Stop alla Banda Larga

Giovedì scorso il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta ha annunciato che gli 800 milioni per lo sviluppo della Banda Larga (20 Megabit entro il 2012 al 96% della popolazione e almeno 2 Megabit per il restante) sono stati congelati “fino a quando non usciremo dalla crisi”. Una decisione, secondo me, sbagliata e intempestiva per una serie di motivazioni.
La prima. La situazione della infrastrutture immateriali (banda larga) del nostro Paese è decisamente deficitaria (si pensi che il 12% della popolazione non ha un collegamento a 2Megabit –come dice ultimo rapporto Caio) e il Piano Romani (dal nome del Vice-Ministro che l’ha ideato) rappresentava una prima risposta parziale ma organica al tema vista l’oramai scomparsa degli investimenti privati. In Italia il tasso di diffusione della banda larga è meno della metà rispetto alla Danimarca (17% contro 35% ogni 100 abitanti).
Inoltre, gli altri Paesi europei non solo stanno meglio ma hanno lanciato importantissimi piani di sviluppi di reti di nuova generazione: basti pensare al recente annuncio della Finlandia che ha approvato una legge che riconosce il diritto di tutti i cittadini finlandesi a una connessione a banda larga a 100 Megabit per il 2015 oppure alla Germania che ha in corso un piano per collegare il 75% della popolazione entro il 2014 a una velocità tra i 50-100 Megabit.
Ultimo aspetto, gli investimenti nella banda larga rappresentano inoltre un’opportunità diretta di sviluppo ed occupazione sul territorio basti pensare che indicativamente circa il 60-70% di queste risorse sono destinate ad opere civili: aspetto non trascurabile in questa fase di profonda crisi.
Questa decisione di temporeggiare innegabilmente contribuirà ad aggravare la situazione italiana a discapito soprattutto di imprese aperte ed internazionali, del reale cambiamento della pubblica amministrazione (limitando gli eventuali effetti del piano di Egov 2012) e soprattutto di quel terziario creativo (design, comunicazione, web professional, etc) che la crisi sta mettendo in seria difficoltà e che trova nelle infrastrutture di rete un bene pubblico indispensabile per la sua attività.
Il Piano Romani sulla banda larga era il tentativo di rimettere il nostro Paese all’inseguimento dei nostri competitor europei facendo il “minimo”: ma nonostante questo è stato rinviato. Evidentemente la banda larga è considerata da molti un’infrastruttura di serie “B” o peggio non è proprio considerata un’infrastruttura utile al futuro dell’Italia.

Luca De Pietro

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