Tre idee di territorio

Nella sua rubrica domenicale “Microcosmi” (Il Sole 24 Ore), Aldo Bonomi ha parlato di territorio. Anzi di territori. Ha parlato di tre modi di ripensare il tema del territorio in questa complicata fase di transizione economica (e, per l’Italia, anche politica).
Il primo modo di pensare il territorio è quello di pensarlo come rifugio: è il territorio dove “ognuno è padrone a casa sua”, è la risposta regressiva alle forze della globalizzazione. Il secondo è il territorio secondo il capitalismo globale delle forze della finanza: una pista d’atterraggio per manager in continuo spostamento, un puntino nelle carte geografiche delle multinazionali dove collocare attività produttive sfruttando un costo del lavoro particolarmente favorevole. Dopo la crisi finanziaria scatenata innescata nell’autunno del 2008, questa lettura del mondo non gode di particolare reputazione, ma sarebbe ingenuo pensare che i suoi promotori siano scomparsi chiedendo l’assoluzione per i propri peccati.
C’è, ovviamente, una terza lettura del fenomeno che vede il “radicamento territoriale come fattore competitivo della globalizzazione”. Dice Bonomi che “visto così il territorio non è proprio acqua calda”, né una facile parola d’ordine per il successo di un partito che al territorio che fa riferimento.

Difficile non concordare con Bonomi. C’è una terza via. E’ una terza via che gli economisti cercano di percorrere da tempo. Da almeno trent’anni. E immagino che molti fra coloro che leggono questo blog abbiano una propria esperienza di territorio aperto alla globalizzazione coerente con la terza via Bonomiana.
Il problema è che spesso il confine fra le opzioni una, due e tre non è così chiaro. Zaia e Galan si pungonolano a distanza sul tema degli OGM: ha ragione Zaia a schierarsi contro l’introduzione di organismi geneticamente modificati o Galan a farsi promotore di una nuova modernità agricola? Quando si promuove un’agricoltura a Km zero siamo nel primo o nel terzo paradigma? E quando si propone di lanciare una seconda pista all’aereoporto di Venezia siamo di fronte a un capitalismo irresponsabile che divora impunemente il territorio o alla necessità di connettere le migliore risorse locali con l’economia globale?
Bonomi fa bene a rilanciare l’idea che il territorio è una forza produttiva fondamentale per competere a livello globale. La sua ripartizione è corretta. La parte pratica rimane un po’ più complicata.

s.

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