La posta elettronica certificata per i cittadini

Il ministro Brunetta ha lanciato lo scorso 26 aprile il PEC-DAY: ovvero è stato attivato il servizio di posta elettronica certificata per tutti i cittadini che ne fanno richiesta. Invece di andare di persona presso gli uffici della pubblica amministrazione o di mandare una raccomandata A/R, con la PEC potremmo inviare le nostre istanze, richieste, domande, proteste, ecc. attraverso la posta elettronica ottenendo una ricevuta di consegna (con lo stesso valore legale della raccomandata con ricevuta di ritorno). Quindi i vantaggi sono innegabili sia per il cittadino (minore spese di mobilità, minore perdita di tempo, fluidità di comunicazione) che per la pubblica amministrazione (tutta la documentazione è già in digitale, minore code allo sportello, servizi più personalizzati). Certo i problemi e le questioni aperte non mancano: la PEC rilasciata dal governo funziona solo per “comunicare” con la PA (forse è poco) e acquista il suo pieno valore con la firma digitale; integrazione della PEC con la posta ordinaria; la PEC non esiste fuori dai confini nazionali.

Tutti i comunicati

stampa parlavano di “rivoluzione”. E' una esagerazione? La PEC non è un’innovazione tecnologica (esiste da molti anni) e tantomeno normativa, ma la vera novità di questa iniziativa è l’attivazione della domanda (i cittadini). Ovvero si spera che un’ampia diffusione ed un inteso utilizzo della PEC da parte della cittadinanza possa funzionare da stimolo all’ammodernamento della Pubblica Amministrazione locale e centrale che dovrebbero attrezzarsi per rispondere (in termini di ripensamento dei processi, archiviazione sostitutiva, ecc.). Certo c’è anche il rischio opposto: che aumenti la frustrazione dei cittadini se la pubblica amministrazione non saprà offrire delle risposte adeguate e tempestive attraverso questo nuovo canale.

Il fatto che il server del servizio nei primi giorni sia stato subissato di richieste (tanto da andare spesso in blocco) e nei primi due giorni siano state attivate circa 16 mila PEC può essere visto come un sintomo dell’interesse di molti italiani. Forse si poteva osare di più: offrire l’esenzione dai bolli (marca da bollo, oneri vari etc) per tutti i cittadini che invieranno tramite PEC le proprie richieste/pratiche a una pubblica amministrazione. Un concreto incentivo economico per sostenere l’utilizzo (e non solo la diffusione) da parte dei cittadini.

Luca De Pietro

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