Il successo del Festival delle Città Impresa

Si è chiusa oggi la terza edizione del Festival delle Città Impresa. Un successo per la qualità dei relatori e per la copertura mediatica che ha ricevuto. Aldo Bonomi, in prima pagina sul Sole 24 Ore (25/4/10), ha parlato di un Nord Est che sta imparando a raccontarsi come “società aperta all'Europa” e che punta a diventare capitale europea della cultura nel 2019. Sorprende come, anno dopo anno, questo racconto si faccia via via più sofisticato.

Ho chiesto a Filiberto Zovico le ragioni del successo dell’iniziativa. Me ne ha indicate tre.
La prima è l’ambizione di una serie di piccole città a veder riconosciuti i risultati raggiunti negli ultimi anni. Schio, Montebelluna, Rovereto, Maniago, Tavagnacco hanno tutte promosso progetti che meritano di essere raccontati. Se metropoli deve essere, che sia davvero multipolare. La geografia del festival parla di un Nord Est tutt’altro che convinto a ricentrarsi sulle sue città storiche. Anzi.
Una seconda ragione è la massa critica che questi piccoli centri h

anno saputo alimentare. Un festival a Schio non prende molti articoli sul Corriere. Stessa cosa per un evento a Tavagnacco o a Reana del Rojale (provincia di Udine per chi non lo sapesse). Una serie di eventi fra Schio e Reana, al contrario, sono un notizia di per sé. All’inizio, mi dice Filiberto, molti relatori erano un po’ perplessi su queste oscure destinazioni. Ora è diverso, anche perché è proprio in queste località che cresce visibilmente la presenza del pubblico.
Terza ragione: aver scommesso sul coinvolgimento di una generazione di quarantenni che per la prima volta ha deciso di alzare la testa. Nulla contro i sessanta-settantenni che hanno fatto il “secondo Veneto”, anzi. E’ che oggi è tempo di cambiare passo ed è sensato che sia una nuova generazione a farsi carico della svolta.

Aggiungo – per parte mia – che uno degli aspetti distintivi del festival è di aver rinunciato a un coinvolgimento diretto dell’università. Sono diversi i professori che prendono parte alle discussioni, ma la macchina accademica non è parte del processo (come invece accade al festival dell’economia di Trento). La scelta ha avuto il vantaggio di portare alla ribalta nuove professionalità creative che in questi anni si sono consolidate in relativa autonomia. E' probabile, per quello che ho sperimentato, che questa organizzazione abbia favorito un spirito più “professionalmente dialogante”, evitando quello che Fortis definisce un confronto “accademicamente assertivo”.

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