Una terapia shock per il Sud

Il Sud Italia continua a non decollare. In questi mesi la (ormai secolare) questione meridionale è tornata al centro del dibatto pubblico anche grazie alla pubblicazione di saggi come “Il Sacco del Nord” di Luca Ricolfi e il pamphlet di Brunetta “Sud. Un sogno possibile”, dove il ministro sostiene con forza la necessità di una moderna “spedizione dei Mille” per lo sviluppo del Mezzogiorno. La domanda fondamentale (purtroppo) rimane sempre la stessa:  cosa fare?Il nuovo libro di Francesco Delzìo, “La Scossa”, propone una strategia shock per la rinascita del Mezzogiorno.
Il libro descrive una realtà disperata. La frattura tra le due Italie continua ad allargarsi, causando un esodo verso Nord di circa 300 mila persone l’anno! Delzìo, anche lui un meridionale “costretto all’esilio”, passa in rassegna una lunga lista di fallimenti: il fallimento di INVITALIA nell’attrarre risorse dall’estero, il fallimento degli incentivi alle imprese del Sud e il fallimento delle Regioni meridionali nel promuovere lo sviluppo dei loro territori.
La ricetta shock proposta da Delzìo potrebbe essere sintetizzata nello slogan “meno politica, più mercato”. Basta incentivi intermediati da apparati pubblici incompetenti, ma piuttosto una forte riduzione delle tasse. Rilancio del turismo, non certo grazie ai soldi (male) investiti dalle Regioni, ma con una seria operazione di semplificazione burocratica che abbatta il “mostro” delle burocrazie sovrapposte. Più ingegneri e meno avvocati, più flessibilità sul lavoro, guerra totale all’irresponsabilità degli amministratori locali, e un secco no a un Partito del Sud come promotore della vecchia e deteriore spesa pubblica.
Va sottolineato il giudizio fortemente negativo sul processo di devoluzione di poteri e responsabilità alle Regioni: “le burocrazie regionali del Sud hanno sistematicamente dimostrato di non possedere competenze, visione, forse neanche consapevolezza delle proprie responsabilità” (pag. 69). E allora Delzìo, al fine di ridurre l’enorme “costo delle mediazioni”, sostiene chiaramente che a Sud c’è un tremendo bisogno di una strategia centralizzata, ovvero pochi decisori con poteri forti e adeguate strutture tecniche.
Il libro piacerà a chi è convinto della inefficacia degli stimoli pubblici in contesti segnati da evidente mancanza di senso civico.  Da Nordest, colpisce la condanna senza appello della devoluzione di competenze alle Regioni. Ma in un paese diviso come il nostro, non dovrebbe stupire che anche la parola federalismo abbia significati e susciti sentimenti diversi a seconda delle latitudini.

Lorenzo Gui

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7 Responses to Una terapia shock per il Sud

  1. enrico dicono:

    La proposta di una riduzione delle tasse nel Sud Italia è presente già da tempo e lo stesso Ricolfi ne parla nella sua lucida analisi. Nello specifico cita la “No Tax Region” di Falasca e Lottieri, elogiandone la capacità di ridurre le aliquote fiscali, a fronte di una quantità minore di trasferimenti statali. Tuttavia anche tale proposta si espone a diverse obiezioni.
    Avendo letto “Il sacco del Nord”, posso dire che le analogie con il pensiero di Delzìo, qui sintetizzate, sembrano numerose e chissà che la discussione di questi studiosi porti davvero a una soluzione efficace per il Mezzogiorno.

  2. Valentina dicono:

    Il libro porta anche qualche proposta per bypassare la classe politica del sud, a livello locale e nazionale, per evitare che coloro che hanno gestito i finanziamenti e gli appesantimenti burocratici non siano coloro che saranno incaricati di eliminarli?

  3. Stefano dicono:

    Mi pare che Rubbettino ci creda proprio.
    Lascio il link a un intervista all’editore che rilancia sui temi della no tax region:
    http://www.facebook.com/notes/rubbettino-editore/no-tax-region-una-terapia-durto-per-il-mezzogiorno/52276491445
    s.

  4. Lorenzo G. dicono:

    Il commento di Valentina va al cure della questione. Nel libro Delzìo fa una proposta concreta: commissariamento automatico degli enti locali in rosso ed ineleggibilità automatica per gli amministratori che si sono dimostrati incapaci di gestire il bilancio. Inoltre Delzio, che è un meridionale, propone di tornare a una gestione centralizzata in aree cruciali come il turismo o gli incentivi a progetti innovativi. Poi viene proposta una drastica semplificazione normativa per diminuire le mediazioni politiche e liberare le energie dei privati.
    Insomma, attrarre forze esterne (No Taxe Zone), indebolire le clientele locali (ricentralizzazione), e drastico incremento della reponsabilità individuale dei politici attraverso l’ineleggibilità automatica.
    Insomma i casi, ad esempio, di Cassano Ionio, comune calabrese fallito nel 2003 con quaranta miliardi di debiti, oppure di Catania, fallito con un buco di circa 2000 miliardi di lire(un tesoretto o una piccola finanziaria), devono avere conseguenze gravi e automatiche sui cattivi amministratori, altrimenti l’incentivo a rubare non può che aumentare (visto che poi interviene il governo centrale).
    L.G.

  5. Lorenzo G. dicono:

    E’ il momento di una nuova ETICA DELLA RESPONSABILITA’, e fa bene Delzio a rincarare la dose in questi giorni in cui si discute dei decreti attuativi del federalismo fiscale.
    Evitare l’ “inferno delle irresponsabilità” è un tema che non riguarda solo il Sud Italia, ma più in generale il Sud del Mondo.
    La lezione di Yunus, del microcredito e la promozione del concetto di SOCIAL BUSINESS stanno propria ad indicare questo: non c’è sviluppo senza responsabilità. E quindi basta aiuti a pioggia, bisogna aiutare le imprese reali e coinvolgere le persone, responsabilizzarle.
    Tornando al Mezzogiorno, si tratta di una questione di vitale importanza per il nostro paese. Come la Grecia ci insegna, è finito il tempo dell’ipocrisia. Non ci possiamo più permettere un Sud improduttivo e in perenne disavanzo.
    Abbiamo bisogno di un Sud responsabile e che contribuisca a fare uscire il nostro paese dal circolo vizioso stagnazione/debito.
    Un partito del Sud acchiappa-fondi non portererebbe a nuovo sviluppo.
    Ma siamo pronti a sostenere i sacrifici che un capovolgimento di prospettiva di questo tipo comporterebbe? Quanto siamo disposti a lasciare per il futuro dell’Italia e dei nostri figli?
    Ed i politici sono pronti a sostenere l’impopolarità che riforme di questo tipo (sia al Sud che al Nord) comporterebbero?
    Sulla adeguatezza della classe politica del Sud, il meridionale Delzio ha forte dubbi. E propone misure drastiche che vanno dalla ineleggibilità ai commissariamenti automatici.
    Non posso che essere d’accordo con lui, anche se in generale è difficle che i politici si dimostrino più responsabili dei cittadini che rappresentano.

  6. Stefano dicono:

    @lorenzo
    le posizioni di delzio sono nette (leggi anche qui http://www.laici.it/viewarticolo.asp?Id=1001) e credo che per questo piacciano molto.
    confesso che non riesco a entusiasmarmi eccessivamente. tutte le ricette per una sollevazione del sud che passino attraverso una qualche rivoluzione morale mi lasciano poco convinto, soprattutto quando corredate da vincoli amministrativi draconiani (tipo l’azione di responsabilità civile per politici imputati di mala gestio).
    mi chiedo: è possibile che non ci siano dei percorsi al sud che abbiano dato prova di efficienza e sviluppo?
    possibile che non ci sia un’esperienza felice da cui prendere esempio? possibile che che il futuro del sud sia sempre nel nuo negare ciò che è ora?
    s.

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