Politica industriale e distretti

Sono di ritorno da Nantes, dove ho presentato l’esperienza della legge regionale del Veneto sui distretti industriali ad un workshop organizzato da Audencia-Nantes School of Management e dallo SciencesPo. L’idea degli organizzatori è stata di mettere a confronto le diverse politiche industriali basate sui cluster e sui distretti che sono state attivate a livello europeo. Quello che è emerso è tutt’altro che banale. Due sono gli aspetti che mi hanno colpito. Il primo riguarda la grande varietà di soluzioni adottate e messe in pratica sia a livello nazionale che regionale. Non ci sono tentativi di applicazioni ideologiche di policy per incentivare i distretti, quanto la necessità di tenere in considerazioni le caratteristiche sia del tessuto sociale a livello locale quanto delle forme di organizzazione dello Stato (Francia, Italia e Germania sono molto diversi da questo punto di vista). Il secondo è relativo alla dimensione degli investimenti. in Germania, ad esempio, la sola Baviera ha investito negli ultimi 4 miliardi di euro nella costruzione di due cluster dedicate all’high-tech a cui si vanno ad aggiungere i 200 mlioni di euro messi a disposizione dal governo federale con l’iniziativa Spitzencluster indirizzata a finanziarie i distretti di punta della Germania. Si può sempre obiettare che si tratta di poli tecnologici per favorire il legame tra università ed impresa e non di distretti. Tuttavia la dimensione dell’investimento fa riflettere.
Difficile (direi quasi impossibile) un paragone con il Veneto che ha investito negli ultimi anni circa 100 milioni di euro erogati secondo la nuova legge. Una cifra che è comunque di tutto rispetto in relazione al contesto Italiano e alla risorse disponibili dalla Regione. Ma non è sulla quantità del finanziamento che il Veneto è risultato interessante, quanto sulla qualità. E’ stato molto apprezzato dai ricercatori e dagli esperti di public policy l’impostazione della legge che si basa su un modello dal basso, dove sono gli stessi attori che si attivano e avanzano proposte progettuali, senza che la Ragione debba definire a priori ciò che è distretto e ciò che non lo è. Da questo punto di vista, il modello Veneto è una novità rispetto ad un contesto europeo ancora molto legata alla logica degli interventi top-down.

Marco

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