Artigiani oltre la crisi

Quanto si parla di artigianato si ha sempre la sensazione di oscillare tra premodernità e folklore. Se si guarda all’evoluzione dei processi economici su scala globale sembra difficile, infatti, trovare oggi una collocazione significativa all’artigianato. In più c’è la crisi. Come può un piccolo artigiano affrontare da solo la complessità dei processi di innovazione, di comunicazione e di distribuzione che perfino le medie imprese sono oggi in difficoltà a gestire?

Su questo tema si è discusso all’interno di un evento organizzato da CNA Vicenza  che si è tenuto mercoledì 16 dicembre. Nell’incontro sono emersi alcuni spunti di riflessione sul ruolo dell’artigiano nel contemporaneo. Provo a sintetizzare i passaggi più rilevanti.

Una nuova alleanza con il mondo industriale. L’artigiano può reclamare un proprio spazio nella modernità attraverso un nuovo rapporto con l’industria e con le nuove filiere globali. Stefano Micelli identifica almeno tre ambiti significativi: artigiano adattore, che personalizza prodotti standard; artigiano traduttore, che trasforma il progetto del designer in un prodotto industriale; artigiano prototipista, che realizza prove d’artista e prototipi per lo sviluppo prodotto.

Innovazione. Il contributo che il mondo artigianale può dare al processo di innovazione non è scontato. Brevetti, design, tecnologia sono aspetti fondamentali per l’innovazione. L’artigiano rappresenta una risorsa di qualità e di saperi tecnici che possono arricchire il percorso di innovazione. Questo è stato particolarmente vero per il successo del made in italy a livello internazionale, in particolare per il design. Oggi questo mix merita di essere maggiormente valorizzato.

Autenticità. La produzione di massa ha accresciuto la richiesta di differenziazione da parte dei consumatori. Prodotti low cost e sempre più standard stanno portando ad un crescente bisogno di autenticità. Il successo del movimento Slow Food nel settore alimentare è un segno rilevante di questo fenomeno. Giovanni Bonotto, imprenditore tessile, sostiene che solo l’artigianato è oggi in grado di ridare al prodotto quel “supplemento d’anima” che il processo di produzione industriale gli ha negato. Su questa idea Bonotto ha impostato la strategia della propria azienda.

Comunicazione. La figura dell’artigiano non gode di buona stampa. Cristiano Seganfreddo, ha messo in evidenza la necessità di cambiare la percezione che si ha dell’artigiano e del suo lavoro. Tutti ammirano ad esempio il lavoro dello stilista di moda, pochi sanno quanto questo lavoro è completato dall’abilità delle sarte che sono in grado di interpretare le idee dello stilista e trasformarle in abiti realmente indossabili. Questi figure, seppur così rilevanti per l’innovazione, non hanno la visibilità che meritano.

Le possibili aree sulle quali ripensare l’artigianato in chiave contemporanea si iniziano ad intravedere. La CNA ci crede fortemente e ha deciso di investire in un programma che sviluppi questi punti e che culminerà in un evento, il festival dell’artigianato, che si terrà a settembre 2010. Vedremo i risultati di questa iniziativa.

Marco

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One Response to Artigiani oltre la crisi

  1. Roberto dicono:

    Molto interessante,
    vi segnalo un articolo – L’artigianato del XXI secolo come paradigma del lavoro contemporaneo – che ho scritto per Tafter, rivista online dedicata all’economia della cultura
    http://www.tafter.it/2010/01/13/l%E2%80%99artigianato-del-xxi-secolo-come-paradigma-del-lavoro-contemporaneo/

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