Costi della burocrazia e trivellazioni

“La burocrazia costa alle Piccole e medie imprese (Pmi) italiane 11,5 miliardi di euro l'anno”. Lo rileva il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, alla luce dei dati emersi da una ricerca del centro studi dell'associazione artigiani sui costi delle Pmi. Cosa contenga questa ricerca, e come sia stata realizzata, non è dato sapere. Del resto, siamo da tempo abituati a leggere grandi titoli su presunte ricerche di questo centro studi, che mai documenta metodi e basi informative impiegate, e i cui risultati sono per lo più diffusi a mezzo stampa. In ogni caso, prendendo anche per buono il valore stimato dei costi burocratici, c’è da chiedersi se gli adempimenti richiesti alle imprese, e per i quali si devono impegnare tempo e risorse sottratte ad altri usi, rispondano o meno a qualche obiettivo sociale. Sicuramente molti adempimenti amministrativi sono inutili, e altri potrebbero essere compiuti in modo più trasparente ed efficiente. Tuttavia, per essere credibili bisognerebbe dire esattamente quali. E magari indicare un processo per migliorare le performance della pubblica amministrazione. Altrimenti passa l’insulsa idea che una società democratica e un mercato aperto possano fare a

meno dello Stato. Provate a dire agli americani che bisogna ridurre i controlli sulle trivellazioni nel golfo del Messico. Oppure agli stessi artigiani di Mestre che è sufficiente scrivere “taxi” su un’automobile o un furgone per avviare un semplice servizio di trasporto (e che sarà mai: non è forse sufficiente la patente?). Mi risulta, inoltre, che tutti gli ordini professionali abbiano chiesto a gran voce il ripristino delle tariffe minime per legge (non ho letto, a tale proposito, alcuna reazione dell’ineffabile Bortolussi). E i referendum per l’acqua pubblica (che hanno l’obiettivo di far tornare i servizi idrici ai comuni) stanno spopolando in tutte le città: questo, nonostante gli acquedotti perdano acqua da tutte le parti, e l’Italia stia pagando pesanti sanzioni per le inadempienze alla normativa comunitaria sulle acque reflue. Insomma, se da un lato non si vede in giro uno spirito molto favorevole alle liberalizzazioni, dall’altro tutti ad accanirci contro lo Stato e la pubblica amministrazione. Se fossimo un paese serio, invece che leggere sui giornali i soliti dati degli artigiani di Mestre, si discuterebbe su come migliorare i servizi e le prestazioni dello Stato. Se fossimo un paese serio. Appunto.

Giancarlo

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A proposito di corog

Giancarlo Corò è professore associato di Economia Applicata all'Università Ca' Foscari di Venezia, dove insegna Economia e politica dello Sviluppo ed Economia dei distretti. E' responsabile dei progetti di ricerca sull'internazionalizazzione delle Pmi del centro Tedis-VIU.
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4 Responses to Costi della burocrazia e trivellazioni

  1. Vladi dicono:

    Bravo Giancarlo! Approssimazioni che ostacolano ogni tentativo serio di mettere a posto le cose.
    Se ci si mette anche Tremonti poi … qualcuno mi spiega perchè la riduzione degli adempimenti amministrativi per le imprese deve passare per la modifica dell’art. 41 della nostra costituzione? E’ proprio un’ossessione, allora.

    «L’iniziativa economica privata è libera.
    Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
    La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. »

  2. Ivano URBAN dicono:

    Se fossimo un paese serio?!?!?!?!?!?!?!?!?!?!?!?!?!?!
    APPUNTO!!!!!!!!!!!
    :-)

  3. Paolo dicono:

    Qualcuno aveva proposto la via inglese: una delivery unit

    http://www.meritocrazia.com/index.php?option=com_myblog&category=34&Itemid=56

  4. Giancarlo dicono:

    @Vladi: oggi (08.06) su Il Sole 24 Ore, Valerio Onida si pone lo stesso tuo interrogativo a proposito dell’art. 41 della Costituzione, arrivando alla conclusione che non c’entra proprio niente. In realtà, se davvero si vogliono migliorare i processi della PA nel campo delle autorizzazioni alle imprese, è necessario intervenire su tre fronti: la responsabilità dei dirigenti, l’avvio di un sistema trasparente di valutazione e un adeguato insieme di incentivi all’innovazione. Non mi risulta che su questi fronti si siano fatti passi avanti significativi.

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