La macroeconomia in quattrordici pagine

Le uscite di Tremonti sugli economisti-Harry Potter vi hanno lasciato un po’ perplessi ma siete alla ricerca di lumi a proposito delle vistose defaillance della categoria? Consiglio vivamente la lettura di quattordici pagine scritte da Paul Krugman sulle ragioni che stanno all’origine dei tanti errori degli economisti (il titolo è del paper è esplicito: How Did Economists Get It So Wrong?).

Tento una sintesi alla Giorgio Dell’Arti. Lo stato di salute della macroeconomia non è buono. La catergoria si è a lungo illusa di aver risolto praticamente tutti i problemi teorici e pratici dell’economia: in realtà la passione per l’eleganza matematica ha portato lontano dalla verità (mistaking beauty for truth).

L’economia neoclassica ha imposto le sue regole relegando il pensiero di Keynes nello scaffale dei libri per ragazzi. I puristi della economia di mercato hanno imposto una visione razionalista del comportamento umano e hanno imposto una fede cieca nell’efficienza dei mercati. Per gli economisti di acqua dolce (gli economisti ortodossi – ci ricorda Krugman – vivono e lavorano perloppiù lontano dalle coste, molti a Chicago) non c’è posto per bolle di mercato o collassi bancari. A proposito dei prezzi del mercato immobiliare, Eugene Fama, nel 2007 (non cinquanta anni fa) ha dichiarato con piglio: “la parola bolla mi fa andare fuori di testa”. I mercati sono dispositivi efficienti che assicurano prezzi che riflettono il valore intrinseco dei titoli. Superfluo aggiungere che la deriva à la Pangloss è dietro l’angolo: viviamo inesorabilmente nel migliore dei mondi possibili.

Non tutti gli economisti vivono fra fiumi e laghi: ci sono anche economisti usi all’acqua di mare. Più pragmatici dei loro colleghi, gli economisti delle due coste hanno guardato con una certa attenzione al pensiero keynesiano. A differenza dei puristi, hanno riposto grande fiducia nelle politiche della Fed e, in particolare, sull’abilità del grande Alan Greenspan. Ma pure loro partono dall’ipotesi che il comportamento umano sia perfettamente razionale e che i mercati siano sostanzialmente efficienti. Il che rende complicato mettere a fuoco e gestire una crisi di domanda come quella attuale.

Esiste un lumicino di speranza per chi crede in un’economia senza ideologia? Krugman ci dice di sì. Alla fine del tunnel c’è una luce. E’ l’economia comportamentale, quell’economia che la smette di considerare l’uomo come un essere perfettamente razionale e parte dall’osservazione dei suoi comportamenti effettivi. Le scienze cognitive ci hanno aiutato molto a mettere a fuoco i limiti dell’homo economicus. Lo studio di come pensiamo e come ragioniamo, noi esseri umani nel mondo reale, aiuterà l’economia a risollevare le sue sorti.

Stefano

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