della città, ma non a discapito del suo passato. Venezia, come qualunque altra città (o qualunque persona), è “anche” ciò che è stata.

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