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	<title>Comments on: Acqua pubblica, acqua chiara?</title>
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	<description>Creatività ed Innovazione</description>
	<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 16:59:04 +0000</pubDate>
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		<title>By: Notizie dai blog su Acqua pubblica: a Parigi è (di nuovo) realtà</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2009/11/23/acqua-pubblica-acqua-chiara/#comment-126011</link>
		<dc:creator>Notizie dai blog su Acqua pubblica: a Parigi è (di nuovo) realtà</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 12:16:28 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Perciò, non può che essere sottoposta ad un rigoroso controllo pubblico. blog: First draft &#124; leggi l'articolo            Per help e visualizzare le immagini abilitare javascript.     Scrivi un commento         [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Perciò, non può che essere sottoposta ad un rigoroso controllo pubblico. blog: First draft | leggi l&#8217;articolo            Per help e visualizzare le immagini abilitare javascript.     Scrivi un commento         [...]</p>
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		<title>By: Giancarlo</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2009/11/23/acqua-pubblica-acqua-chiara/#comment-122141</link>
		<dc:creator>Giancarlo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 23:45:05 +0000</pubDate>
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		<description>@Matteo: hai ragione, certe cose non hanno prezzo (lo dice anche la famosa pubblicità di una carta di credito). Il problema è se il prezzo può contribuire all’impiego più rispettoso di una risorsa cui attribuiamo valore. Il “valore” della risorsa è solitamente collegato a quello di “scarsità” attuale oppure anche solo potenziale (quando si compromette l’uso per le generazioni future). C’è da chiedersi: l’acqua è una risorsa scarsa? In realtà, per quanto riguarda gran parte dell’Italia e dell’Europa, non ha senso parlare di scarsità della risorsa idrica. Dunque, è sbagliato fare pagare l’acqua? No, perché ciò che deve essere fatto pagare non è l’acqua in sé, bensì due aspetti relativi al “servizio idrico”: la costruzione di infrastrutture per portare l’acqua nelle case in buone condizioni (sostenibilità igienica e sanitaria), e l’attività di depurazione per restituire l’acqua usata ai fiumi senza compromettere l’equilibrio ambientale (sostenibilità ambientale). Tanto meglio si fanno queste attività, tanto maggiore è il loro costo. Tale costo può essere pagato in diversi modi: con le tariffe (dunque, in base ai consumi), oppure con la fiscalità generale (in base al reddito), oppure ancora con il debito pubblico (qui i criteri redistributivi sono più complessi). Se non vogliamo pagare le tariffe dell’acqua abbiamo due possibilità: non fare le opere idrauliche, oppure farle ma caricarne il costo sulla fiscalità o sul debito. In entrambi i casi, c’è solo l’illusione di non pagare, ma non è affatto così. I problemi ambientali e sanitari presentano subito il conto. E anche il fisco non aspetta molto. Il debito è un costo più subdolo, ma prima o dopo – magari con i nostri figli – anche qui il conto arriva. Ultima considerazione: tanto più l’acqua costa, tanto più ci attiviamo per risparmiarla (o non sprecarla). Se l’acqua non costa nulla possiamo sprecarla. Se costa qualcosa, cercheremo di risparmiarla. Se costa molto, mi attrezzerò per usarne di meno, ad esempio investendo in impianti di irrigazione più efficienti o per il riutilizzo di quella piovana. Il ragionamento vale anche per l’aria: per avere quella buona siamo disposti a pagare un soggiorno in montagna.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Matteo: hai ragione, certe cose non hanno prezzo (lo dice anche la famosa pubblicità di una carta di credito). Il problema è se il prezzo può contribuire all’impiego più rispettoso di una risorsa cui attribuiamo valore. Il “valore” della risorsa è solitamente collegato a quello di “scarsità” attuale oppure anche solo potenziale (quando si compromette l’uso per le generazioni future). C’è da chiedersi: l’acqua è una risorsa scarsa? In realtà, per quanto riguarda gran parte dell’Italia e dell’Europa, non ha senso parlare di scarsità della risorsa idrica. Dunque, è sbagliato fare pagare l’acqua? No, perché ciò che deve essere fatto pagare non è l’acqua in sé, bensì due aspetti relativi al “servizio idrico”: la costruzione di infrastrutture per portare l’acqua nelle case in buone condizioni (sostenibilità igienica e sanitaria), e l’attività di depurazione per restituire l’acqua usata ai fiumi senza compromettere l’equilibrio ambientale (sostenibilità ambientale). Tanto meglio si fanno queste attività, tanto maggiore è il loro costo. Tale costo può essere pagato in diversi modi: con le tariffe (dunque, in base ai consumi), oppure con la fiscalità generale (in base al reddito), oppure ancora con il debito pubblico (qui i criteri redistributivi sono più complessi). Se non vogliamo pagare le tariffe dell’acqua abbiamo due possibilità: non fare le opere idrauliche, oppure farle ma caricarne il costo sulla fiscalità o sul debito. In entrambi i casi, c’è solo l’illusione di non pagare, ma non è affatto così. I problemi ambientali e sanitari presentano subito il conto. E anche il fisco non aspetta molto. Il debito è un costo più subdolo, ma prima o dopo – magari con i nostri figli – anche qui il conto arriva. Ultima considerazione: tanto più l’acqua costa, tanto più ci attiviamo per risparmiarla (o non sprecarla). Se l’acqua non costa nulla possiamo sprecarla. Se costa qualcosa, cercheremo di risparmiarla. Se costa molto, mi attrezzerò per usarne di meno, ad esempio investendo in impianti di irrigazione più efficienti o per il riutilizzo di quella piovana. Il ragionamento vale anche per l’aria: per avere quella buona siamo disposti a pagare un soggiorno in montagna.</p>
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		<title>By: Matteo</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2009/11/23/acqua-pubblica-acqua-chiara/#comment-122118</link>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 15:21:28 +0000</pubDate>
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		<description>Purtroppo oramai la politica è arrivata ad ogni livello della società italiana, in ogni singola terminazione periferica (ne ho avuto l'ennesima conferma nel rinnovo del CDA di una scuola di musica classica storica qui a Portogruaro). 
Giancarlo, ma è sempre vero che se una cosa vale bisogna essere disposti a pagarla? Anche l'aria vale molto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Purtroppo oramai la politica è arrivata ad ogni livello della società italiana, in ogni singola terminazione periferica (ne ho avuto l&#8217;ennesima conferma nel rinnovo del CDA di una scuola di musica classica storica qui a Portogruaro).<br />
Giancarlo, ma è sempre vero che se una cosa vale bisogna essere disposti a pagarla? Anche l&#8217;aria vale molto.</p>
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		<title>By: Giancarlo</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2009/11/23/acqua-pubblica-acqua-chiara/#comment-121961</link>
		<dc:creator>Giancarlo</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 17:46:50 +0000</pubDate>
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		<description>@stefano frac: sono perfettamente d'accordo. Il punto politico vero è proprio questo, ma nessuno se ne occupa. Nè a destra, né a sinistra. Anzi, si sta indebolendo quel poco di regolazione del settore che c'era: il Comitato di vigilanza sulle risorse idriche (Coviri) è stato di fatto smantellato, mentre sulle Autorità d'ambito (Ato) pende la scure di Calderoli, che ritiene siano enti inutili. Invece, senza regolazione non c'è liberalizzazione. Non solo, in assenza di autorità indipendenti di regolazione anche le banche si tireranno indietro, perché non vorranno più finanziare piani di investimento che possono cambiare con il colore delle giunte o con gli umori dell'assessore di turno. Tutto questo caos ha un costo – in termini di maggiori oneri finanziari causati dal rischio più elevato – che graverà sulla bolletta.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@stefano frac: sono perfettamente d&#8217;accordo. Il punto politico vero è proprio questo, ma nessuno se ne occupa. Nè a destra, né a sinistra. Anzi, si sta indebolendo quel poco di regolazione del settore che c&#8217;era: il Comitato di vigilanza sulle risorse idriche (Coviri) è stato di fatto smantellato, mentre sulle Autorità d&#8217;ambito (Ato) pende la scure di Calderoli, che ritiene siano enti inutili. Invece, senza regolazione non c&#8217;è liberalizzazione. Non solo, in assenza di autorità indipendenti di regolazione anche le banche si tireranno indietro, perché non vorranno più finanziare piani di investimento che possono cambiare con il colore delle giunte o con gli umori dell&#8217;assessore di turno. Tutto questo caos ha un costo – in termini di maggiori oneri finanziari causati dal rischio più elevato – che graverà sulla bolletta.</p>
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		<title>By: stefano frac</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2009/11/23/acqua-pubblica-acqua-chiara/#comment-121956</link>
		<dc:creator>stefano frac</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 15:50:42 +0000</pubDate>
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		<description>Paradossalmente il vizio maggiore del decreto Ronchi non è l'entrata di soggetti privati nella gestione del servizio idrico, quanto la mancata previsione di compiti chiari e forti di regolazione pubblica. Regolazione pubblica significa che le Autorità Territoriali d'Ambito (ATO) dovrebbero essere non solo espressione politica e amministrativa del territorio ma anche attrezzate tecnicamente per fissare investimenti, tariffa, sorveglianza e controllo del servizio. Il rischio è quello di una liberalizzazione senza regolazione. Alla liberalizzazione delle gestioni si risponde rafforzando le ATO, mettendole in grado di non subire le scelte dei gestori che mediamente dispongono di più informazioni di quelle in possesso dei loro regolatori. La riforma del servizio idrico parte da qui.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Paradossalmente il vizio maggiore del decreto Ronchi non è l&#8217;entrata di soggetti privati nella gestione del servizio idrico, quanto la mancata previsione di compiti chiari e forti di regolazione pubblica. Regolazione pubblica significa che le Autorità Territoriali d&#8217;Ambito (ATO) dovrebbero essere non solo espressione politica e amministrativa del territorio ma anche attrezzate tecnicamente per fissare investimenti, tariffa, sorveglianza e controllo del servizio. Il rischio è quello di una liberalizzazione senza regolazione. Alla liberalizzazione delle gestioni si risponde rafforzando le ATO, mettendole in grado di non subire le scelte dei gestori che mediamente dispongono di più informazioni di quelle in possesso dei loro regolatori. La riforma del servizio idrico parte da qui.</p>
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