Immigrati Critical Mass

Nel Corriere del Veneto è stata riportata una notizia interessante a proposito degli immigrati. Stanchi di essere oggetto di atti politici di discriminazione da parte di amministratori leghisti – l’ultimo in ordine di tempo quello del sindaco di Montecchio Maggiore, che con un’ordinanza ha reso più difficile agli stranieri trovare casa nel suo comune – hanno stavolta deciso di prendere l’iniziativa, proclamando uno “sciopero della spesa”. Questa iniziativa, pur con molti limiti, contiene un ragionamento giusto, ed è la consapevolezza del valore economico dell’immigrazione. E’ tempo, infatti, che questo valore venga fatto pesare anche nelle decisioni politiche. Provando a fare qualche conto emergono dati sorprendenti.

Nell’ultimo decennio la presenza straniera è cresciuta in misura considerevole in Italia. Secondo l’Istat, nel 2009 la popolazione straniera residente in Italia ha superato la soglia dei 4milioni di persone, il 7% del totale. Nel 1995 eravamo ancora all’1%. L’attuale quota è oramai vicina a quella dei principali paesi europei, con una differenza significativa: in Italia, gli immigrati mostrano un tasso di attività maggiore di oltre 10 punti la media nazionale (73,7% contro 62,1). Se misuriamo l’incidenza degli stranieri nella classe d’età 15-64 anni, la percentuale sale infatti al 9%. Se poi calcoliamo l’incidenza dei lavoratori stranieri sul totale degli occupati, si arriva all’11%. Inoltre, diversamente da quanto succede in Germania o in Francia, da noi il tasso di disoccupazione degli immigrati rimane allineato a quello medio nazionale, di molto inferiore alla media UE (8,6 contro 12,7). Prima conclusione: gli immigrati vengono da noi per lavorare, e in questo modo contribuiscono concretamente alla produzione di ricchezza nazionale e al gettito fiscale. Inoltre, una parte significativa del reddito viene direttamente consumata, contribuendo anche in questo modo alla crescita economica. Ma quanto vale il consumo degli immigrati?

Per analizzare questo fenomeno possiamo fare un calcolo che tiene conto della spesa delle famiglie misurata sempre dall’Istat in rapporto alla composizione dei nuclei, scontando poi una riduzione per tenere conto, cautelativamente, dei redditi minori percepiti dagli immigrati. Perciò, anche riconoscendo che le famiglie formate da stranieri possano appartenere al “secondo quintile” più povero della popolazione italiana, l’ammontare dei consumi annui degli immigrati raggiunge in Italia il valore di 24 miliardi di euro! Questa cifra già ragguardevole e sicuramente destinata ad aumentare in futuro per almeno due ragioni: da un lato perché il fenomeno dell’immigrazione, per quanto in rallentamento, continuerà comunque a crescere (è avvenuto anche nel corso del 2009); dall’altro perché tale fenomeno, radicandosi anche nel nostro paese, si accompagnerà sempre più ad un aumento dei redditi e dei consumi, anche di beni durevoli.

Questo rilevante volume di consumi è in buona misura “vincolato” al territorio in cui gli immigrati risiedono. Tuttavia, una parte può essere soggetta a strategie di “uscita”. Ad esempio, una parte della spesa alimentare, per l’abbigliamento e per i prodotti della casa (oltre un terzo del totale) potrebbe essere “mobilitata” in relazione anche ad istanze di protesta. Se, infatti, gli immigrati cominciassero ad organizzarsi per concentrare la spesa nei comuni “tolleranti”, il segnale potrebbe diventare molto incisivo. Se non altro, i sindaci che professano l’intolleranza, dovrebbero fare i conti anche con le conseguenze economiche delle loro iniziative. Dal canto loro, adottando strategie di “uscita”, gli immigrati potrebbero cominciare ad assumere quella “voce” politica che la politica, anche a livello locale, non vuole ancora riconoscere loro. Ciò presuppone un’organizzazione fra gruppi sociali ed etnici che non è facile costruire. Tuttavia, l’incentivo all’organizzazione politica potrebbe diventare, alla fine, il risultato più interessante di tutta l’iniziativa. Con effetti positivi anche sull’integrazione sociale.

Giancarlo

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A proposito di corog

Giancarlo Corò è professore associato di Economia Applicata all'Università Ca' Foscari di Venezia, dove insegna Economia e politica dello Sviluppo ed Economia dei distretti. E' responsabile dei progetti di ricerca sull'internazionalizazzione delle Pmi del centro Tedis-VIU.
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2 Responses to Immigrati Critical Mass

  1. Lorenzo G. dicono:

    Una recente ricerca della Sapienza ha rivelato come nel 76,2% dei casi le persone straniere sono presenti nei telegiornali come autrici o vittime di reati.
    http://www.diariodelweb.it/Articolo/Italia/?d=20091218&id=118296

    Se in TV (specialmente in alcune reti particolarmente governative), oggi il ritratto dello straniero è schiacchiato sulla cronaca nera, mentre il loro contributo positivo è relegato a programmi notturni di nicchia, non sorprende che nell’immaginario collettivo dilaghi la paura dell’extra-comunitario.
    In Italia si fanno pochi figli, aumentano gli anziani, e si criminalizzano i giovani stranieri che tengono in piedi la nostra manifattura in molte zone d’Italia. Sembra tutto alquanto schizofrenico (e populista ovviamente).

  2. Vladi dicono:

    Civati, qualche giorno fa, ha messo giù dei numeri interessanti sull’immigrazione, l’irregolarità e i luoghi comuni

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