Vetro artistico o vetro turistico?

Il Gazzettino di Venezia rilancia da alcune settimane il tema della crisi di Murano. Sforzo meritorio, visto che il vetro artistico è un pezzo storico del made in Italy. I numeri della crisi sono impressionanti: su 900 addetti nel comparto, 600 sono in cassa integrazione. Molte delle aziende leader del distretto hanno subito nell’anno in corso una riduzione dei ricavi fino al 40% rispetto agli anni passati. Insomma, una situazione difficile.

La polemica, ci dice la stampa locale, si concentra in questo momento fra le associazioni di categoria che hanno lanciato il marchio “made in Murano” e i commercianti veneziani che si lamentano dei pochi controlli sul vetro contraffatto. Il falso vetro di Murano rappresenta da tempo la “piaga” con cui si misurano i venditori di vetro a Venezia che oggi reclamano più repressione contro i prodotti “taroccati”. La polemica non è nuova, ma si ripropone sistematicamente ad ogni crisi del settore.

Concordo sulla lotta alla contraffazione, figuriamoci. Sono molto perplesso invece di fronte alla tesi, che il dibattito suggerisce in modo implicito, secondo cui il futuro del vetro di Murano dipende dall’abbraccio con l’industria turistica. Dobbiamo pensare davvero che la tradizione dei maestri vetrai debba dipendere solo dai visitatori che sbarcano in laguna? Nessuno crede che il futuro dei violini prodotti a Cremona dipenda dai turisti di passaggio sulla Brescia-Piacenza. Né ci aspettiamo che Feltrinelli a Cremona smetta di vendere violini a 50 euro (rigorosamente made in China) per difendere il prodotto italiano. Certo, sfruttare il turismo è cosa sacrosanta. Se voglio promuovere il Primitivo di Manduria è bene che la promozione turistica del Salento si dia da fare. Ma qui siamo nella situazione opposta. Dobbiamo salvare i mestieri d’arte dalla loro traduzione in folklore. 

Il vetro soffiato non è una stramberia storica. E’ ancora oggi un elemento importante del sistema-casa italiano. E non si tratta solo di Venini e Barovier. Aziende muranesi hanno fatto fortuna portando in terraferma il mestiere: Firme di vetro, Vistosi e in parte la stessa Foscarini continuano a proporre il vetro soffiato nel mondo, con il merito di aver inserito i mestieri della tradizione all’interno di una filiera e di un modello di impresa di tipo industriale.

Mi pare un po’ riduttivo pensare alle vicende del vetro come a un problema semplicemente veneziano. Le sorti di Murano sono un banco di prova per il futuro dei nostri mestieri d’arte e il loro ruolo nell’economia nazionale. Questi mestieri, oltre a essere un pezzo del nostro patrimonio culturale, sono ancora oggi un ingrediente essenziale della competitività delle nostro filiere industriali. Pensarli semplicemente a ridosso del business turistico è davvero troppo poco.

Stefano

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4 Responses to Vetro artistico o vetro turistico?

  1. Eleonora dicono:

    Comprare un prodotto in vetro a Venezia consente al turista di portarsi a casa un ricordo del suo viaggio e legare l’esperienza che ha vissuto con un oggetto che gli attiverà ricordi felici ogni volta che verrà guardato, diventerà lo spunto per discussioni sulla vacanza con amici e parenti ecc.
    Se marchiato come vero vetro di Murano dovrebbe, nel binomio vetro-turismo, avere più valore perchè si porta dietro anche un saper fare locale. Ma aumenta anche il valore dell’esperienza turistica? Non necessariamente. Posso immaginare che vengano venduti vetri “veneziani” anche al Venetian di Las Vegas o di Macao, che ovviamente non sono l’autentica Venezia, ma che per chi li compra hanno comunque il valore del ricordo pur nella consapevolezza della mancanza di autenticità. E’ possibile per il turista dare senso al prodotto anche in modo autonomo dagli sforzi delle singole imprese, che beneficiano dei vantaggi del passaggio di milioni di turisti.
    Nella seconda prospettiva che proponi lo sforzo di costruzione del senso da dare al prodotto (e al mestiere) è più ampio e supera le “posizioni di rendita”, richiede un confronto con un mercato, un consumatore che non mette in coda al proprio obiettivo di consumo primario – il viaggio – anche l’acquisto dell’ennesima “memorabilia” (magari insieme alla maglietta “ITALIA”), ma cerca un prodotto diverso in un contesto che non sia quello già costruito del centro storico veneziano, ma sia uno spazio che l’impresa deve inventare.

  2. Giancarlo dicono:

    Trovo fuorviante insistere sul marchio “made in Murano”. Concentrare gli sforzi in questa direzione significa perdere di vista la vera posta in gioco sul futuro del vetro artistico, che non è la “protezione” di origine, bensì la capacità di creare e realizzare una famiglia di prodotti originali e di qualità. Affinché Murano diventi un luogo in cui si sviluppa questa capacità, è necessario promuovere circuiti artistici, tecnici e culturali aperti, che non hanno nulla a che vedere con la chiusura localistica di un marchio di origine. Al limite, un certo turismo industriale e artistico – dove i visitatori assistono direttamente ai processi produttivi o sono attirati da mostre ed esposizioni d’arte sul vetro – potrebbe aiutare il cambiamento, in quanto, oltre a portare in loco risorse aggiuntive, contribuirebbe in quanto tale a rafforzare la reputazione di Murano come capitale mondiale del vetro artistico (lo è ancora?). Tuttavia, per andare in questa direzione servono investimenti privati e collettivi che non si intravedono all’orizzonte. Le difficoltà in cui versa la Scuola del vetro è lì a dimostrare che pochi credono davvero al futuro di Murano.

  3. marco dicono:

    Vetro artistico e vetro turistico non sono in opposizione ma per ottenere il secondo è necessario avere il primo. In sostanza senza una qualificazione della parte artigianale-industriale non è possibile attirare un turismo di qualità attento ad una proposta sofisticata come potrebbe essere quella muranese. Il bell’articolo sul distretto del prosecco pubblicato sul corriere di oggi (7 settembre, pag 13) è molto indicativo da questo punto di vista. La qualificazione del prodotto (doc e ora docg), la sua comunicazione sui mercati internazionali e la nascita di brand di successo, si sono tradotti in aumento molto forte della domanda turistica sulla strada del vino bianco che ha visto nascere un po’ come funghi B&B per ospitare consumatori ansiosi di conoscere da vicino i produttori ed il luogo dal quale proviene il loro vino preferito. Si potrebbe concludere che in aree che non sono così connotate dal punto di vista monumentale (come Venezia) e quindi note di per sè al turista, uno dei modi migliori per accrescere la domanda turistica sia quello di avere un’industria di qualità. Quello che fino a pochi anni fa era visto come una delle cause della rovina italiana, potrebbe essere oggi, se rivisto e corretto, come uno dei suoi migliori alleati. Potremmo dire che è proprio l’industria che genera il turismo. Lo stesso potrebbe essere per Murano, che se non trova una propria capacità distintiva è destinata a diventare (un po’ mestamente) depandance alberghiera per Venezia.

    Marco

  4. Ciao a tutti. Articolo molto interessante.

    Per chi volesse maggiori informazioni sulla città di Venezia, vi consiglio un’ottima guida online, About Venice: http://www.aboutvenice.org/.

    All’interno del sito, trovate anche una sezione dedicata interamente a Murano e all’arte di lavorare il vetro: http://www.aboutvenice.org/islands-venice-italy.html#MURANO

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