Artigianato oltre il folklore

Se anche voi non potete più sopportare le tradizionali produzioni artigianali (il merletto, il vetro soffiato con il delfino, la maschera, la gondoletta ecc.) allora dovete fare un salto alla Fondazione Buziol a Venezia e vedere i risultati del progetto Venice 2132. La Fondazione ha ospitato quattro designer/artisti per tre mesi e li ha messi al lavoro con artigiani di alta qualità che operano sul territorio. I risultati di questo incontro tra design/arte e saper fare sono sorprendenti per la capacità di reinterpretazione della tradizione artigianale. Bethan Laura Wood, designer inglese, ha giocato sull’idea del coriandolo (tipico del carnevale), creando, con l’aiuto fondamentale di Lucia Costantini maestra di merletti di Burano, nuove forme e colori di merletti di dimensione microscopica. Fabien Cappello, designer francese, ha ripreso le forme del classico lampadario a candelabro e ne ha costruito uno in tessuto catarifrangente che si vede solo di notte o se fotografato. Fabien ha inoltre collaborato con Massimo Lunardon per la costruzione di una fontana in pirex basata sul principio dei vasi comunicanti per abbellire gli spazi pubblici Veneziani. Laura Massari, designer italiana che vive a Londra, ha lavorato sul tema della rifrazione della luce collaborando con la vetreria artistica di Archimede Seguso per la costruzione del Vaso Bianco di Newton che riprende gli studi del fisico inglese sulla luce e sui colori per ricavarne un’installazione cinetica.
Merel Karhof, designer olandese, ha ripensato la classica damigiana e l’ha trasformata in un vaso-oggetto per la casa per contenere l’acqua (sul modello del bidone americano dell’acqua). Merel ha inoltre lavorato sul sale costruendo un lampadario di corde rivestito di cristalli di puro sale, racchiuso dentro una bolla di vetro costruita in collaborazione con Massimo Lunardon.
Mi ha colpito molto durante la presentazione dei progetti sentire i designer spendere parole di ammirazione per il lavoro dell’artigiano e sottolineare la rilevanza che queste figure hanno avuto nell’elaborazione e nella realizzazione delle loro idee.
Viene da chiedersi come mai questo incontro tra design e artigianato non accada con maggior frequenza. Nel dibattito finale, che si è svolto dopo la presentazione dei lavori, si è discusso molto su questo punto e sono emersi alcuni punti di vista che meritano essere ripresi. Massimo Lunardon ha segnalato l’ottusità del mondo artigianale che molto spesso si è sentito appartenere di diritto al mondo dell’arte, andando ad alimentare quell’ibrido tutto italiano dell’artigianato artistico che tanto oggi sta soffrendo sui mercati nazionali ed internazionali. Serve, dice Lunardon, maggior apertura e disponibilità al confronto da parte degli artigiani con il mondo dell’arte e del design. Martino Gamper, docente di design al Royal College of Art di Londra, sostiene che anche il mondo del design ha le sue responsabilità: nel passato il designer si è limitato solo alla parte del disegno demandando ad altri la realizzazione del progetto. Martino ha sottolineato come al Royal College of Art la didattica sia tutta concentrata nel far capire ai futuri designer l’importanza del legame con la dimensione artigianale e produttiva.
Mi sembrano entrambi spunti utili per ripensare la formazione tanto dei nostri artigiani quanto dei nostri designer.

Marco

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