Superare il declino grazie all’Università: il caso RIM a Bochum

Quando nel Gennaio 2008 la Nokia decise di chiudere il proprio stabilimento produttivo a Bochum (centro industriale nel Nord-Ovest della Germania) il declino economico della città sembrava irreversibile. Oltre ad aver causato la perdita diretta di 2300 posti di lavoro, la scelta di Nokia accentuava il processo di uscita delle attività manifatturiere dalla Ruhr. Solo qualche anno prima, Opel, che teneva a Bochum uno dei principali centri produttivi nazionali, aveva deciso di spostare all’estero parte delle attività di trasformazione. Il futuro industriale di questa città sembrava dunque solcato dal dubbio che assilla molte altre aree ricche dell’Europa: essere troppo costose per mantenere l’occupazione industriale, ma non troppo smart per attirare nuovi investimenti e sviluppare attività di servizio. Tuttavia, un contributo a risolvere questo dilemma è stato dato dal recente piano di investimenti attuato da Research in Motion (RIM), il celebre produttore del Blackberry, con l’insediamento di un centro R&D all’interno della Ruhr-Universitat di Bochum. Questo progetto, ripreso solo marginalmente da alcuni media internazionali (http://www.gtai.com/homepage/info-service/press-releases-archive-2008/mar-apr-08/rim/), venne inaugurato nel Giugno 2008 a fronte di un investimento pari a 45 milioni di $ per il solo primo anno di attività. Il centro R&D, situato nel parco tecnologico dell’Università di Bochum, offre attualmente impiego a circa 400 persone (erano 150 ad inizio progetto), impegnate nello sviluppo di software applicativo per la telefonia mobile. La presenza del centro di ricerca, oltre ad aver favorito l’insediamento di attività ad alto valore aggiunto, ha giocato un ruolo rilevante anche nella gestione delle politiche di marketing dell’azienda canadese. Nello scorso mese di Novembre, infatti, la presentazione del modello Blackberry Bold ha avuto sede a Bochum, portando nuove attenzioni su una città famosa quasi esclusivamente per la storica presenza dell’industria siderurgica.

Nonostante i nuovi posti di lavoro attivati siano ancora distanti dal compensare gli ingenti layoff generati dalle delocalizzazioni, il piano di sviluppo attuato da RIM rappresenta un caso significativo di riqualificazione di un sistema industriale maturo. Gli scettici potrebbero pensare di essere di fronte ad un episodio isolato e difficile da ripetere, quanto meno facendo riferimento allo scenario italiano. Tuttavia, ciò che accade oggi a Bochum, non è molto diverso da quanto veniva realizzato qualche decina di anni fa nella baia di San Francisco attorno ai Campus universitari di Berkeley e Stanford, così come in North Carolina a ridosso dell’Università statale e della Duke University. La Silicon Valley e il Triangle Research Park – due dei distretti tecnologici più importanti al mondo – sono il risultato di investimenti in ricerca congiunti fra imprese e Università. Sfruttare gli spillover generati dalle università e dai centri di ricerca diventa dunque una soluzione in grado di attirare investimenti e stimolare nuove attività imprenditoriali, a loro volta capaci di diffondere l’innovazione, creando un circuito virtuoso che si autoalimenta. Il caso RIM a Bochum sembra dunque delineare un possibile percorso di sviluppo per le realtà industriali europee: puntare alla crescita di attività ad alto valore cognitivo aggiunto, che potranno gradualmente sostituire la vecchia occupazione industriale. In tale processo di cambiamento un ruolo strategico è svolto dalle Università: perché non guardare in questa prospettiva anche per il Made in Italy?

Giulio

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A proposito di corog

Giancarlo Corò è professore associato di Economia Applicata all'Università Ca' Foscari di Venezia, dove insegna Economia e politica dello Sviluppo ed Economia dei distretti. E' responsabile dei progetti di ricerca sull'internazionalizazzione delle Pmi del centro Tedis-VIU.
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2 Responses to Superare il declino grazie all’Università: il caso RIM a Bochum

  1. Paolo dicono:

    Due osservazioni:

    – Quest’anno la Ruhr detiene il titolo di Capitale Europea della Cultura, sarebbe interessante sapere – soprattutto considerando che il Veneto vorrebbe candidarsi per il 2019 – se vi è un nesso tra l’insediamento della RIM e questo importante evento.

    – Se il modello Silicon Valley sia replicabile è una questione che si sono posti in molti. Forse il caso di maggior successo è quello della cd. Silicon Wadi Israeliana (http://en.wikipedia.org/wiki/Silicon_Wadi).

    A questo proposito invito a guardare il video della tavola rotonda organizzata su questo tema dalla Fondazione italo-americana Mind the Bridge: http://www.youtube.com/watch?v=zwFaH3lSehI&feature=channel

  2. marco dicono:

    il caso è sicuramente interessante. Vi segnalo anche un articolo uscito su el pais che racconta la rinascita sociale e culturale delle Ruhr all’insegna della creatività e dell’arte.
    http://www.elpais.com/articulo/cultura/salvacion/creatividad/elpepicul/20100210elpepicul_5/Tes

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