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	<title>Comments on: Perchè conviene evitare la guerra sul made in Italy</title>
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	<description>Creatività ed Innovazione</description>
	<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 18:57:11 +0000</pubDate>
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		<title>By: Shared Items - 11 November 2009 &#124; [4]marketing.biz</title>
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		<dc:creator>Shared Items - 11 November 2009 &#124; [4]marketing.biz</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 09:47:01 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Perchè conviene evitare la guerra sul made in Italy [...]</description>
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		<title>By: Michele</title>
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		<dc:creator>Michele</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 10:49:58 +0000</pubDate>
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		<description>Mi piacerebbe andassimo verso il design in Italy d'ispirazione Apple che in bella mostra mette su ogni I-Phone "Design in California, made in China".

La visione ideologica che tu indichi rivela una poca conoscenza della realtà che è ben più complessa.

Produrre in Italia e subappaltare in nero o delocalizzazare? 
Credo ci siano altre vie.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi piacerebbe andassimo verso il design in Italy d&#8217;ispirazione Apple che in bella mostra mette su ogni I-Phone &#8220;Design in California, made in China&#8221;.</p>
<p>La visione ideologica che tu indichi rivela una poca conoscenza della realtà che è ben più complessa.</p>
<p>Produrre in Italia e subappaltare in nero o delocalizzazare?<br />
Credo ci siano altre vie.</p>
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		<title>By: marco</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2009/11/04/perche-conviene-evitare-la-guerra-sul-made-in-italy/#comment-120683</link>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 10:19:19 +0000</pubDate>
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		<description>Arianna hai ragione ad evidenziare la centralità della dimensione etica. I consumatori, giustamente, dimostrano una crescente attenzione a questi aspetti: il caso nike insegna. Sfruttamento e violazione delle libertà individuali sono cose da combattere che ci sia dietro (o meno) un prodotto industriale. Non vorrei che però questo dibattito scivolasse verso una direzione a mio avviso molto pericolosa che legittima implicitamente la possibilità di copiare il prodotto come arma di ritorsione nei confronti di alcuni brand che non si curano di controllare le proprie catene di fornitura. La dimensione etica è rilevante in entrambi i casi. 

Marco</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Arianna hai ragione ad evidenziare la centralità della dimensione etica. I consumatori, giustamente, dimostrano una crescente attenzione a questi aspetti: il caso nike insegna. Sfruttamento e violazione delle libertà individuali sono cose da combattere che ci sia dietro (o meno) un prodotto industriale. Non vorrei che però questo dibattito scivolasse verso una direzione a mio avviso molto pericolosa che legittima implicitamente la possibilità di copiare il prodotto come arma di ritorsione nei confronti di alcuni brand che non si curano di controllare le proprie catene di fornitura. La dimensione etica è rilevante in entrambi i casi. </p>
<p>Marco</p>
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		<title>By: Arianna Rossi</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2009/11/04/perche-conviene-evitare-la-guerra-sul-made-in-italy/#comment-120681</link>
		<dc:creator>Arianna Rossi</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 09:53:27 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie per il link a Report (trovo molto interessante il primo servizio). Sono d’accordo sulle tue osservazioni riguardo alla separazione fittizia di manifattura e brand, il cui legame costituisce la forza del Made in Italy. Ma trovo che il primo servizio sui brand di lusso non sia solo utile per sottolineare il rischio di divisione tra componenti di produzione materiali e immateriali, ma anche per portare l’attenzione sull’aspetto etico e sociale della produzione di lusso. Credo che molti consumatori assumano (come Santo Versace) che ci sia un « codice etico » sicuramente rispettato dai brand di lusso e che il prezzo pagato per i prodotti rifletta anche la conformità a standard lavorativi e sociali. Cosa che molte volte non corrisponde a realtà, né in Italia né all’estero – come mostrato da Report e come posso confermarti per esperienza personale in Marocco.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie per il link a Report (trovo molto interessante il primo servizio). Sono d’accordo sulle tue osservazioni riguardo alla separazione fittizia di manifattura e brand, il cui legame costituisce la forza del Made in Italy. Ma trovo che il primo servizio sui brand di lusso non sia solo utile per sottolineare il rischio di divisione tra componenti di produzione materiali e immateriali, ma anche per portare l’attenzione sull’aspetto etico e sociale della produzione di lusso. Credo che molti consumatori assumano (come Santo Versace) che ci sia un « codice etico » sicuramente rispettato dai brand di lusso e che il prezzo pagato per i prodotti rifletta anche la conformità a standard lavorativi e sociali. Cosa che molte volte non corrisponde a realtà, né in Italia né all’estero – come mostrato da Report e come posso confermarti per esperienza personale in Marocco.</p>
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