La classe creativa nelle terre di mezzo

Aldo Bonomi riflette sulle difficoltà di una generazione creativa in mezzo al guado. Il post riprende il microcosmo del Sole 24 Ore del 18 ottobre scorso. 

Che ne è, cosa ne sarà, dei tanti, soprattutto giovani, che avevano creduto e lavorano e vivono in quel segmento di economia ipermoderna della comunicazione e della conoscenza? Quelli, per intenderci, che non hanno né ordini professionali, ereditati dalle professioni liberali del 900, come gli avvocati, i notai o i commercialisti, né sindacato, né corporazioni che fanno lobby e parlano per loro. Si devono sentire, immagino, un po’ “cornuti e mazziati”, come si suol dire, nelle fabbrichette dell’economia reale. Avevano creduto nella forza espansiva della terziarizzazione, nella società dello spettacolo, nell’economia dei flussi e nelle reti ove si lavora comunicando. Adesso nessuno più comunica con loro come soggetti sociali, come risorsa cognitiva del paese.
Se fai ricerca e parli con loro, scavi nel loro malessere, ti senti dire che gli operai quando salgono sulle gru in difesa del loro posto di lavoro, giustamente, hanno visibilità televisiva e sindacato. I padroncini e gli artigiani quando si mobilitano, ottengono cassa integrazione in deroga e Bossi e Tremonti che partecipano alle loro assemblee con, giustamente, tanto di editoriale sul Corriere della Sera. A noi altro non resta che l’inserto Nòva del Sole 24 Ore, che non è poca cosa come racconto, ma nessuno che si ponga il problema di ciò che resta della nostra partita IVA. Malessere che diventa sottile e triste ironia quando ti fanno giustamente notare che tutte le retoriche di uscita dalla crisi non rimandano né alla vecchia fabbrica fordista, né al solo mondo della manifattura e del saper fare, ma alla green economy e ad una produzione di merci compatibile che incorpori innovazione e simboli adeguati alle nuove tendenze dei consumi
I più attenti e raffinati, citando un intervento di Enzo Rullani sul blog Firstdraft, si sentono rappresentati dai premi nobel dell’economia Elinor Ostrom e Oliver E. Williamson. La prima per i suoi studi sui beni comuni, territorio, ambiente, cultura, conoscenza condivisa di una società, e il secondo per i suoi lavori sui “confini dell’impresa”, ossia delle reti che estendono o restringono lo spazio di azione delle imprese. Si sentono giustamente protagonisti e artefici di quella terra di mezzo fatta di reti territoriali e reti di impresa ove sono al lavoro.
Ti chiedono con rabbia, perché, se siamo con il nostro lavoro consulenti e protagonisti della modernità che viene, la nostra terra di mezzo è solo l’essere in mezzo alla crisi del capitalismo delle reti e alle difficoltà del capitalismo di territorio? Si sentono esuli in patria se, con questo termine antico, vogliamo intendere i territori ove sono al lavoro.

Aldo Bonomi

Questa voce è stata pubblicata in Nuove identità e taggata come , , . Aggiungi ai segnalibri il permalink.

9 Responses to La classe creativa nelle terre di mezzo

  1. Pingback: martameo » Sulla gru du NOVA

  2. Pingback: I creativi (di Bonomi) nella terra di mezzo ( Formigoni Innovazione lavoro ) - Il blog di Marcello Saponaro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *