La caduta di un mondo

Vent’anni fa cadeva il Muro di Berlino, imprimendo una svolta decisiva alla nostra storia. Abbiamo ancora oggi negli occhi le immagini dei giovani tedeschi che abbattevano con mazze, martelli o a mani nude un muro che sembrava invalicabile. Un muro che segnava un confine simbolico, come del resto sono tutti i confini, ma che in questo caso esprimeva una forza drammatica: quella di dividere due mondi in base ad un valore fondamentale, che è la libertà. La caduta del muro di Berlino rappresenta la prova più evidente che, alla fine, il motore della storia è la ricerca di ogni individuo verso la libertà. Ed è stupefacente venire a conoscenza tramite alcune testimonianze – magari tardive, ma molto significative, come quella di Jaruzelski – di quante resistenze la caduta del Muro avesse suscitato non tanto nei governi dell’Europa orientale, bensì fra i potenti delle democrazie occidentali. A partire da un campione del liberismo europeo quale Margaret Thatcher, preoccupata che l’unificazione tedesca mettesse a repentaglio gli equilibri geo-politici consolidati dalla guerra fredda. Ma anche Mitterand e Andreotti avevano manifestato molte contrarietà per un processo di liberazione celebrato a parole, ma temuto nei fatti. Queste ipocrisie sono state spazzate via dalla storia. Perché se la storia ha un senso, è proprio la ricerca della libertà: quando una società esercita questa spinta, non c’è equilibrio geo-politico o ragion di stato che possa fermarla. Sarebbe tuttavia un errore credere che questa energia vitale animi sempre e comunque le società. In realtà, caduto il Muro di Berlino, l’Europa sembra oggi attraversata da tanti piccoli muri che segnano la paura di perdere supremazia e identità di fronte ad un mondo che corre molto più veloce. Che poi sopra questi muri venga spesso alzata la bandiera della libertà – come usano fare i movimenti populisti e xenofobi – ci dice solo che l’ipocrisia ha sempre un posto riservato nel palcoscenico della storia.

Giancarlo

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A proposito di corog

Giancarlo Corò è professore associato di Economia Applicata all'Università Ca' Foscari di Venezia, dove insegna Economia e politica dello Sviluppo ed Economia dei distretti. E' responsabile dei progetti di ricerca sull'internazionalizazzione delle Pmi del centro Tedis-VIU.
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One Response to La caduta di un mondo

  1. Riccardo Dalla Torre dicono:

    Vedendo Berlino, oggi, mi sembra di notare uno stretto legame tra la ricerca della libertà e un’idea di futuro. A Berlino (come in molte altre città in tutta Europa d’altro canto) il passato e la storia oggi non rappresentano degli ostacoli, quanto piuttosto delle leve di sviluppo. Penso anche a città che hanno saputo reinventarsi cambiando la propria vocazione, spesso industriale o portuale, diventando centri di innovazione, cultura, creatività (tra le altre, conosco meglio Liverpool, Bilbao, Glasgow). Certo ci vuole una buona dose di coraggio, oltre alla volontà di condividere un’idea di futuro con chi di questo futuro vorrebbe essere protagonista. L’Italia possiede queste qualità? La decisione sulla banda larga lascia trasparire una difficoltà anche solamente a ragionare in una prospettiva di breve periodo.
    Riccardo Dalla Torre

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