L'ideologia di Slow Food

Vi segnalo un saggio di Luca Simonetti (disponibile anche in pdf) intitolato “L'ideologia di Slow Food”Disclosure: sono un estimatore di Slow Food ed un adepto del mangiare lento, lieto e tipico. Tuttavia il saggio di Simonetti pone una serie di questioni quantomeno scomode. Secondo Simonetti, Slow Food è profondamente reazionario ma finge di esser progressista. Di più, un movimento «antiscientifico, idolatra delle società tradizionali, delle piccole comunità stratificate e perenni, dedite a riti e festività atavici, in cui il posto di ognuno è eternamente fisso ed immutabile».

Due le contraddizioni di Slow Food secondo Simonetti:

1. Slow Food promulga la filosofia del produrre e del mangiare con lentezza, delle filiere corte e dei mercati a km zero, ma agisce a tutti gli effetti come una multinazionale: è finanziata da governi e gruppi di interesse, ha l'endorsement di politici e grandi

imprese dell'alimentare.

2. Slow Food promuove il recupero di modelli produttivi ed alimentari – la gastronomia del tipico – che sono sempre stati privilegio di una piccolissima cerchia di persone agiate, altro che tradizione popolare.

In una recensione del libro su Limes, Antonio Pascale è ancora più esplicito. Slow Food somiglia alla Lega Nord: inventa tradizioni e culture e le inserisce un racconto venato di nostalgia declinandole abilmente in un'operazione di marketing tesa a rassicurare un mondo spaventato dal nuovo e dal progresso. Si sa, l'opposizione alla modernità tira.

La critica al consumismo e all'industrializzazione dell'agricoltura ha di fatto favorito la percezione di Slow Food come un movimento progressista, di sinistra. Ma quanto responsabile e progressista è un movimento che che privilegia l'estetica di una gastronomia sofisticata e della tipicità tradizionale quando il mondo, là fuori, è pieno di gente che ha fame?

Vladi

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