Prodi e la Cina

Romano Prodi, in versione di professore e non di politico, ha parlato a Pisa del futuro dell’industria italiana. La lezione magistrale la trovate su youtube. Per chi ha fretta, ripropongo i numeri essenziali del ragionamento.

L’Italia è un paese industriale. In Europa non siamo in molti. Certo, c’è la Germania: il 24% del valore aggiunto dell’economia tedesca è industriale. Ma negli altri paesi le cose non stanno così. In Francia la percentuale scende al 12%, in Gran Bretagna addirittura all’11%. In Italia ci attestiamo al 18,4% (con un Centro Nord molto simile agli amici tedeschi).

Questa nostra struttura produttiva non è sgangherata come si credeva: se consideriamo l’arco temporale che va dal 2002 al 2008, vediamo che il nostro paese ha mantenuto la sua competitività a livello internazionale, contrariamente alle tante previsioni di declino. In questi sei anni, la Cina ha visto la sua quota di mercato a livello internazionale crescere del 156% (dal 4,9% al 12,6%); l’Italia è cresciuta pochino, è vero (3%, dal 3,7% del commercio mondiale al 3,8%), ma ha fatto decisamente meglio di tante economie più importanti della nostra: il Giappone, nello stesso arco di tempo ha registrato un netto -17%, la Francia -29%, il Regno Unito -44%, gli Stati Uniti -25%.

A cosa dobbiamo la forza della nostra industria? Ai settori del made in Italy, in primis la meccanica strumentale (la meccanica non elettronica e i mezzi di trasporto ad eccezione degli autoveicoli). Sono i settori in cui non si emerge con poche tecnologie di punta, ma con la combinazione di strumenti e soluzioni tecnologiche multiple, molto difficili da imitare. Sul mercato globale dei beni di investimento abbiamo un saldo attivo di 23mld di euro (la Germania di 87).

Se le cose sono andata bene finora, la crisi cambia profondamente lo scenario a cui ci siamo abituati. Il 30% delle nostre imprese della meccanica sono legate in un modo o nell’altro all’edilizia, in grande crisi a livello globale. La saturazione della nostra capacità produttiva è attestata complessivamente al 70%, un valore  preoccupante. Abbiamo registrato un calo delle esportazioni del 17-18%: in pratica siamo tornati indietro di 25 trimestri. Troppo per non pensare a una politica industriale che ci guidi fuori dalla crisi.

Che fare? Prodi ritorna alla politica e indica diverse opzioni. La più esplicita è quella di guardare a Est. Cina e India rappresentano un mercato di 2 miliardi di persone. Per uscire dalle crisi bisogna guardare alle discontinuità. Se vogliamo rimettere in moto la nostra industria dobbiamo portare in queste economie la nostra capacità di presidiare nicchie di mercato già consolidate e scoprirne delle altre. Quelli che sono stati per anni i nostri imitatori e i nostri concorrenti dovrebbero diventare il nostro mercato di riferimento.

L’analisi del Prodi professore non è molto distante da quella di molti economisti industriali che hanno guardato all’Italia in questi anni. La proposta del Prodi politico decisamente più originale.

Stefano

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8 Responses to Prodi e la Cina

  1. Ivano dicono:

    Stefano, grazie per l’indicazione. Annovero Prodi tra i primi economisti che ho seguito e soprattutto compreso, fin dal 1998 (se ben ricordo) quando sono andate in onda sulla RAI delle sue lezioni pre-globalizzazione…

  2. Stefano dicono:

    @ivano
    bella lezione. secondo me, gli ha fatto bene tornare a fare il professore.
    s.

  3. Paolo dicono:

    Direi che non ha detto proprio niente di nuovo, il problema è trasformare quello che ha detto (e che dicono più o meno tutti) da semplici parole a fatti concreti. E siccome una politica industriale non è a costo zero, il debito pubblico che non pochi limiti!

  4. Stefano dicono:

    @paolo
    un bel pezzo della classe dirigente del nostro paese ha raccontato per tanti anni la storia di un paese in esorabile declino e in costante perdita di competitività.

    l’autore del libro “il declino industriale dell’italia”, vincenzo visco, era seduto proprio a fianco a prodi nella conferenza. visco ha tenacemente difeso per anni la tesi secondo cui il sistema industriale italiano, dopo la crisi dei primi anni settanta, aveva imboccato una sorta di scorciatoia per la modernità industriale, rifiutando la sfida dell’innovazione per nascondersi fra piccola impresa e distretti (ottimo modo – secondo visco – per sottrarre al fisco i propri guadagni).

    per anni abbiamo sentito la storiella di un paese incapace di affrontare la globalizzazione, destinato a essere marginalizzato. adesso anche il prodi professore riconosce che quel declino (su cui si sono costruite intere campagne elettorali) non c’è stato e che la nostra industria era molto più attrezzata di quanto si raccontasse nei salotti televisivi.

    oggi i giornali titolano che il made in italy è in crisi e che abbiamo perso una ventina di punti percentuali nelle nostre esportazioni. i più distratti penseranno che si tratti di una discesa senza possibilità di contromisure. chi ha letto qualche libro sensato (e magari ascoltato prodi nella sua lezione di pisa) capisce che il problema è, piuttosto, come rimettere in moto una macchina tutt’altro che scassata.

    hai perfettamente ragione a dire che una politica industriale come si deve costa molto. ma è anche vero che se iniziamo a capire meglio come ha operato la nostra impresa industriale (e perché ha avuto successo mentre in molti si immaginavano la sua scomparsa) potremo spendere meno e ottenere di più.

    s.

  5. Ivano dicono:

    Ho ascoltato Prodi molto volentieri e devo ammettere che anche stavolta non ha tradito le mie aspettative. Si è vero quello che dice Paolo: non c’è niente di nuovo nelle sue analisi. Paolo, però, quello che gli rende merito è che che le sue tesi analoghe a quelle di tanti altri analisti, lui le sosteneva già quindici anni fa. Questa è la differenza…

    E poi, e non credo di sbagliarmi, sono convinto che Prodi sia una vera brava persona. Forse è per questo che è durato poco agli alti vertici della politica. E di questi tempi, intendo negli ultimi vent’anni, trovare una brava persona è cosa assai rara. Soprattutto di fronte al MERDAIO della maggior parte della classe politica e dirigenziale che ci governa e amministra.

    Scusatemi il termine alquanto scurrile che ho adoperato, ma non me ne venivano in mente di peggiori per esprimere tutto il profondo disprezzo che provo in questo momento per certa gente…

  6. Giulio B. dicono:

    A proposito dello stato di salute dell’economia italiana, segnalo un interessante articolo di Fortis uscito martedì scorso ne Il Sole 24 ore:

    http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/16-febbraio-2010/crisi-globale-italia-poco-insegna.shtml?uuid=51a5a17c-1acc-11df-b6c8-62166150bc70&DocRulesView=Libero&fromSearch

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