Come valutare le nuove start-up web 2.0? Il caso blogbabel

Il mondo del web italiano non è molto grande, e quelle poche iniziative interessanti ed originali che nascono di tanto in tanto non impiegano molto tempo a monopolizzare l’attenzione e scatenare dibattiti. Tra queste il portale BlogBabel.
BlogBabel nasce nel luglio del 2006 per iniziativa di Ludovico Magnocavallo, partendo inizialmente come semplice directory dei blog italiani più interessanti, col tempo affina le proprie funzionalità permettendo di stilare una vera e proprio classifica basata su diversi criteri automatici quali ad esempio il ranking di Google, la classifica di Technorati e gli iscritti a Feedburner (solo per citare i parametri più importanti). In breve tempo diviene un utile servizio per i blogger e un punto di riferimento per i lettori. Dopo alterne vicende e non poche polemiche (il portale è stato chiuso per un periodo a causa delle numerose proteste dei blogger penalizzati dalla classifica), BlogBabel quest’estate viene messo in vendita prima su eBay – base d’asta 4.999 (?) – poi ritirato e successivamente ceduto ad un’altra società del gruppo Banziai, la Liquida.

Fin qui, direte voi, nulla d’eccezionale se non fosse che, qualche giorno fa, Gianluca Neri, giornalista e conduttore radiofonico, decideva di svelare dal suo blog (uno dei più noti e frequentati del web italiano) i retroscena di una trattativa parallela alquanto goffa portata avanti per conto di una grande azienda italiana e conclusasi in un nulla di fatto (qui il resoconto piuttosto divertente, ne consiglio la lettura). A questo punto non poteva mancare l’inevitabile replica dello stesso Magnocavallo (qui). Inutile dire che la faccenda ha scatenato un gran dibattito nella blogosfera italiana.

L’episodio merita qualche riflessione. In primo luogo fa sempre un certo ché vedere come in Italia, anche iniziative interessanti come quella di BlogBabel, non riescano ad avere alle spalle un progetto imprenditoriale coerente e lungimirante. La sensazione è quella che molto spesso vi siano grandi capacità tecniche non accompagnate da altrettante capacità imprenditoriali o manageriali. Una seconda considerazione, più generale, e slegata da questo episodio, riguarda la corretta valutazione del valore economico di una start-up in Rete. Qual è il reale valore economico di un progetto come BlogBabel? Il numero d’iscritti? Le ore di lavoro impiegate? Il numero di pagine viste? Dai due resoconti emerge che il valore del portale è oscillato in poche settimane tra 60.0000 e i 5.000 euro, segno di una assoluta mancanza di metriche di riferimento razionali. Gli stessi analisti internazionali hanno difficoltà nel capire il valore reale di iniziative sicuramente più rilevanti come quella di Facebook.

Personalmente penso che l’obiettivo primario di una start-up di quel genere, sia quella di creare un servizio innovativo, crescere di reputazione il più velocemente possibile e successivamente vendere all’offerente migliore. Semplice. Forse banale.
Le start-up in Rete possono svolgere quella funzione di ricerca e sviluppo che, per svariate ragioni, a volte non può essere svolta in modo altrettanto efficiente all’interno delle grandi aziende (sia per gli incentivi personali necessari per percorre campi inesplorati, per la necessità di esser esposti a stimoli esterni continui). Alle aziende più robuste spetta in seguito il compito di investirci importanti capitali per rendere tali innovazioni successi di grande pubblico.

Antonio Picerni

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3 Responses to Come valutare le nuove start-up web 2.0? Il caso blogbabel

  1. -.-' dicono:

    come tutte le cose innovative è difficile sapere cosa diverrà alla fine, ed è pieno di start-up web perchè hanno costi ridicoli e quindi non serve a poco analizzare quanto valga il mercato, si perde meno tempo a realizzare la cosa.

  2. -.-' dicono:

    poi le economie di rete tendono a concentrare il settore e quindi realizzi quasi tutto il potenziale o neanche un po’, e chi lo sa chi è il prossimo a presentarsi all’orizzonte

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