Il tramonto della Big Science

Siete pro o contro gli OGM? Pro o contro l’energia nucleare? Pro e contro la fecondazione assistita? E sul riscaldamento globale come la pensate? Sono tutte questioni che una volta sarebbero state confinate all’interno di un dibattito specialistico di tipo scientifico ma che oggi trovano sempre più spazio sui media locali e internazionali e sono diventate di fatto di dominio pubblico. Massimiano Bucchi, sociologo dell’università di Trento, nel suo ultimo libro (Sicentisti e Antiscientisti. Perché scienza e società non si capiscono, Il Mulino) offre un punto di vista interessante per comprendere meglio la trasformazione dei rapporti tra scienze e società.

Provo a sintetizzare le tesi principali del libro. Scienza e società non sono più silos indipendenti e a lungo contrapposti che per molto tempo la retorica (su ambo i fronti, proscientifico – scientista secondo la definizione di Bucchi e antiscientifico – antiscientista) ci ha fatto credere. Per due buoni motivi. Primo. La scienza non è più quell’insieme compatto e progressista di avanzamento delle possibilità tecnologiche e del confine dello scibile, ma oggi si muove sulla frontiera di multitecnologismo dove nicchie di ricerca fortemente differenziate convivono. Una “coda lunga” della conoscenza scientifica che ospita al suo interno posizioni fortemente contraddittorie, dove vale la legge dell’expertise flessibile per la quale :”data una posizione x, si riuscirà sempre a trovare un parere scientifico y che la sostenga in pubblico”. Secondo. La società non è più quel “freno” passivo all’avanzamento scientifico, quel limite al pieno dispiego de

lle potenzialità delle tecnoscienza. Al contrario, la società contemporanea inizia oggi a diventare attiva e a esprimere desideri e richieste sempre più pressanti al mondo scientifico (prolungamento della vita, chirurgia estetica, trattamento del fine vita, ecc.). Questi cambiamenti delineano oggi un nuovo scenario nel quale scienza e società non sono più contrapposte ma costituiscono un intreccio che si autoalimenta. Da un lato la scienza che con le sue scoperte alimenta nuove aspettative da parte della società. Dall’altro la società che a sua volta esprime richieste che influenzano e modificano l’agenda di ricerca (si veda ad esempio la notizia della scoperta del batterio artificiale di Craig Venter). Un corto-circuito come lo definisce Bucchi che oggi influisce in modo consistente nella comunicazione e nelle scelte politiche in ambiti che sono cruciali per il nostro futuro. Difficile trovare dei paradigmi solidi a cui fare affidamento: bisogna orientarsi all’interno di un percorso a geometria variabile, in cui le posizioni possono mutare anche rapidamente (pensiamo agli ambientalisti e al loro sostegno attuale all’energia nucleare).

Da quello che ci racconta Bucchi possiamo concludere che nemmeno quella che era considerato l’ultimo baluardo della modernità e del pensiero universale, ossia il monolite della Big Science, riesce a resistere ai cambiamenti imposti dalla contemporaneità. Si tratta di una notizia su cui riflettere anche per chi provenendo dalle scienze sociali (in particolare in Economia) ha visto proprio nella Big Science il modello metodologico e di ricerca a cui fare riferimento.

Marco

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2 Responses to Il tramonto della Big Science

  1. Giancarlo dicono:

    Condivido anch’io l’idea che il rapporto fra scienza società sia cambiato profondamente. Massimiano Bucchi è un ricercatore serio, che da anni studia questo argomento assolutamente cruciale per il progresso sociale, argomento che in Italia è stato invece a lungo trascurato. Agli spunti riportati da Marco ne aggiungerei altri tre. Il primo è il ruolo della comunicazione, che oggi veicola con estrema rapidità e attraverso una pluralità di canali, informazioni e approfondimenti scientifici a cui molti cittadini possono accedere. Il secondo è la crescita dei livelli di istruzione della popolazione, che aumenta non solo le conoscenze scientifiche specialistiche, ma anche, più in generale, l’interesse, la disponibilità e la curiosità delle persone nei confronti della scienza. Il terzo aspetto è la pervasività della scienza nella vita di ognuno: salute, ambiente, energia, cultura, tecnologia. Questo insieme di aspetti incontra anche un limite, rappresentato dagli errori che la scienza, fatalmente è destinata a commettere, e che vengono amplificati dal sistema di comunicazione. Il pericolo è che la crescita di aspettative verso la scienza, si trasformi in delusione. Che può facilmente diventare scetticismo. La rovinosa situazione della “scienza economica” di fronte alla crisi finanziaria è sotto gli occhi di tutti.
    gc

  2. Pingback: Scientisti e antiscientisti. Perché scienza e società non si capiscono | Observa science in society

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