Rilanciare l’artigianato con il design

Sabato scorso ho partecipato a Vie di Fuga, il week-end di incontri sul contemporaneo organizzato a Vicenza. Sono rimasto colpito da una netta separazione, quasi antropologica direi, tra il mondo dell’artigianato e quello del design. Provo a spiegarmi.
Nel pomeriggio ho coordinato un dibattito sulla creatività artigiana. E’ stato molto interessante scoprire il talento di artigiani di grande livello come Cristina Busnelli (specializzata nella produzione di arazzi d’arte) e Antonio Bonaldi (ceramista di Nove) e apprezzare tutto quel processo di ricerca sia tecnica che estetica che caratterizza l’artigianato di qualità. Il tema ha affascinato il pubblico in sala che ha partecipato con grande pathos al vivace dibattito finale. Con sorpresa ho notato però che gran parte del pubblico era anagraficamente segmentato: si andava dai quaranta in su. Il gusto per il saper fare, il fatto a mano, la qualità e la passione del lavoro non sembrano attirare l’interesse delle giovani generazioni.
La riprova la si poteva avare a pochi metri di distanza alla Young Designer Home organizzata a Palazzo Valmarana Braga , dove giovani talenti del panorama italiano presentavano le loro proposte. In questo caso la segmentazione anagrafica era rovesciata: difficile trovare tra il pubblico chi avesse più di trent’anni. Il paradosso è che gran parte delle proposte presentate avevano poco a che fare con il design nella sua versione industriale, ma si trattava di idee/creazioni che si avvicinavano più al mondo della decorazione e dell’artigianato, utilizzando però i codici della contemporaneità: minimalismo, ironia, gioco e soprattutto leggerezza.

Non credo sia un fatto solo di appeal terminologico. Sicuramente la parola, artigiano/artigianato, non è di aiuto da questo punto di vista: è  troppo rivolta al passato e poco digeribile da chi è nato con l’ipod in tasca. Credo che però la questione sia più sostanziale. Mi risulta infatti difficile pensare che l’artigianato possa uscire dalla nicchia nella quale è intrappolato senza iniziare a confrontarsi con il linguaggio del design. Per due motivi essenziali: per una ragione di mercato (le giovani generazioni sono e saranno i consumatori del futuro, soprattutto a livello internazionale) e per garantire il necessario ricambio generazionale (chi davvero vorrà proseguire il lavoro artigianale così come è inteso oggi?).
La sfida è quella di costruire un nuovo legame tra artigianato e design che sappia rendere interessante al consumatore internazionale la qualità del “fatto a mano”. Esistono delle esperienze innovative in Italia in questo senso; penso che però abbiamo bisogno urgentemente di un progetto che sia in grado di coordinare e di fondare queste esperienze per dare loro maggiore peso e visibilità internazionale.

Marco

Share
Questa voce è stata pubblicata in Varie. Aggiungi ai segnalibri il permalink.

2 Responses to Rilanciare l’artigianato con il design

  1. stefano dicono:

    luisa todini, in occasione dei premi per la qualità italiana, ha citato arisotele: “l’eccellenza non è un atto, è una consuetudine”.
    credo che la citazione ci aiuti a capire il discrimine generazionale che hai sperimentato a vicenza: il gesto del creativo è un tratto/atto del giovane. da chi è meno giovane ci aspettiamo una qualità e un’eccellenza che nasce da una ripetizione quasi ossessiva dei gesti.
    chi corre sa bene che la maratona non è uno sforzo per giovani. richiede una passione per la ripetizione che pochissimi giovani hanno. chi è più giovane ama la giocata, il gesto di talento. invecchiando sottostiamo (alcuni almeno) al fascino di un gesto che si ripete all’infinito.
    sono mondi diversi. passioni diverse. il problema è come farle convivere.
    s-

  2. Giancarlo dicono:

    Davvero un ottimo post! Tuttavia, credo anch’io, come Stefano, che sia utile riconoscere una qualche divisione del lavoro: che non significa separatezza, bensì integrazione tra capacità, attitudini, passioni diverse. Aggiungo due ulteriori elementi in questa direzione. Innanzitutto non dobbiamo considerare solo il contributo dei designer agli artigiani, ma anche viceversa. Stili e frame artistici possono essere ispirati dalla cultura materiale o dalla capacità creativa di un buon artigiano. Se poi pensiamo ad alcuni comparti del made in Italy – come la gioielleria, la moda, l’arredo – la capacità manifatturiera dell’artigianato può costituire una condizione fondamentale per tradurre materialmente e rendere industrialmente credibile un progetto creativo. D’altro canto, i designer possono svolgere un ruolo utile anche come codificatori di un’idea interessante incorporata in un oggetto o prodotto realizzato da un artigiano: non è infrequente trovare artigiani della meccanica che prima realizzano il sistema di automazione, e poi lo fanno disegnare. Il design, in altri termini, può seguire l’artigiano, non solo ispirarlo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *