Due buoni motivi per partecipare all’Expo di Shanghai 2010

Quali sono le ragioni per investire sulla presenza italiana all’Expo universale di Shanghai 2010? Federico Rampini, ieri a Venezia per tavola rotonda su questo tema, ne ha messe in evidenza due.
Un primo buon motivo per esserci sta nei numeri. I cinesi parteciperanno in massa all’evento e, soprattutto, parteciperanno con un entusiasmo e una curiosità difficilmente registrabili nella vecchia Europa. Il motivo è semplice. Mentre il nostro mondo è diventato molto scettico sulle virtù del progresso, la cultura cinese guarda alla tecnologia e all’innovazione con una fiducia senza remore. Tanto entusiasmo, in Cina, ha il suo fondamento. Le infrastrutture del mondo cinese (aereoporti, strade, ferrovie, metropolitane) hanno fatto un salto di qualità clamoroso nel corso degli ultimi cinque anni. Per questo i cinesi, dice sempre Rampini, andranno a vedere l’Expo con la stessa curiosità e la stessa speranza di coloro che centocinquanta anni fa visitavano i padiglioni dell’Expo di Londra e di Parigi. A questi milioni di visitatori l’Italia ha il dovere di raccontare una sua idea del futuro. E’ un gesto importante, che costringerà noi italiani a riflettere sul destino del nostro paese.
Un secondo motivo per partecipare riguarda le nuove elite cinesi. Se è vero che la Cina continua a crescere in modo tumultuoso, è anche vero che un’elite benestante ha già consolidato la propria condizione economica. Questa stessa elite, sempre secondo Rampini, chiede oggi qualità della vita. In pochi anni le megalopoli cinese hanno assorbito decine di milioni di nuovi abitanti provenienti dalle regioni più povere dell’ovest della Cina. Il prezzo di questa trasformazione è stato altissimo soprattutto sul versante della conservazione di una memoria storica. Sono stati rasi al suolo quartieri, si è perso il senso di una comunità, mancano piazze e spazi di incontro. Per queste elite, la lezione italiana ha un fascino innegabile. Le nostre città mantengono un legame con la storia che, agli occhi della cultura cinese, costituisce una possibile uscita dal tunnel della crescita senza orizzonte di senso.

Stefano

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