Le crude considerazioni del Governatore

Le ultime Considerazioni finali del Governatore della Banca d’Italia rappresentano una delle più crude e impietose analisi del nostro Paese che siano mai state pronunciate negli ultimi anni. Certo, la grave crisi che l’economia sta attraversando non poteva che condizionare il giudizio complessivo: nel biennio 2008 e 2009 si sono persi 6,5 punti di Pil, che è la metà della crescita di tutto il decennio precedente. Tuttavia, i problemi irrisolti che l’economia italiana si trascina da anni, rischiano ora di diventare esplosivi, e non è affatto sicuro che la crisi ci aiuti ad affrontarli. Le Considerazioni richiamano l’attenzione, in particolare, su sei grandi questioni nazionali. La prima è quella del vincolo macroeconomico: un debito pubblico pari al 115% del Pil drena non solo un’enorme quantità di risorse per interessi (70 miliardi di euro nel 2009, destinati a crescere nei prossimi anni), ma espone sempre più lo Stato ad un rischio di insolvenza. Con esiti drammatici: quanto è avvenuto in questi mesi in Grecia, e otto anni fa in Argentina, deve essere un monito per tutti. La seconda questione sollevata dal Governatore è quella della competitività dell’economia italiana. Possiamo discutere a lungo sulle misure della crescita, ma i dati citati da Dragi non concedono alcun appello: nei dieci anni che precedono la crisi, la produttività di un’ora lavorata è salita del 3 per cento in Italia, del 14 nell’area dell’euro; negli stessi anni l’economia italiana è cresciuta del 15 per cento, contro il 25 dei paesi dell’area; il tasso di occupazione degli italiani è 7 punti meno che nell’area, il divario è più ampio per i giovani e raggiunge 12 punti per le donne. La terza questione è la scarsa efficienza della Pubblica Ammin

istrazione, che appesantisce il lavoro delle imprese e dei cittadini, senza restituire alcun beneficio in termini di qualità dei servizi. La quarta grande questione nazionale è l’evasione fiscale, che ha raggiunto livelli intollerabili per un paese civile, e le cui conseguenze economiche e morali non possiamo più accettare. La quinta questione è la criminalità nel Mezzogiorno, che impedisce a quest’area di attirare investimenti e crescere con le proprie forze. La sesta questione è l’invecchiamento della popolazione, che rende necessario intervenire sul sistema previdenziale per non scaricare sulle generazioni future il peso, già oggi maggiore che in altre economie, della spesa pensionistica.

L’Italia, secondo Mario Draghi, deve affrontare con coraggio questi problemi. Altrimenti, anche i suoi tradizionali punti di forza – la vivacità del tessuto imprenditoriale, la ricchezza delle famiglie, il limitato debito estero – rischiano di esaurirsi in fretta. Nelle considerazioni del Governatore c’è anche un messaggio importante al sistema bancario, a cui si chiede di ricostruire il rapporto con i territori, ma senza tuttavia perdere la visione globale, necessaria per dare un servizio alle imprese più dinamiche. Infine, c’è un appello alla politica perché torni ad investire sull’Europa. I pericoli che l’Euro sta correndo sono anche il frutto di una politica poco lungimirante, che ha guardato all’Europa come uno scudo su cui scaricare problemi interni, invece che come un progetto per rilanciare il mercato, lo sviluppo e la democrazia. Quella di Mario Draghi appare come l’analisi politica più lucida e seria oggi in campo sull’Italia. Sono pronto a scommettere che nel giro di pochi giorni nessuno ne parlerà più.

Giancarlo

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A proposito di corog

Giancarlo Corò è professore associato di Economia Applicata all'Università Ca' Foscari di Venezia, dove insegna Economia e politica dello Sviluppo ed Economia dei distretti. E' responsabile dei progetti di ricerca sull'internazionalizazzione delle Pmi del centro Tedis-VIU.
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