Bilancio del primo barcamp veneziano

Sono ormai passate due settimane del Veneziacamp 2009 ed è tempo di fare un bilancio. Il barcamp veneziano (all’edizione zero o beta) è piaciuta: 2.000 presenze dell’arsenale moltiplicate da blog, post, video e foto nel web malgrado il periodo fosse uno dei peggiori possibili (tempo orrendo, lo SMAU, la Venice Marathon e pure lo sciopero nazionale nella giornata di venerdì). Ne è venuto fuori un format che è evoluto in un qualcosa che assomiglia più a un “rave” piuttosto che a un insieme di eventi sull’innovazione.
A Venezia c’erano sì dei temi: Cittadinanza digitale, Innovazione tecnologica, Turismo sostenibile, Innovazione nella PA, Social media e comunicazione, Nuove professioni del web, ma alla fine ci si è trovati a sviluppare applicazioni per iPhone, a mangiare la “porchetta taggata”, a discutere con gli alunni delle scuole elementari sul futuro delle città, a comprendere il ruolo della controinformazione sul terremoto in Abruzzo, ad immaginare l’Arsenale come i Docklands italiani, a chiedere di non chiudere le porte dell’Arsenale perché gli sviluppatori di Facebook volevano passarci al notte.  Ma si sono anche incontrate le aziende del MetaDistretto Digital Mediale, i politici che cavalcano i social media, gli scrittori creativi, gli aderenti alla Carta Etica Digitale e i protagonisti della rete dei 40xvenezia e la Pubblica Amministrazione con i suoi innovatori, ormai pronti a promulgare il manifesto dell’Amministrare 2.0. E tutti questi, con i loro contributi e con la loro voglia di contaminarsi, hanno creato un enorme mash-up di idee, di visioni e soprattutto di opportunità. Non a caso erano presenti anche diversi ventur capitalist.
Cosa ci insegna il Veneziacamp? Che è importante ascoltarsi. Che i convegni tradizionali sono ormai quasi esclusivamente sinonimo di “turismo congressuale”, che c’è ancora tanta voglia di confrontarsi sul campo, che vogliamo ancora provare a  cambiare, che siamo ancora capaci di dialogare e di ritrovarci nella rete.
Il vero successo di questa edizione zero è che non si è parlato solo di Internet; il tema comune di ogni evento era in realtà l’innovazione che la rete sta portando nelle nostre vite. David Weimberger ha detto che la rivoluzione è in corso; in questi giorni ci siamo resi conto anche che l’innovazione tecnologica deve accompagnarsi necessariamente ad una innovazione organizzativa, ad una diversa filosofia dell’affrontare le cose. La rete è il vero laboratorio del postfordismo; ma non si potrà essere postfordisti solo sulla rete, questo sarebbe mero consumo delle macchine.
È giunto il momento di cambiare le cose da dentro. Serve un cambio culturale collettivo e questo è lo sforzo a cui siamo chiamati in un mondo che cambia di giorno in giorno. Come diceva Winston Churchill: “Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna per forza cambiare”.

Andrea Casadei

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