La ripresa inizia dalla Cina

Il New York Times ragiona sul ruolo della Cina nel rilancio dell’economia internazionale.

Gli economistidice Nelson Schwartzhanno più volte ragionato sull’ipotesi che una Cina sempre più importante avrebbe alla fine sorpassato gli Stati Uniti per influenza economica. Anche se l’economia americana è tre volte più grande dell’economia cinese, i primi segni della ripresa globale suggeriscono che questo cambiamento a lungo anticipato potrebbe arrivare prima del previsto. (…) Il centro di gravità dell’economia globale si è spostato a lungo in modo graduale, ma questa recessione segna un punto di svolta. (…) E’ l’Asia che trainerà il mondo, non gli Stati Uniti, e questo non è mai accaduto prima”.

Secondo le analisi riportate dal NYT i principali beneficiari della ripresa cinese sarebbero proprio gli europei, tedeschi e francesi in testa. In Germania, la fine della crisi coincide con un massiccio riorientamento delle esportazioni. Più o meno lo stesso in Francia. Le imprese italiane sono avvertite: dopo anni di timori e di diffidenze verso il mercato cinese, oggi siamo chiamati a un salto di qualità in termini di proposta commerciale (quali prodotti vendere) e di distribuzione (quali canali utilizzare).
Diamoci da fare.

Stefano

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3 Responses to La ripresa inizia dalla Cina

  1. Giancarlo dicono:

    L’analisi del NYT conferma le ipotesi avanzate già qualche mese fa, e rafforza l’idea che il potenziale di crescita delle economie emergenti – in particolare di quelle asiatiche – è destinato ad essere 4-5 punti superiore a quello dell’area Ocse. A questo punto, se anche l’Italia vuole tornare ad un tasso di sviluppo ragionevole, è necessario agganciare esportazioni e investimenti ai mercati più dinamici dell’estremo oriente, senza perdere di vista quelli della vicina Europa centro-orientale. Insomma, per superare la crisi abbiamo bisogno di una nuova stagione di internazionalizzazione. Chi lo dice alla Lega?

  2. Ivano Urban dicono:

    Questo argomento è stato ripreso proprio oggi (5 Settembre) sul Sole24Ore con un bell’articolo firmato da Marco Fortis, che riporta interessanti cenni storici sulla crisi economica-finanziaria del 1873, tutta europea stavolta, che partì con la caduta della borsa di Vienna causando forti ripercussioni anche nell’economia Americana. Anche Fortis ripropone le tesi di Nelson. Già, sembra proprio che tutti gli esperti concordino sul fatto che nel prossimo futuro la Cina diventerà il locomotore dell’economia mondiale. Nel 1873 la crisi partì dall’Europa e nel 1929 invece dagli Stati Uniti e la storia ci insegna che i problemi come sono arrivati sono stati anche risolti, direi anche egregiamente visto che nel frattempo è subentrato un nuovo attore nell’economia mondiale come il Giappone che, nonostante una cultura fortemente differente alla nostra, ha saputo conformarsi al sistema occidentale. Oggi, invece, nel macro scenario economico internazionale è subentrata la Cina e, a differenza del Giappone, sta dominando la scena prospettandosi come il nuovo leader delle economie mondiali. Al di là di tutti i tecnicismi applicabili per preservare comunque gli interessi occidentali, la prima riflessione che mi è venuta in mente si è concentrata sulla questione culturale: la Cina come gestirà l’enorme potere economico che gli sta per arrivare? Se in Cina fossero di cultura Islamica, tanto per fare un esempio, ci sarebbe da preoccuparci…

    L’Europa, come sappiamo, è stata la culla della cultura occidentale permettendoci, nel bene e nel male, di ottenere e realizzare il livello di civiltà che è sotto gli occhi di tutti noi. La Cina, invece, nonostante la ormai riconosciuta saggezza del confucianesimo, presenta delle incognite che non vanno sottovalutate, secondo me. Il principale punto di forza per la Cina, come sappiamo, è sicuramente l’elevato numero della sua popolazione che gli permette di far decollare un mercato interno a cui l’industria dell’intero pianeta può attingere, e fin qui non c’è apparentemente niente di male. Quello che si prospetta come preoccupante per il nostro futuro, in considerazione alla confusione e all’attuale disordine che governa nelle nostre economie, si concentra in una unica domanda: quali strategie possono mettere in atto le economie così dette evolute affinché vi sia efficacia nel mantenere i nostri attuali privilegi nei processi economico-evolutivi a venire?

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