Il Nordest? Si è perso in rotonda …

Lunedì 16 novembre si è tenuto un bel dibattito tra Ilvo Diamanti, il sociologo del Nordest, e Luca Meldolesi, l’economista esperto di questioni meridionali, organizzato da Stefano Micelli all’interno del corso di economia e gestione delle imprese internazionali a Ca’ Foscari. Diamanti ha effettuato senza risparmiarsi una lucida, e a tratti ironica, analisi del Nordest, partendo proprio dalla metafora delle rotonde. Una società liquida che gira in tondo, che sembra difficilmente rispondere alle categorie interpretative tradizionali e oscilla pericolosamente tra una provincia infinita e la nascita di una possibile nuova Los Angeles. Secondo il sociologo vicentino il Nordest è il simbolo dell’arte di arrangiarsi (la prima lettera del suo Sillabario pubblicato da Feltrinelli), un territorio che si è sviluppato in modo autonomo da ogni discorso politico e che ha posto l’economia e in parte la società locale come obiettivi primari del proprio agire. Da spazio di emigrazione a terra di immigrazione in pochi decenni, con una accelerazione che ha pochi eguali. Diamanti sostiene che così come non ci siamo accorti del suo sviluppo non ci accorgiamo ora delle sue difficoltà, nel senso che è un territorio che tende a gestire in autonomia crescita e decrescita e non è abituato a chiedere aiuto esterno.  La politica, che avrebbe dovuto guidare questo sviluppo (e gestire la crisi), è andata (e va ancora) al traino. E il federalismo che ruolo sta avendo? Su questo passaggio Diamanti sembra non avere dubbi. Dice che il federalismo è più un’illusione che una realtà: i comuni non hanno più soldi da spendere e le regioni sono percepite dai cittadini come entità astratte che non hanno la capacità di incidere sulla loro vita. Insomma tutto è più romano (nonostante la Lega) di quello che sembri.
Mi ha un po’ sorpreso scoprire proprio su questo punto la convergenza con le proposte di Meldolesi per il Sud. L’economista napoletano sostiene che lo Stato, la Regione, il Comune hanno sostanzialmente fallito, e invita a ragionare su un’ipotesi che lo stesso Diamanti ha definito di “federalismo antropologico”, ripartendo dalle persone e dai territori. Non più regole astratte dallo Stato centralista ma autodeterminazione. Un’idea affascinante, una specie di autonomismo catalano per il  Sud che deve però essere valutato attentamente in considerazione delle difficoltà oggettive del contesto di intervento (con quali risorse garantire questo autonomismo? E il problema della criminalità organizzata?)
Sulla visione per il futuro emergono delle diversità di atteggiamento. Meldolesi è ottimista sostiene che il cambiamento è possibile e che bisogna continuare a battersi per questo obiettivo. Meno fiducioso Diamanti che vede il Nordest un po’ appesantito, più ricco ma invecchiato e con meno “fame”.  Con l’aggravante delle infinite rotonde. Vedremo chi avrà ragione.

Marco

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2 Responses to Il Nordest? Si è perso in rotonda …

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  2. Riccardo Dalla Torre dicono:

    Nell’analisi di Diamanti si mescolano molti temi e altrettanti chiavi di lettura del Nordest. Sicuramente chi vive nel Nordest, oggi, ha meno “fame” di chi ci viveva 20-30 anni fa. Concordo anche sull’immagine di un Nordest che oscilla tra una provincia infinita e la nascita di una possibile nuova Los Angeles. Verrebbe quindi da chiedersi come imboccare l’uscita giusta della rotonda, per rimanere all’interno della metafora suggerita da Diamanti. L’entusiasmo e le adesioni di molti addetti ai lavori a due progetti di natura internazionale come la Capitale Europea della Cultura (2019) e le Olimpiadi (2020) sembrano indicare come un grande evento potrebbe fissare un obiettivo e, al tempo stesso, un orizzonte temporale di riferimento per progettare il Nordest. Per far venire l’appetito a chi oggi sembra sazio bisogna però aumentare il coinvolgimento della popolazione e dare loro, quantomeno, la speranza di poter svolgere un ruolo (seppur limitato) nella progettazione del territorio all’interno del quale vivono.
    Riccardo Dalla Torre

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